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Scritto Sabato 29 giugno 2019 alle 16:01

Ritorno alla Culmine di S.Pietro sulle orme degli alpeggiatori. 2 'riconoscimenti' alla novantenne Mariella e a don Agostino

"La festa della Culmine è sempre stato il momento clou dell'anno: si ballava, si giocava alla morra, gli uomini si ubriacavano. Dai paesi limitrofi - ma non solo - salivano di notte, con la fisarmonica. Sul prato si consumava una grande festa. Allora c'erano tanti contadini che prima del gran giorno rasavano l'erba: ogni ciuffo era prezioso. La trippa era il piatto forte, la polenta c'era sempre". Sorridono gli occhi della signora Maria Giovanna Merlo, mentre riavvolge i nastri della memoria per tornare al tempo in cui, per dirla con le parole di Arrigo Arrigoni, già sindaco di Vedeseta, agricoltori, casari e bergamini erano parte di quel mondo agricolo "segnato dalla fatica e dal senso del sacro, in un rapporto rispettoso e fecondo con la montagna".

La signora Maria Giovanna Merlo, per tutti Mariella dinnanzi
al suo ristorante oggi "affidato ai miei bravissimi gestori".
Sotto durante la consegna del riconoscimento assegnatole dagli "Amici della Culmine di San Pietro"

Mariella - la chiamano tutti così - "è un personaggio che ha fatto la storia della Culmine" come detto del sindaco di Cassina Valsassina Roberto Combi. Suo nonno, tra il 1926 e il '29 - "ci volle tanto tempo perchè il materiale veniva portato fin quassù in groppa ai muli" - costruì l'albergo, poi gestito, di estate in estate - "d'inverno si chiudeva perchè non si poteva restare qui" - dalla zia Rinetta che cedette il testimone alla nipote, nata proprio nell'anno in cui la struttura, diventata ristorante senza pernottamento, venne inaugurata.

"Risiedo qui con tanto orgoglio: è stato il mio mondo fin da piccola. Qui sono stata cresimata dal Cardinal Schuster" ha detto la novantenne, splendidamente in forma, con un giacchino a fiori a illuminarle il volto, ringraziando poi i parroci che, negli anni, si sono susseguiti mantenendo vivo il fervore religioso nella piccola cappella a 1.258 metri d'altezza e i sindaci che - con altri - hanno accettato di buon grado di rilanciare un'occasione di socializzazione tipica della storia locale, destinata altrimenti a venire inghiottita dall'oblio in nome di una "modernità" che "ha detto addio ai prati, ai pascoli, ai boschi e al bestiame" sempre per mutuare un'espressione di Arrigoni, vero "predicatore" della necessità di tornare a dare un senso autentico a parole e usanze che altrimenti rischiano di diventare folklore.
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Il "cuore" dell'iniziativa "Ritorno alla Culmine di San Pietro" promossa quest'oggi nell'omonima località di confine tra la Valsassina e la Valtaleggio e dunque tra il lecchese e la bergamasca, è quindi sintetizzato nella naturale tenerezza dei ricordi di Mariella e nell'appassionata orazione di Arrigoni. Con loro, nel giorno intitolato ai santi Pietro e Paolo, hanno voluto prender parte all'iniziativa nel corso della quale, un tempo, aprendo la stagione dell'alpeggio, veniva fissato anche il prezzo dello stracchino per farlo poi stagionare nelle casere del territorio, anche i primi cittadini delle due Valli nonchè la Presidente dell'Ecomuseo della Valtaleggio e Giacomo Camozzi, promotore della rassegna "Valsassina, la Valle dei Formaggi" che, per la prima volta, inaugura il proprio cartellone di eventi con l'appuntamento odierno.

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Presenti, per la celebrazione della santa messa nel prato adiacente alla cappella, anche i sacerdoti espressione di entrambe le comunità oltre al Corpo Musicale di Vedeseta che, tre anni fa, "in proprio" ha rispolverato la salita alla Culmine in occasione del giorno dedicato ai due apostoli. "Nel 2018 poi abbiamo allargato un pochino la cosa, quest'anno abbiamo coinvolto anche la Valsassina essendo sempre stato questo un momento di incontro per i due territori" ci hanno spiegato. "Era una specie di pellegrinaggio delle comunità che si inerpicavano fin quassù a piedi".

I sindaci e i sacerdoti presenti all'iniziativa

"Questa vuole essere la manifestazione della gente comune di tutti i comuni della Provincia di Lecco e di quella di Bergamo" ha dichiarato il borgomastro Combi, sottolineando come tutti i sindaci saliti alla Culmine hanno scelto di esserci, senza alcun obbligo istituzionale, prima di consegnare due riconoscimenti a nome di tutti gli intervenuti. Il primo è andato a don Agostino Briccola che, proprio il 29 giugno di 60 anni fa, celebrò la sua prima messa, nella stessa giornata in cui fu chiamato a impartire 3 battesimi, una estrema unzione e a gestire il funerale di 34 delle 96 persone della sua parrocchia di destinazione morte in una sciagura aerea. Un inizio impegnativo - come da lui stesso ammesso, strappando una risata - per un lungo percorso che lo ha portato poi a Moggio. "Pietro e Paolo sono come noi, con un loro bel caratterino" ha detto nella sua omelia. "Eppure il Signore si è servito di loro per fare del bene. E' quello che chiede anche a noi".

Umberto Locatelli, Roberto Combi e don Agostino

Il secondo attestato di stima, a firma "degli Amici della Culmine di San Pietro", in occasione di un compleanno importante, non poteva che essere per la signora Mariella. "I miei 90 anni hanno oggi ricevuto un regalo grande" ha affermato, emozionata. "Questa festa deve andare avanti. So dove andrò a finire - ha detto parlando dell'ultimo dei suoi giorni, con Umberto Locatelli, speaker dell'iniziativa, pronto a augurarle invece lunga vita - ma anche da lì vi terrò a bada" la chiosa da applauso. E a spingere affinchè si intavoli una riflessione per il recupero di una cultura contadina locale, di cui la ricorrenza odierna era cardine, è stato anche Arrigoni ricordando come "in un tempo in cui domina la vendita, ci stiamo dimenticando della produzione". Concetto ripreso anche, con altra sfumatura, dal decano della Comunità Pastorale Maria Regina dei Monti don Lucio Galbiati che nell'impartire la rituale benedizione sui prati, i pascoli, i boschi e le persone, ha rimarcato come sia necessario - "in questa nostra Valsassina che sta morendo" - cominciare seriamente a confrontarsi sulle prospettive future per le giovani generazioni. "Abbiamo l'oro in tasca o meglio in vasi di creta che sono i nostri cervelli. Dobbiamo pensarci insieme per trattenere qui i nostri ragazzi".
A.M.
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