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Scritto Mercoledì 19 novembre 2014 alle 20:55

Castello B.: nel casolare il rito di iniziazione con pistola e ago. Un’incisione e poi la formula, 'La vedo, la riconosco e la bacio'

La “mangiata” all’interno del casolare di Castello Brianza di proprietà di Michelangelo Panuccio, avvenuta il 12 aprile 2014, è stata preparata con cura così come la scelta degli affiliati al “locale” di ‘Ndrangheta di Calolziocorte che vi avrebbero partecipato. Grazie alle microspie e ai filmati registrati dai carabinieri del Raggruppamento operativo Speciale (ROS) di Milano, l’intero processo di preparazione, la cerimonia e i commenti a posteriori dell’evento sono stati registrati per la prima volta, e costituiscono parte integrante dell’Operazione “Insubria” che ha portato al fermo di 38 persone.

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Nel cuore della Brianza lecchese si è svolta, a mezzogiorno del sabato precedente la domenica delle Palme di quest'anno, quella che nell’ordinanza viene definita senza mezzi termini “una vera e propria riunione di 'Ndrangheta, nel corso della quale è stata conferita la dote della "Santa" a Buttà Giovanni, 52 anni, residente a Calolziocorte, operaio, già condannato per omicidio in concorso.
Le “mangiate”, ampiamente documentate a Castello Brianza come in altri luoghi del comasco e del lecchese, hanno un forte valore simbolico. Sviluppano nell’associato un forte senso di appartenenza, dotandolo di protezione, audacia, impunità, assistenza, e sigillano un  contratto che non può essere ratificato nel mondo convenzionale. Con l'ingresso nell'associazione mafiosa il nuovo affiliato entra a far parte di una “elite”.

Il casolare di Castello Brianza

All’evento del 12 aprile partecipano i due indagati che sono risultati essere a capo del “locale” di Calolzio, l’airunese Antonino “Pizzicaferro” Mercuri (in possesso della dote di “Padrino”) e il “capo società” Antonio “Occhiazzi” Mandaglio di Carenno, in possesso della dote pari o superiore a “tre quartino”.
Hanno preso parte all’incontro Ivan Condò di Calolzio, il fratello Marco Condò di Sotto il Monte, Rosario Gozzo di Carenno, Bartolomeo Mandaglio di Vercurago, Giovanni Marinaro di Calolzio, i due parenti di Michelangelo Panuccio Antonino e Albano, Salvatore Pietro Valente di Torre de’ Busi e l’operaio lecchese Vittorio Varrone.
Il gruppo, dopo essersi ritrovato non senza qualche problema di “orientamento” per raggiungere la sperduta campagna di Castello, si è riunito attorno ad un pranzo a base di carne di capra. Dalle intercettazioni è emerso come essi, tutti affiliati alla 'Ndrangheta, abbiano toccato svariati argomenti, citando espressamente personalità di assoluto rilievo nel panorama mafioso lombardo - calabrese quali Salvo Scali e Larosa Giuseppe, chiamato "Peppe la mucca”. Diverse sono state le conversazioni riguardanti la costituzione del locale di Calolziocorte e le sue dinamiche interne, le doti detenute dai vari affiliati nonché le loro cariche, i legami con la casa madre di Giffone in Calabria.

Il rito dell’iniziazione mafiosa, avvenuta con la cautela da parte dei partecipanti di aver spento i cellulari per evitare intercettazioni, dura in tutto una decina di minuti e coinvolge solo alcuni dei presenti. Antonino Mercuri e Michelangelo Panuccio, entrati nel capanno, hanno predisposto il luogo con una pistola, "un ago" o "un coltello" e un fazzoletto. Viene quindi creata la “Santa Catena” degli affiliati che si dispongono in circolo e, dopo essersi assicurati che la pistola ha la sicura inserita, il nuovo adepto viene introdotto a farne parte. La cerimonia, che chiama in causa Garibaldi, Mazzini e La Marmora con le parole ampiamente riprese nel descrivere l’intera operazione, si conclude con gli auguri al nuovo santista, che viene baciato da tutti i membri del circolo.
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Sabato 31 maggio il rituale a Castello si ripete, con Giuseppe Larosa “Peppe la Mucca” che giunge al Nord appositamente per conferire la dote del “Vangelo” a Raffaele "Gazzosa" Bruzzese, Luciano Rullo, Bartolomeo Mandaglio, Antonino Panuccio. Un evento particolarmente rilevante, questo, sia per il numero di doti concesse che per la partecipazione dell’esponente apicale della locale di Giffone, legata a quella di Calolziocorte. Una volta battezzato il locale, Larosa si rivolge agli altri affiliati domandando se sono pronti a formare la società ("disposti a formare il vangelo") ricevendo una risposta affermativa.
Con tale approvazione viene dichiarata esplicitamente la loro appartenenza alla società maggiore e viene dato inizio alla cerimonia del conferimento della dote ai "quattro fratelli".
La copiata con cui si forma il Vangelo, così come recitata da Giuseppe Larosa, comprende soggetti rispondenti al nome di Peppe. Al termine della recita della seconda votazione i "quattro fratelli" vengono riconosciuti come "compagni di vangelo fatti e non fedelizzati". Si procede quindi alla ''fedelizzazione'', nel corso del quale con un coltellino viene fatta un'incisione sulla spalla sinistra dei proposti. Quindi Larosa, indicando l’incisione, invita tutti i presenti a ripetere la formula “la vedo, la riconosco e la bacio”, che viene subito solennemente declamata in coro da tutti i partecipanti. Con brindisi benauguranti, in un clima festoso, la cerimonia si conclude.

La dote della "Santa", storicamente, traccia un solco tra la "Società criminale” ed una nuova dimensione a cui viene ammesso colui che ne viene investito. Essa va oltre il concetto classico di dote, poiché storicamente incarna una fase evolutiva della ‘Ndrangheta.
Come è stato spiegato dal procuratore aggiunto della DDA Ilda Bocassini, episodi come quelli documentato a Castello Brianza riflettono il radicamento della 'Ndrangheta in Provincia di Lecco, cioè un insediamento stabile e consolidato dovuto ad una lunga presenza sul territorio, e direttamente legato alla locale calabrese.
R.R.
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