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Scritto Giovedì 13 giugno 2019 alle 13:02

Il nubifragio vissuto 'in quota': la nottataccia del gestore del Rifugio Ombrega, tra pecore impietrite e le frane sulla strada

“Sto lavorando per cercare di rimettere in ordine, non ho troppo tempo”: come tutta la popolazione della Valle colpita dal disastro causato dall’acquazzone abbattutosi sul territorio nella nottata tra martedì e mercoledì Stefano Tantardini, gestore con la famiglia dal 2016 rifugio Ombrega, in Val Marcia, comune di Casargo, si è già rimboccato le maniche per provare a ripartire il primo possibile. “Punto a riaprire già sabato” ammette, pur essendo alle prese “con guai elettrici dovuti all’infiltrazione d’acqua, andata dappertutto”.

Stefano Tantardini

Lui il nubifragio lo ha vissuto, con un pastore brianzolo in alpeggio lassù con il suo gregge, da una posizione privilegiata. In quota – a 1580 metri - ha assistito impotente alla bomba d’acqua e al successivo sfaldarsi, in più punti, della collina con colate di fango e detriti scivolate fino a ostruire la strada che dal Larice Bruciato sale fino all’Alpe Dolcigo (comune di Crandola) e appunto al rifugio Ombrega.

Gli smottamenti che ostruiscono la strada

“A livello di smottamenti e frane ha fatto un bel danno. Al momento non si riesce a salire in jeep ma a piedi si arriva fin qui. Ci è comunque andata ancora bene rispetto a quel che ho visto a Premana: pur essendo a 200 metri in linea d’aria, non abbiamo avuto quel disastro. Certo, qui in alto abbiamo vissuto una nottataccia” spiega, dopo aver diffuso un video dell’amico pastore impossibilitato a spostare le sue pecore, probabilmente paralizzate dalla paura, sotto una pioggia scrosciante e con il rischio – concreto ma rimasto tale – di essere investite dal fango.

Il gregge e un'altro smottamento (foto estratte dal video pubblicato su Fb)

“Alla malga di Dolcigo ci sono invece delle capre. Anche lì la nottata è stata di paura ma ormai superata” aggiunge Stefano prima di tornare al lavoro. Da fare c’è ancora parecchio.
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