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Scritto Martedì 29 gennaio 2019 alle 12:50

Crac delle Trafilerie Brambilla: MVB e il padre ricorrono alla CEDU contro il fallimento. Ma il giudice di Lecco 'tira diritto'

Coup de théâtre quest'oggi al cospetto del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Lecco Salvatore Catalano, in relazione ad uno dei fascicoli più "scottanti" ricevuti in eredità dal collega Massimo Mercaldo, da qualche mese "migrato" in quel di Como. Il riferimento è al "caso" dell'ipotizzata Bancarotta patrimoniale dolosa contestata dalla Procura - con l'attività investigativa inizialmente sviluppata dai sostituti Nicola Preteroti e Paolo Del Grosso, quest'ultimo rimasto orfano del primo, anch'egli trasferito in altra città - a vario titolo a sette soggetti dopo il crack della Trafileria del Lario spa in liquidazione, già Trafilerie Brambilla di Calolziocorte. Si tratta dell'ex ministro al turismo Michela Vittoria Brambilla, indicata quale supposta amministratrice di fatto dell'azienda di famiglia, del padre Vittorio Brambilla, già presidente del consiglio di amministrazione, di Alessandro Vaccani (cognato della forzista e liquidatore dell'impresa) e di Alessandro Valsecchi (cugino e amministratore delegato) nonché dei tre membri del collegio sindacale, i piemontesi Francesco Ercole (presidente), Mario Ercole e Aida Tia.
Due i presunti fatti di bancarotta tratteggiati dalla pubblica accusa all'esito degli accertamenti delegati alla Guardia di Finanza sul buco da 55 milioni ricostruito dal curatore fallimentare: la supposta presentazione sistematica di false fatture a più istituti bancari che avrebbero così anticipato - stando all'ipotesi accusatoria ancora tutta da dimostrare - alla realtà calolziese liquidità per circa 15 milioni di euro, tra il settembre del 2012 e l'inizio del maggio 2013 nonché la supposta sopravvalutazione - nell'anno 2010 - di un complesso immobiliare di proprietà di una società poi incorporata nella Trafileria.
Per quanto attiene invece i reati tributari originariamente ascritti all'impresa gli stessi sono già stati estinti dopo il pagamento - da parte di MVB e del genitore - di una somma complessiva pari a circa 3 milioni di euro a copertura tanto dell'Iva quanto delle presunte ritenute non versate e dei relativi interessi. 6 ulteriori milioni, poi, sono stati versati, euro più euro meno, dalla stessa Michela Vittoria Brambilla e dal padre quale risarcimento al fallimento (senza che questo implichi alcuna assunzione di responsabilità come evidenziato dai loro legali), nell'ambito di una delle prime udienze celebrati dinnanzi al dottor Mercaldo, ormai datata nel tempo. La causa si trascina infatti dall'ottobre 2017, con la seduta del 17 durata giusto una manciata di minuti stante il legittimo impedimento esercitato dalla parlamentare, ricoverata in ospedale dopo la nascita del terzogenito, salvo poi non presenziare nemmeno agli appuntamenti successivi, come del resto demandato alla sua libera scelta.
Quest'oggi, dopo la presa d'atto dell'avvenuto versamento di un risarcimento al fallimento anche da parte di Valsecchi (298.000 euro), ci si aspettava un passo avanti, con una prima pronuncia del giudicante in relazione al "destino" dei sette imputati. Ed invece l'avvocato Perroni (già legale di Silvio Berlusconi) con il collega Consoloni per Michela Vittoria Brambilla e l'avvocato Beltrami in sostituzione del professor Lanzi per il padre, hanno chiesto la sospensione del procedimento annunciando di aver impugnato la sentenza di fallimento della Trafileria del Lario spa - per supposti vizi procedurali nell'istruttoria - dinnanzi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con l'istanza - pendente da un anno e mezzo - che avrebbe già superato il secondo step dell'attento vaglio dell'organo giurisdizionale internazionale. Alla proposta si sono associati gli avvocati Malighetti per Valsecchi e lo stesso Consoloni anche per la posizione Vaccani.
Del resto, ci si poteva aspettare che il pool legale della famiglia Brambilla si giocasse anche quest'ultimissima carta, dopo aver già appellato la sentenza di primo grado - datata 24 settembre 2014, con deposito in Cancelleria avvenuto 5 giorni più tardi - con successivo ricorso anche in Cassazione. Assegnato alla sesta sezione civile - nella sua funzione di filtro  - lo stesso era stato presentato come inammissibile dal relatore, con richiesta dunque di rigetto per manifesta infondatezza dell'unico motivo. Di senso opposto erano state le argomentazioni dei proponenti e dunque del professor Vaccarella (già giudice della Corte Costituzionale e anch'egli già legale Berlusconi) e degli avvocati lecchesi Consoloni e Calvetti. Il 19 giugno 2017, gli ermellini avevano sancito la definitiva "morte" dell'impresa, nata a Calolziocorte nel 1942 con il nome di "Trafilerie Brambilla spa", salvo poi cambiare negli ultimi anni la ragione sociale in "Trafileria del Lario Spa", mantenendo inalterati oggetto sociale, sede operativa e numero di partita Iva. Chiusa la questione in Italia, l'apertura del fronte a Strasburgo, presso la CEDU: se dovesse venir meno il fallimento, chiaramente mancherebbe anche il presupposto per il reato di bancarotta.
Ascoltate le posizioni dei difensori il dr. Catalano ha rigettato la richiesta, pronto a procedere con eventuali riti alternativi qualora richiesti dagli imputati o all'eventuale rinvio a giudizio. Per questioni tecniche tale adempimento è stato posticipato al prossimo 26 marzo. L'iter prosegue.
Alla stessa data riprenderà anche il procedimento "parallelo" incardinato su spinta dell'avvocato Carlo Galli per la curatela presso il Tribunale delle Imprese di Milano (per i dettagli, clicca qui).
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