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Scritto Martedì 11 dicembre 2018 alle 18:09

Calolziocorte si smarca dal ''Consorzio di cooperative Impresa sociale'' la cui struttura è stata criticata dall’Anci. E gli altri comuni?

La nota scritta dell’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia (ANCI) non si presta a equivoci o interpretazioni. Così come è stata strutturata, e sottoposta all’approvazione dei Consigli comunali, la società mista che dovrebbe gestire e erogare i servizi sociali a gran parte dei comuni dell’ambito distrettuale lecchese, non va. Posto che il privato avrà la maggioranza di quote (51%), appare snaturata l’originale impostazione di “Impresa sociale” in “Consorzio di cooperative Impresa Sociale”. Sarà Consolida la protagonista che è un Consorzio di cooperative. I Comuni avranno scarsissima voce in capitolo, trovandosi a pagare le rispettive quote per servizi organizzati, gestiti e erogati senza possibilità di controllo diretto da parte del socio. La storia un po’ si ripete. E’ stato così con l’idrico dove il controllo analogo, cioè diretto dei comuni non c’era essendo la Holding controllante del soggetto erogatore dell’acqua. Critiche anche di “peso” sono state abilmente gestite dai vertici di ATO e Holding nella prospettiva di un rispetto – sia pure postumo – dei requisiti per la gestione in house di servizi essenziali, quindi strategici, come l’acqua. Prospettiva che poi è stata puntualmente rispettata con la cessione del gas alla Multiutility del Nord.
E ora ci risiamo con i servizi alla persona. L’Anci parla di “….significative e consistenti irregolarità procedurali, non soltanto di natura formale, ma altresì di pregio sostanziale”, precisa che “Avrebbe dovuto assumere un rilievo fondamentale e imprescindibile uno studio di fattibilitàmentre […] la mancata richiesta di compartecipazione attraverso gli organi collegiali degli enti locali interessati e i comportamenti di chiusura (denunciate difficoltà di accesso agli atti) assunti dal Comune capofila (Lecco, ndr.) rasenta intollerabili toni di illegittimità, sindacabili mediante possibili azioni di carattere amministrativo”.
Il comune di Calolziocorte ha fatto scattare il rosso. Così non si procede. Ma la lettura di questo parere autorevole non allarma anche i comuni di Annone, Bulciago, Bosisio, Carenno, castello, Cesana, Civate, Colle, Costa Masnaga, Dolzago, Erve, Galbiate, Garbagnate, Garlate, Malgrate, Molteno, Monte Marenzo, Olginate, Oliveto, pescate, Rogeno, Suello, Valgreghentino, Valmadrera e Vercurago? Trovano strategicamente opportuno affidare i propri servizi sociali a una struttura sostanzialmente privata?
Calolziocorte, al di là di qualche titubanza, potrebbe aderire a Retesalute, l’azienda speciali pubblica, controllata al 100% dai comuni soci, che già opera per conto delle amministrazioni comunali dell’ambito distrettuale meratese e tra breve, anche per alcune dell’oggionese, tra cui Oggiono. Non solo, in prospettiva diversi comuni del Caratese potrebbero entrare nell’ASP. Perché i servizi strategici debbono essere nelle mani del pubblico, senza intermediazioni di sorta. Come lo è ora l’acqua.
Lecco, citta capoluogo e capofila, inspiegabilmente persegue una strada che, semmai, dovrebbe essere più apprezzata dal centrodestra che dal centrosinistra, per quanto gli interessi in gioco siano enormi tra gestione di risorse finanziarie e risorse umane.
Peraltro anche a Retesalute le cose non erano andate sul velluto. Come si ricorderà qualcuno aveva tentato di sabotare l’azienda meratese tentando in tutti i modi seminando ostacoli e sollevando obiezioni anche surreali (advisor) o futili come votare un revisore dei conti di Avellino anziché il meratese dottor Stefano Maffi proposto da Merate. Un piccolo sgarbo, un dispetto che nasconde la natura capricciosa di taluni sindaci di area ben definita.
Vedremo come finirà a Calolziocorte. E soprattutto se l’esempio del comune guidato da Ghezzi farà sorgere qualche dubbio a tutti gli altri.
Claudio Brambilla
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