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Scritto Venerdì 21 novembre 2014 alle 17:50

Valmadrera: ''Altof'' annuncia dopo 40 anni la chiusura, 34 lavoratori rischiano il posto

Sono 34 i dipendenti della Altof Srl di Valmadrera che - quasi improvvisamente - si sono trovati di fronte al concreto rischio di "essere liquidati" dall'azienda di Via Sabatelli.
Una società storica, che da quarant'anni si occupa della produzione di apparecchiature oleodinamiche, che ha deciso di avviare la fase liquidatoria per cessare l'attività.
Fondata nel 1975 da Augusto Longhi e da lui condotta fino alla scomparsa, Altof qualche anno fa è passata sotto la 'regia' del figlio Marco Longhi.

L'azienda, a conduzione familiare, ha sempre valorizzato direttamente il rapporto lavoratore-imprenditore, lasciando invece in una posizione 'marginale' quello con le sigle sindacali.
"Nella sua storia, l'azienda ha sempre avuto una gestione 'paternalista': i dipendenti avevano una grande fiducia nei confronti dell'imprenditore. Noi invece ci siamo sempre rivolti ai lavoratori con le assemblee di diritto, ma poche di carattere aziendale" ha dichiarato Emilio Castelli, delegato della Fim Cisl manifestando l'oggettiva difficoltà che le organizzazioni sindacali avrebbero sempre avuto nel rapportarsi ai dipendenti.
Tuttavia, sono stati comunque eletti tre delegati di rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) all'interno dell'azienda: Italo Ventrella, Danilo Colombo e Arturo Guerriero.
L'obiettivo è ora quello di far fronte alle decisioni prese dalla proprietà che fanno preoccupare non solo per le sorti aziendali, ma soprattutto per chi ha contribuito con la propria professionalità a far crescere l'attività.

Da sinistra Italo Ventrella (Rsu), Emilio Castelli (Fim Cisl), Fabio Anghileri (Fiom Cgil), Danilo Colombo e Arturo Guerriero (Rsu)

 

Il 17 settembre infatti, dopo mesi in cui gli operai totalizzavano ore di lavoro straordinarie (circa 10 mila ore di lavoro medie all'anno), è giunta la prima avvisaglia critica. Altof avrebbe dato comunicazione di voler procedere con un accordo di cassa integrazione ordinaria. Questa decisone ha subito fatto mobilitare i lavoratori, che, a distanza di un mese esatto, sono stati informati di un cambio di 'rotta' sulle sorti dell'attività. Lo scorso 17 ottobre Altof avrebbe infatti dichiarato di voler procedere con la presentazione di un piano liquidatorio. Altra doccia fredda per i lavoratori che, se dovesse cessare l'attività, non vedrebbero salvaguardato nemmeno il posto di lavoro.
"Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare il territorio e le istituzioni affinchè ci aiutino a trovare un imprenditore o una 'cordata' di possibili clienti che possano salvaguardare un'attività che in quarant'anni ha sempre garantito professionalità. Rischiamo di avere un percorso già segnato: una volta liquidate le ferie, se si passerà al trattamento di fine rapporto, per loro non ci sarà più alcuna possibilità. In questo modo non viene data alcuna garanzia di continuità" ha aggiunto Castelli, sostenuto dal collega Fabio Anghileri della Fiom Cgil: "Altof nel suo settore è un'azienda che vanta una produzione interessante. La professionalità è riconosciuta e noi stiamo tentando di percorrere una strada diversa dalla scelta dell'imprenditore per trovare una soluzione a questi 34 lavoratori".

Queste sembrerebbero invece essere le motivazioni della decisione addotte dall'azienda, come sintetizzate dai sindacalisti: dopo anni di calo fatturato, il debito sarebbe troppo ampio per poter proseguire. Si parlerebbe di un debito di circa 3,5 milioni di euro di cui un milione dovuti al costo delle pendenze dei lavoratori. La perdita mensile si aggirerebbe invece intorno ai centomila euro.
L'azienda, attiva nella produzione di centrali oleodinamiche e di apparecchiature elettriche, si occupa anche del servizio al banco (anche utenze private, oltre agli ordini per aziende italiane ed estere) e garantisce un'assistenza anche al di là dei confini nazionali mediante la presenza in loco di un operaio specializzato.
Quarant'anni di professionalità che non possono cadere nel vuoto: "Ci vogliamo muovere affinchè ci sia uno spiraglio che ci permetta di costruire un tavolo per non disperdere la professionalità dei lavoratori" hanno concluso i delegati sindacali.
M.Mau.
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