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Scritto Mercoledì 26 novembre 2014 alle 19:33

Valmadrera: vertice in Comune sulla Altof. I lavoratori: all'oscuro fino all'ultimo

E' durato circa un'ora e mezza il vertice a palazzo municipale sulla Altof, azienda che ha avviato la procedura per cessare l'attività produttiva e mettere in liquidazione tutti i 34 dipendenti, pur senza aver dato, in passato, segnali di particolari 'squilibri'. L'Amministrazione comunale di Valmadrera, accogliendo la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali, ha convocato un tavolo istituzionale nel pomeriggio odierno cui hanno presenziato, oltre ai sindacalisti, le rappresentanze sindacali unitarie (Rsu), l'amministratore aziendale Marco Longhi accompagnato dal liquidatore Fabiano Ariel. Davanti al Municipio i dipendenti si sono riuniti in presidio.


"Abbiamo sempre avuto lavoro. Fino a quest'estate abbiamo fatto 9 ore al giorno, compreso il sabato. Poi ci hanno detto che avremmo dovuto cominciare a fare un po' di cassaintegrazione. A fine settembre tutto è cambiato e ci hanno riferito di voler chiudere l'azienda. Avevamo i nostri clienti storici, che si sono sempre rivolti a noi per la qualità che offriamo. Non abbiamo mai fatto scioperi perchè fino a ieri non c'erano problemi: il lavoro non ci è mai mancato. Non abbiamo nemmeno sospettato nulla fino a quando non ci è arrivato questo macigno all'improvviso. Ora chiediamo solo di continuare a lavorare, anche se non ci sarà più Altof" hanno spiegato i dipendenti che hanno un'età compresa tra i 24 e i 55 anni e che hanno accumulato nell'attività un'esperienza professionale di rilievo. Altof, attiva nell'oleodinamica da quasi quarant'anni, si occupa di un settore che può avere applicazioni molteplici e che per questo può essere molto appetibile da imprenditori.
Oltre alla produzione, l'azienda si occupa anche di servizio al banco e soprattutto del post vendita, ovvero l'assistenza come garanzia di qualità del prodotto. Un valore aggiunto in una realtà dove i lavoratori hanno potuto affinare le proprie capacità.Tuttavia, ora, senza aver nemmeno accordato loro gli ammortizzatori sociali, i lavoratori rischiano di restare senza lavoro in concomitanza con la cessazione dell'attività. Per questa ragione il proseguimento dell'attività è divenuta priorità. "Abbiamo chiesto un incontro per conoscere e capire la situazione. Ritenevamo doveroso incontrare la proprietà: si tratta di un'azienda importante del territorio, che coinvolge 34 famiglie" ha spiegato ai lavoratori il sindaco Donatella Crippa al termine dell'incontro esprimendo loro la "massima solidarietà" e anticipando che "verrà chiesto un incontro a livello istituzionale più alto (l'unità di crisi della Provincia di Lecco, ndr)" .
"Abbiamo aperto un tavolo in Comune, informando l'Amministrazione della problematica e chiedendo di rivolgersi a istituzioni superiori. All'azienda abbiamo ribadito la nostra contrarietà alla linea intrapresa. La nostra intenzione è quella di salvare il lavoro e creare le condizioni perchè imprenditori possano farsi avanti in questa attività che gode di grande professionalità. Noi, insieme ai lavoratori, ci dichiariamo disponibili a discutere per continuare l'attività" ha commentato Emilio Castelli della Fim Cisl. Gli ha fatto eco il collega Fabio Anghileri della Fiom Cgil: "La posizione dell'azienda è ferma perchè dal loro punto di vista non esiste alternativa. Pur riconoscendo l'importante situazione debitoria, riteniamo che le strade per arrivare a risolvere il problema potrebbero essere diverse".

Secondo quanto si è appreso, infatti, la situazione debitoria oggi presentata 'sul tavolo' sarebbe ancora più importante (quasi 6 milioni di di euro) rispetto a quella di cui le maestranze erano a conoscenza. "Non è concepibile ritrovarsi senza lavoro all'improvviso, oltretutto senza aver nemmeno usufruito degli ammortizzatori sociali. Tuttavia, la posizione dell'azienda ci è apparsa molto chiara" ha detto Italo Ventrella della Rsu che ha preso parte all'incontro insieme ai colleghi Danilo Colombo e Arturo Guerriero.Ora i lavoratori attendono di essere convocati anche dall'Unità di crisi della Provincia per far conoscere la loro difficile situazione.
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Michela Mauri
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