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Scritto Lunedì 23 luglio 2018 alle 14:28

Coldiretti al ministro Centinaio: rilanciare il 'made in Lario'

Tutelare i prodotti agroalimentari ‘made in Lario’, partendo dalle Dop e Igp, come l’olio dei Laghi Lariani o il vino delle Terre Lariane, senza dimenticare il grande patrimonio dei nostri salumi o dei formaggi tipici lombardi, prodotti con il latte munto nelle due province (dal Grana Padano, al Taleggio, al Gorgonzola, al Quartirolo Lombardo, tutti a denominazione di origine protetta): è uno dei punti di confronto che Coldiretti Como Lecco ha evidenziato ieri pomeriggio (22 luglio) a Colico, incontrando il ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio.



Non solo: è stato sottolineato il ruolo strategico del florovivaismo, nonché quello del turismo rurale, sempre più imprescindibile in una terra, quella del lago di Como, nota ed apprezzata in tutto il mondo: “Agricoltura e turismo devono fare sistema” ha evidenziato il presidente interprovinciale di Coldiretti Fortunato Trezzi, insieme a Roberto Magni, vicepresidente e rappresentante degli imprenditori lecchesi di Coldiretti. Sono stati loro a snocciolare i numeri e ad evidenziare le opportunità di crescita: il territorio lariano, oggi, sfiora i 3.700.000 visitatori da tutto il mondo, concentrati soprattutto in provincia di Como e in netta maggioranza (oltre 2.700.000) provenienti dall’estero: “Scommettere sul turismo rurale, sugli agriturismi e sui percorsi integrati tra lago, montagna e campagna, e recuperare il patrimonio enogastronomico sono gli elementi di base per un’ulteriore crescita che porti sinergia stretta fra agricoltura e turismo”.


Roberto Magni

Magni, in particolare, ha rimarcato la necessità di porre attenzione al settore florovivaistico e alle problematiche attuali, come la diffusione della Popillia Japonica in Lombardia, che stanno rischiando di mettere in crisi un settore strategico per il contesto agricolo territoriale. “I prodotti ‘made in Lario’ – continuano Trezzi e Magni – raccontano e custodiscono la storia dei territori: oltre a quelli più noti, esiste un vasto microcosmo di specialità locali che il quotidiano lavoro degli imprenditori agricoli tramanda o sta recuperando”: dalla cipolla di Brunate alla patata bianca comasca, al rosmarino e Salvia di Montevecchia, all’agnello di razza brianzola, al salame di testa. Senza dimenticare burro e stracchini, ma anche le farine per la polenta, il Fiorone della Valsassima, la mascherpa d’alpe o lo Zincarlin: prodotti che Coldiretti ha ricompreso, a livello nazionale, tra le “bandiere del gusto”, assegnate alle specialità censite dalle regioni che sono ottenute sul territorio secondo regole tradizionali protratte nel tempo.
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