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Scritto Mercoledì 03 luglio 2019 alle 17:03

In viaggio a tempo inderminato/83: passi su un ponte... vivo

Di cose strane e particolari in questo viaggio ne abbiamo viste parecchie.
Non parliamo, in questo caso, dei riti bizzarri e delle tradizioni incomprensibili che ci hanno lasciato a bocca aperta, come i santoni nudi ricoperti di cenere a Varanasi o i balli di gruppo la mattina alle 5 in Vietnam.
Qui ci riferiamo alle stranezze create dalla natura e a cui l’uomo ha aggiunto il suo zampino.
Come le grotte in cui vivono centinaia di pipistrelli e che nonostante l’enorme quantità di sterco devi attraversare a piedi nudi, perché si tratta di un luogo sacro in Myanmar.
O come il fiume con le piscine di acqua bollente in cui la gente fa bollire le patate, mentre prega nel tempio.
Alla lista ora ne aggiungiamo un’altra.
È ancora la folle e inaspettata India che ci regala questa stranezza.
Si tratta di ponti sospesi per attraversare fiumi e cascate.
E fin qui niente di particolare, dato che di ponti tra i monti del Nepal ne abbiamo attraversati moltissimi.
Questi ponti però sono VIVI, si trasformano, cambiano, crescono, “respirano” e possono anche morire.

VIDEO:


Ok, lo sappiamo, sembra uno di quei luoghi assurdi usciti da un film di fantascienza.
Una foresta un po’ alla Fantaghiró in cui la natura prende vita.
Per fortuna nessun ponte si è messo a parlarci o a farci l’occhiolino, perché in quel caso ci saremmo davvero preoccupati e avremmo iniziato a pensare che quello strano mix di spezie aggiunto al tè la mattina non fosse solo a base di zenzero e cardamomo.
A rendere unici al mondo questi ponti sono due cose.
La prima è che si trovano sperduti nel bel mezzo della giungla nel nord est dell’India.
Per raggiungerli si devono percorrere 3500 scalini. Sì 3500!
Ammettiamo di aver smesso di contarli dopo le prime centinaia, quindi ci siamo fidati del numero scritto sulla guida. Per certo possiamo dire che erano tanti, tantissimi! In discesa all’andata, ma in salita al ritorno.

Attorno a noi però i rumori di una foresta fitta e umida.
Imponenti cascate in lontananza.
Insetti grandi come elicotteri.
Bambini che correvano su ponti traballanti fatti di cavi di ferro.
Uomini che trasportavano enormi e pesanti pacchi sulle loro spalle.
E così ci siamo distratti e quei 3500 scalini in discesa ci sono sembrati una passeggiata.
Le nostre ginocchia non erano proprio della stessa opinione ma poco importava, eravamo arrivati a destinazione.

La seconda cosa che rende questo luogo unico al mondo è il modo in cui questi ponti sono stati costruiti.
Gli abitanti dei villaggi di questa zona remota, hanno chiesto aiuto alla natura per creare dei passaggi che gli permettessero di attraversare in sicurezza i corsi d’acqua.
Quelli che in estate sono piccoli fiumiciattoli, nella stagione delle piogge, in uno dei luoghi più umidi del pianeta, si trasformano in fiumi imponenti e pericolosi.
Serviva quindi un modo per attraversarli.
Ecco allora l’idea: utilizzare le radici degli alberi, non strappandolo o tagliandole, ma “indirizzandole” a formare dei ponti.
Gli alberi continuano a vivere e le radici forti e nodose diventano un passaggio perfetto.

Vari ponti sono stati costruiti con questa tecnica e ce n’è addirittura uno a due piani, chiamato “double decker” un po’ come i famosi autobus rossi di Londra.
Mentre li attraversavamo, ci sentivamo un po’ come in un episodio di Indiana Jones.
Aggrappati alle radici che formano delle perfette pareti laterali procedevamo un passo alla volta, quasi in punta di piedi con la paura di romperli.
Ma quei ponti sono tutt’altro che fragili e alcuni di loro hanno addirittura più di 500 anni.
La natura e l’uomo insieme, in questo caso, hanno saputo fare davvero grandi cose!

Le nostre avventure continuano ogni giorno sulla pagina Facebook- Beyond The Trip , su Instagram e ogni settimana qui su LeccoOnline.
Angelo&Paolo
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