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Scritto Mercoledì 29 maggio 2019 alle 09:07

In viaggio a tempo indeterminato/78: il potere del Dal Baht

“Dal Baht power 24 hours”
Può sembrare lo slogan di qualche pubblicità americana o di qualche prodotto miracoloso, in realtà basta mettere piede in Nepal per capire di cosa si tratta.
Questa scritta la si legge sulle magliette vendute alle bancarelle ed esistono addirittura dei portachiavi che la riportano.
Ma il “Dal Baht” altro non è che un piatto tipico della cucina nepalese, composto da riso bollito, patate, erbette, un curry di verdure, il papad (una specie di sfogliatina croccante) e ovviamente il dal, una zuppetta di lenticchie gialle.
Niente di strano o particolarmente invitante, fino a qui.
Ma una delle caratteristiche del Dal Baht è che è potenzialmente infinito!
Il cameriere continua a riempire il piatto con ciascuno degli ingredienti, finchè non lo si ferma.
Insomma, ci si potrebbe riempire fino a scoppiare!
Tutto questo per 1,50€, un po’ di più se si decide di fare i lussuriosi aggiungendo anche carne di pollo o manzo.


Ma se è vero che non è così allettante rimpinzarsi di zuppa di lenticchie e riso, è anche vero che la cucina nepalese non offre proprio delle fantastiche alternative gourmet.
I chowmein e i momo sono gli altri due capisaldi culinari del Nepal, importati direttamente dal Tibet.
I chowmein altro non sono che noodles (spaghetti di riso) saltati in padella con verdure, salsa di soia e volendo anche carne di pollo o manzo.
Di diverso rispetto al resto dell’Asia hanno solo il nome e il fatto che spesso sono cucinati anche parecchio male, nonostante la ricetta sia all’apparenza semplice... sarà per quello che tutti li mangiano innaffiati da litri di ketchup??


I momo, invece, sono dei ravioli cotti al vapore e preparati uno a uno ogni mattina nei piccoli ristorantini nascosti dietro tendine colorate, che popolano le vie delle città.
Vengono riempiti con 3 diversi impasti: di verdure, come cavolo, carote e patate, oppure di pollo o di bufalo. Sono serviti in porzioni da 10 pezzi e accompagnati da una salsina piccante a base di pomodoro.
Dobbiamo ammettere che appena arrivati in Nepal li amavamo.
Quei piccoli fagottini bianchi ci mettevano allegria e anche un certo appetito!
Dopo due mesi in questo Paese, però, ci sono venuti gli occhi a forma di momo e quando intravediamo il pentolone d’acciaio a più piani con il fumo che fuoriesce, allunghiamo il passo.
E’ vero che il Nepal non è rinomato per la sua cucina, ma può mai essere che non ci siano altri piatti?
Questa domanda ce la siamo fatta anche noi dopo l’ennesima forchettata di noodles con il ketchup.
E così abbiamo scoperto che i nepalesi adorano gli snack e sono dei veri maestri in questo.
Birra ghiacciata e via di carne di manzo essiccata, oppure di insalatine di arachidi piccanti, o di spiedini di pollo per finire poi con la bara... no, non quella bara (si spera!) ma la frittella fatta con farina di lenticchie e servita in purezza oppure con uova e carne.
E per chi è davvero appassionato di snack, i nepalesi propongono un piatto unico composto da riso schiacciato, arachidi, insalatina di patate, verdure piccanti, semi di soia tostati... con molta molta fantasia, oppure tanta fame, ci si può intravedere un vassoio di salatini all’italiana!

Il cibo nepalese, si sarà intuito, ci sta mettendo particolarmente alla prova. Il problema non sono tanto i sapori, molti simili a quelli di altri Paesi asiatici, ma la varietà che... non esiste.
Ogni sera entriamo in un nuovo ristorantino, attratti dai cartelloni che mostrano hamburger, pizze, insalate, dolci e appena chiediamo il menù, la risposta è sempre e soltanto una domanda: chowmein o momo??
Forse è giusto così, il Nepal in questo nostro viaggio è arrivato al momento perfetto per ricordarci quanto siamo fortunati ad avere una delle cucine più buone del mondo.
Grazie Nepal... ma adesso, tira fuori le pizze!!

Le nostre avventure continuano ogni giorno sulla pagina Facebook- Beyond The Trip , su Instagram e ogni settimana qui su LeccoOnline
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