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Scritto Lunedì 17 giugno 2019 alle 08:33

Olginate: nella sentenza di fallimento i numeri drammatici di Maggi Group. 23 milioni di deficit, perdite d'esercizio a 6 zeri

La sede di Olginate
Il deficit è stato quantificato in qualcosa come 23 milioni di euro. Ma non solo. La pubblicazione della sentenza integrale di fallimento - che fa seguito di qualche giorno all'inserimento al portale dei creditori dell'estratto in forma sintetica - fa chiarezza sui numeri del tracollo, senza ripresa, della Maggi Group srl. Le cifre fanno accapponare la pelle e il quadro generale della storica impresa di Olginate, produttrice di catene da neve, devono aver "impressionato" anche la Procura che, già a settembre dello scorso anno, aveva chiesto di "staccare la spina" dalla società, dichiarando il fallimento della stessa, con istanza rimasta congelata fino alla scorsa settimana. Come si ricorderà - e come sintetizzato nella sentenza a firma dei giudici Ersilio Secchi, Dario Colasanti ed Edmondo Tota (delegato) - il primo febbraio dello scorso anno la Maggi Group srl - con amministratore delegato l'ing. Riccardo Maggi - aveva depositato la domanda di concordato preventivo con riserva, protocollando poi il documento nella sua interezza il 30 luglio, integrandolo ulteriormente nei mesi di settembre e ottobre su richiesta del Tribunale. A ottobre, emesso il decreto di ammissione alla procedura, era stata fissata l'adunanza dei creditori, poi posticipata al 18 aprile. Quest'ultimi hanno poi bocciato il piano. Il 14 maggio, infatti, i giudici hanno preso atto del mancato raggiungimento della soglia minima di "sì", calendarizzando contestualmente l'udienza per l'esame della richiesta di fallimento: il PM in quella sede ha insistito per la propria richiesta, la Maggi si è rimessa. La decisione dei giudici è nota, con le motivazioni esposte in sentenza. "La società - si legge nell'atto - presenta debiti scaduti verso l'amministrazione finanziaria, istituti previdenziali, dipendenti, fornitori e istituti di credito per alcuni milioni di euro. Basti rilevare, a titolo meramente esemplificativo, che soltanto verso il creditore Sarda Leasing spa risulta dal ricorso depositato il 30 luglio 2018 un debito scaduto e non pagato dell'importo di 565.070 euro". A riprova dello stato di insolvenza, vengono snocciolate 6 evidenze.
La prima: la situazione patrimoniale di Maggi Group alla data del 31 gennaio 2018, registrava un indebitamento complessivo di oltre 27 milioni di euro, a fronte di un attivo realizzabile (in assenza di continuità) pari a 3.7 milioni di euro, con un deficit di oltre 23 milioni.
La seconda: il piano concordatario sottoposto al voto dei creditori (e da questi respinto) prevedeva lo stralcio del debito di Maggio Group per 15.8 milioni di euro e il pagamento del residuo, pari a 11.6 milioni, in un orizzonte temporale di otto anni (1 agosto 2018 - 31 luglio 2026).
La terza: da un punto di vista economico, gli esercizi 2017, 2016 e 2015 si sono chiusi con perdite rispettivamente di 2.055.988 euro, 2.591.990 euro e 2.384.239 euro
La quarta: al 31 gennaio 2018 la situazione contabile registrava perdite di periodo pari a 3.633.645 euro e un patrimonio netto negativo di 2.916.415 euro
La quinta: le rimanenze di magazzino valorizzate per l'importo di 9.6 milioni di euro alla chiusura dell'esercizio 2017 e per 6.5 milioni nella situazione patrimoniale al 31 gennaio 2018 sono state nella relazione depositata dalla società ai sensi dell'art.160, comma 2, L.F. in 640 mila euro.
La sesta: non sono emersi successivamente alla situazione patrimoniale del 31 gennaio 2018 e in pendenza di procedimento di concordato preventivo segnali di ripresa della situazione finanziaria della società.
"Ne risulta, dunque, una situazione di dissesto conclamata e irreversibile"
annotano i giudici. "L'irreversibilità - aggiungono - è confermato altresì dall'orientamento non favorevole alla proposta di concordato preventivo manifestata dalla maggioranza dei creditori che certifica la definitiva perdita di credito sul mercato della società".
E mentre, interloquendo anche con il curatore dr. Silvio Giombelli, si cerca di "alleviare" il colpo per i 53 dipendenti rimasti senza un lavoro, in Tribunale la prossima tappa di questa via crucis aziendale è prevista per il 31 ottobre alle ore 12 dinnanzi al giudice delegato Edmondo Tota: l'adunanza per l'esame dello stato passivo.
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