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Scritto Lunedì 22 aprile 2019 alle 08:46

Abbadia: chiuse le due gelaterie del paese. Il cono ora si compra al 'carretto' di Marilù

Finito un gelato se ne fa un altro. Eppure, quest’anno, per gli abitanti di Abbadia Lariana la lotta contro il caldo combattuta con una coppetta tre gusti o uno strabordante cono di parigina si è fatta più impegnativa del previsto: dopo la chiusura di entrambe le gelaterie del borgo lariano, infatti, gli abbadiensi sono dovuti ricorrere a mezzi drastici, affidandosi nientemeno che alla “gelateria itinerante” Marilù, giunta direttamente da Traona sulle sue quattro ruote.

Massimo e la mamma Lucia

La storia del variopinto carretto di gelati, oggi guidato da Massimo e dalla mamma Lucia, è tutt’altro che recente: fin dal 1948 l’impresa di famiglia – dedita alla creazione di gelati curati in ciascuna delle fasi di produzione dal lontano 1923 – si spostava di paese in paese in “groppa” ad una storica moto Guzzi guidata dal nonno di Massimo, che per primo ha tramandato l’arte gelataia al figlio Marino e alla nuora Lucia. È stato, poi, proprio dall’unione dei nomi di quest’ultimi che nel 1983 nacque la gelateria ribattezzata “Marilù”: una “gelateria viaggiante”, come amano dire i suoi proprietari, che da oltre un ventennio costeggia le zone lacustri del territorio, da Valvarrone fino ad Abbadia, inneggiando allo slogan “Chi mangia Marilù, non lo scorda più”.

Ad incarnare più di tutti quella che, più che è un mestiere, si è rivelata una vera e propria vocazione è proprio mamma Lucia, ormai conosciuta da tutti semplicemente come Marilù, che ancora oggi produce ciascuno dei 18 gusti venduti a bordo del carretto ambulante, occupandosi altresì della preparazione di torte e meringhe nostrane.
È proprio lei, tra un cliente e l’altro, a raccontare di come drasticamente sia mutato il mondo del gelato e di quanto, dal Dopo Guerra in poi, gli “addetti ai lavori” abbiano dovuto affrontare cambiamenti importanti anche nella fase di realizzazione, come nel caso della grande riduzione della quantità di zucchero pur preservando un gusto che risultasse gustoso e genuino.
“Ormai si sta perdendo la volontà di fare le cose come andrebbero fatte” ha chiosato la gelataia, per la quale la tradizione ereditata dal suocero è ancora considerata al pari di una Bibbia culinaria.

Una foto del nonno di Massimo a bordo della sua Moto Guzzi

Proprio come si faceva anni fa, Massimo e la madre prendono il latte direttamente dalla stalla, per poi occuparsi personalmente del processo di pastorizzazione tra le mura della propria casa. Lo stesso occhio di riguardo per la purezza dei prodotti riguarda poi anche tutti i frutti utilizzati per i gelati, i quali vengono scelti rigorosamente freschi e liberi da qualsiasi addensante o condensante.
Insomma, niente uovo di cioccolato ieri per gli abitanti del borgo lacustre, ma piuttosto una gamma di gusti pronti a soddisfare anche i palati più esigenti e a regalare un po’ di refrigerio una calda domenica pasquale.
F.A.
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