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Scritto Giovedì 13 giugno 2019 alle 22:54

Dervio, è il day after: 'spalatori' in azione e... surfisti in acqua

Mancano pochi minuti alle nove del mattino del 12 giugno 2019. Sotto il ponte ad archi della ferrovia si è già creata una diga: tronchi d’albero, rami, detriti di ogni genere. Il torrente Varrone si gonfia, sale. I massi e le rocce portate a valle dalla forza delle acque si depositano occludendo il greto del fiume.

L’acqua inizia a salire fino agli argini, poi tracima. Il Varrone esonda. Avanza nei giardini, poi entra nei piani bassi delle case poste ai suoi lati. Chi abita qui subirà i danni peggiori: oltre agli scantinati anche le taverne finiranno invase. Quella che entra nelle case non è acqua, ma è fango, miscelato con la sabbia delle rocce finita a valle. A tratti pare una poltiglia quasi bituminosa. Nulla di quello che vi finisce ricoperto si salva. Tutto è da buttare. Il cartello che segnala il pericolo di improvvise piene è rimasto lì, beffardamente intatto e pulito proprio dove il torrente ha causato gli inconvenienti più gravi.

Arriviamo a Dervio il giorno dopo l’esondazione del Varrone. Oggi, a differenza di ieri, il cielo è terso e splende un sole forte. Sembra quasi uno scherzo della natura, dopo il nubifragio del giorno prima. Il caldo ha asciugato il fango depositatosi nelle strade del paese. Nuvoloni di una polvere finissima e fastidiosa si sollevano per le strade al passaggio dei mezzi di soccorso.
Risalendo l’abitato incontriamo Luca Mainoni, nominato vice sindaco pochi giorni fa. Con lui facciamo il punto della situazione: «Ieri sera – ci spiega - dopo il via libera dalla Prefettura abbiamo fatto rientrare gli abitanti nelle case. Sono stati coinvolti fra i 50 e 60 edifici, molti dei quali erano palazzine. Gli evacuati sono stati circa 800. Adesso stiamo lavorando, abbiamo ricevuto l’aiuto di molti volontari dai comuni vicini».
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A distanza di oltre 24 ore dai primi interventi le attività sono ancora frenetiche: si svuotano le cantine, si leva il fango dai piani interrati delle case. I volontari della protezione civile sono ovunque. Si cerca anche di ripulire le strade dal fango, per quanto possibile. Per le vie, fuori dalle abitazioni, si creano lentamente piccole cataste di oggetti da gettar via. Ai lati delle strade vediamo: mobili, sedie, elettrodomestici. Tutti di un color marrone scuro, ricoperti dal fango.

Il signor Claudio

Incontriamo il signor Claudio, il suo palazzo sorge ai lati del Varrone, poco dopo il ponte della ferrovia. «Qui – ci spiega – il fiume non ha superato gli argini, ma l’acqua e il fango sono saliti direttamente dai tombini, invadendo box e cantine».
Dopo le nove di ieri mattina, quando la “diga” di detriti nei pressi del ponte ferroviario ha ceduto la massa d’acqua è gradualmente defluita verso il lago. Meno di un’ora dopo però un’altra occlusione si era già formata. Questa volta sotto il ponte di via Don Luigi Penati. Qui le acque del torrente, ormai a pochi metri dal lago, hanno impetuosamente scavalcato il ponte passano sopra l’asse stradale. Il fango, di color quasi nero, limaccioso, è colato lungo la strada.

Mario Pagliani

Incontriamo poi Mario Pagliani – volontario, con un passato come consigliere comunale di minoranza – che ci racconta quello che è successo: «Sono arrivati dei tronchi grossissimi che hanno ostruito il passaggio dell’acqua. Quello che si è creato al ponte della ferrovia si è ripetuto qui. Però in questo caso la forza dell’acqua non è riuscita a rompere la barriera. Il fiume ha scavalcato il ponte ed è defluito anche ai lati».
Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

Tutte le case, fino a cento metri di distanza dall’alveo del fiume, sono state invase dal fango. Liquido, difficoltoso da rimuovere, viene ora caricato su autocarri che ne perdono un po’ ad ogni manovra.
Scendiamo nella parte bassa di Dervio, qui il fango è defluito negli spazi liberi, nei piazzali di fronte alle aziende, nel parco giochi, nel campeggio.

Liscio, quasi come un pavimento, ha ricoperti i prati verdi nelle zone più basse del paese. Il Varrone, oggi decisamente meno minaccioso, continua a scaricarsi nel lago. Finisce il suo percorso, ma le sue acque scure restano distinguibili. Due kite surfer vi passano attorno. Lasciamo Dervio e partiamo per la Valsassina.
L.A.
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