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Scritto Venerdì 19 ottobre 2018 alle 10:06

Outdoors e adventures photographer con il territorio lecchese nel cuore: Christian si racconta

In giro per il mondo a scoprire e fotografare la natura nelle sue molteplici sfumature. Il racconto di Christian Varrone, lecchese di 28 anni testimonia una passione scoppiata 4 anni fa a Washington D.C. Ora si è buttato a capofitto in quello che è ancora un hobby e che vorrebbe diventasse la sua professione.

Christian Varrone
A seguire alcuni suoi scatti

Alle spalle studi di grafica e design che già la dicono lunga sulla sua inclinazione per il gusto e per il bello. Un’attività intensa quella di Christian: non è certo facile conciliare il suo pellegrinare tra i continenti e il guadagnarsi da vivere come gestore di clienti e di progetti in un’azienda alimentare lecchese.

Christian Varrone è un outdoors ed adventures photographer, scatta principalmente a panorami mozzafiato, attività sportive ed escursioni in montagna con una particolare attenzione per il mondo dell’arrampicata. Il suo talento grazie ai social e al passaparola sul territorio si sta diffondendo e ha colpito l’attenzione di vari brands italiani ed americani con cui sta collaborando. Nonostante questo rimane legato al territorio dove è cresciuto e da risalto ai nostri panorami attraverso i suoi scatti. Recentemente, ha iniziato un importante lavoro con Levissima e Regione Lombardia ha selezionato un suo scatto della Val di Mello per utilizzarlo come gigantografia da esporre in tutta Italia e all’estero.

Washington può essere considerata il battesimo della tua folgorazione sulla via della fotografia?
A dire il vero ero là come ragazzo alla pari. La mia famiglia americana mi ha regalato una macchina fotografica e da lì il passo è stato breve: sono andato ad un incontro organizzato nella sede centrale del National Geographic con Chris Burkard uno dei più grandi fotografici naturalistici al mondo. Il suo lavoro mi ha ispirato molto e ho deciso di provare ad iniziare anche io a fare delle foto outdoors…la cosa più importante è che le immagini non devono solo essere “belle” ma devono trasmettere emozioni, appassionare e sensibilizzare.

Cosa cerchi di comunicare con le tue foto?
L’importanza di perdersi e poi ritrovarsi grazie all’ambiente naturale. Lasciarsi andare alle insicurezze e all’incertezza è fondamentale per crescere a livello personale. La curiosità è un altro aspetto essenziale per la vita di un fotografo e io cerco di stimolarla viaggiando da solo. Volevo andare oltre ai miei limiti e per questo nel 2015 ho deciso di partire alla volta dell’Islanda in tenda con solo il conforto della mia macchina fotografica. Così il mio contatto con la natura è stato totale e mi sono innamorato. A seguire ci sono state le trasferte al Circolo Polare Artico, in Costa Rica, alle Isole Faroe, alle Islands in Scozia e nella West Coast degli USA, prossimo viaggio a Novembre in Lapponia.

Dove e quando la tua prima foto?
La prima volta che ho fotografato è stata a Yosemite in California, che è il mio parco preferito al mondo.

Non dev’essere semplice spostarsi e girare il mondo da solo per fare fotografie. Ma come si svolge la vita del fotografo?
E’ il tipo di vita che amo, non è semplice perché si è in balia della natura con i suoi mutamenti improvvisi e i suoi scenari che non sono certo scaditi dall’orologio. Orari improbabili ed eventi atmosferici inaspettati sono all’ordine del giorno ma ogni volta che fotografo circondato dalla natura, o mentre sono appeso in parete, mi sento vivo, mi fa stare bene. Tutti gli sforzi e i sacrifici quando riguardo lo scatto che avevo in mente spariscono e diventano un momento di felicità puro.

Qual è la cosa più gratificante a livello professionale?
La gente che mi chiede informazioni su come spostarsi e stare nella natura, che dice di sentirsi ispirata dal mio lavoro, oppure mio nipote che vuole andare in montagna con lo zio. Queste sono le gratificazioni maggiori.

Dove possiamo ammirare i tuoi lavori? Sappiamo che nel 2018 attraverso i social e i siti internet è un gioco da ragazzi scovare una foto, ma se qualcuno volesse vedere le immagini vis-à-vis senza mediazioni?
Insieme ad un’illustratrice ho allestito una mostra a Milano nel mese di Agosto dal titolo “Breath” , ossia respira. Invece, in questi giorni sto lavorando per inaugurare una rassegna in autunno-inverno a Lecco che spero possa coinvolgere lecchesi di ogni età e magari qualche scuola.

Sei sempre in viaggio per lavoro, ma qual è il percorso professionale che hai in mente per realizzare sogni e progetti?
Ho tantissimi progetti. Viaggiare ancora di più, in altre zone del mondo, e partecipare alla creazione di un libro illustrato per bambini per infondere amore e rispetto per la natura. Come scopo c’è quello di trovare il modo di sensibilizzare il più possibile tramite i social, le mostre e qualsiasi altro mezzo sulla salvaguardia del pianeta affrontando il tema del riscaldamento globale e il conseguente scioglimento dei ghiacciai. Questi sono obiettivi che vanno oltre la sfera lavorativa e che c’è bisogno di spingere quotidianamente ovunque.

Le tue origini lecchesi con le bellezze del nostro territorio, il lago e i monti in particolare sono motivi d’ispirazione per la tua arte?
Certamente, e anzi è bello scoprire angoli sperduti del mondo e poi ritornare ai propri luoghi, sulle montagne di casa. Tra l’altro uno dei filoni che desidero approfondire è quello di seguire e immortalare alpinisti in azione e climbers. Cogliere il coraggio dei loro gesti e la loro sfida alla natura. E’ un progetto ambizioso che mi costerà anche un’applicazione personale per raggiungere un buon livello tale da permettermi di salire tra corde e chiodi. Quest’estate sono stato in Sardegna con scalatori della provincia che mi hanno accompagnato sulle pareti. Ho scattato foto, ma ho anche fatto un corso accelerato di arrampicata che mi tornerà utile nelle mie prossime avventure. Tra l’altro, come è ben noto, Lecco è una formidabile palestra di roccia e basta uscire di casa per trovarsi davanti un picco o una guglia da scalare e fotografare. Un binomio che mi piacerebbe caratterizzasse la mia attività e vocazione.
Chiara Camagni
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