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Scritto Venerdì 05 luglio 2019 alle 18:32

Lecco: come pianificare una campagna di comunicazione con uno splendido autogol

“Poiché il Museo sarà riallestito con criteri nuovi, improntati al maggior coinvolgimento del pubblico di ogni età ed estrazione sociale e culturale, allo scopo di informare correttamente la cittadinanza Lecchese e l’opinione pubblica nazionale, occorre pianificare un’adeguata ed efficace campagna di comunicazione supportata da diversi media locali e nazionali, tra cui l’unico
network televisivo locale.
A tal fine è stato richiesto una proposta/preventivo a Teleunica S.p.a. per la realizzazione di un progetto di comunicazione televisiva, articolato come sopra.....”


Ecco, in queste poche righe, estratte dalla determinazione nr.788 del 3 luglio a firma del dirigente Massimo Gatti del comune di Lecco sta il nodo irrisolto del rapporto tra stampa e istituzioni. Non è certo per la cifra in gioco, 3.660 euro, che si discute. Ma in quella frase, apparentemente banale, superficiale, assurda secondo cui la campagna di comunicazione deve essere supportata dai media locali ma poi, in modo del tutto legittimo ma altrettanto arbitrario si conferisce l'incarico di svolgere la funzione comunicativa ad un solo organo di stampa. Forse pensando che gli altri andranno a ruota. O che stanno una spanna sotto la tv. O che gli eventuali spazi che concederanno sono valutati come inutili, superflui perché tutti i target saranno raggiunti dalla televisione. Anche quello dei giovani che, come ormai è noto a quasi tutti, non guardano la televisione neanche con una pistola alla tempia.

Ma questo Gatti non ha capito che a costo zero può ottenere lo scopo di mettere in campo tutti i media locali, tv, giornali, siti internet, radioweb ma, se invece ne sceglie uno solo, rischia di non ottenere alcun supporto da tutti gli altri? Qualcuno glielo può spiegare come funziona il mondo della comunicazione? O anche a lui, come quell'assessore ben noto alle cronache, stanno a cuore solo e soltanto le sorti della Tv?

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Claudio Brambilla
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