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Scritto Martedì 16 luglio 2019 alle 20:25

Trafilerie del Lario: per il crac da 55 milioni in 4 patteggiano, un anno e 4 mesi per l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla

Vittorio Brambilla e Michela Vittoria Brambilla in azienda
L'onorevole Michela Vittoria Brambilla, quale supposta amministratrice di fatto, ha patteggiato – assistita dall'avvocato Fabrizio Consoloni - un anno e quattro mesi, pena sospesa, per il crac delle Trafilerie del Lario, già Trafileria Brambilla, storica azienda di famiglia dichiarata definitivamente fallita soltanto nel 2017 dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, poi nuovamente impugnata dinnanzi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con ricorso ancora oggi pendente.
Dinnanzi al Gup del Tribunale di Lecco hanno altresì definito la loro posizione il padre della forzista, amministratore di diritto (un anno e 6 mesi) nonché Alessandro Valsecchi e Nicola Vaccani, rispettivamente cugino e cognato della “rossa” quali amministratore delegato e liquidatore della società calolziese (2 anni ciascuno). Andranno invece a dibattimento i tre membri del collegio sindacale, i piemontesi Francesco Ercole (presidente), Mario Ercole e Aida Tia. Per loro l'avvocato Fabrizio Consoloni, difensore dell'ex ministro, ha chiesto il non luogo a procedere su indicazione del legale di fiducia, non comparso personalmente in Aula. Il giudice Salvatore Catalano, di contro, ha fissato udienza al cospetto al collegio giudicante del Tribunale lariano per il 30 gennaio 2020. Si sentirà dunque ancora parlare del fallimento delle Trafilerie e dell'ipotesi di reato di bancarotta patrimoniale dolosa contestata anche ai quatto soggetti che quest'oggi sono usciti di scena, dal pubblico ministero Paolo Del Grosso, rimasto orfano del collega Nicola Preteroti, titolare, a quatto mani, della fase investigativa, con le indagini delegate alla Guardia di Finanza di Lecco.
Ai patteggiamenti odierni si è arrivati, tra l'altro, dopo l'estinzione dei supposti reati tributari contestati ai vertici dell'impresa, con il versamento da parte dei due Brambilla di circa 3 milioni di euro. Padre e figlia, già a giugno dell'anno scorso – l'udienza preliminare si era aperta, tra rinvii e impedimenti, a ottobre di due anni fa – avevano altresì staccato un assegno da 3 milioni di euro complessivi a titolo di risarcimento (senza alcuna ammissione di responsabilità) in favore del fallimento rappresentato dal dr. Diego Bolis per conto del quale l'avvocato Carlo Galli ha “ingaggiato” una seconda vertenza giudiziaria presso il Tribunale delle Imprese.
A fronte di un passivo accertato di 55 milioni di euro, il legale rivendica 25 milioni di euro in relazione al supposto aggravio del dissesto della spa ingenerato - secondo la ricostruzione del commercialista - dall'iniezione di liquidità per 15 milioni di euro concessa da 3 istituti di credito (Unicredit, Intesa San Paolo e Banco BPM) a una società già decotta, a fronte, anche, della supposta presentazione di fatture giudicate dagli inquirenti quantomeno sospette. In corso la trattativa con le banche per chiudere anche tale partita, ad oggi aperta.
Sempre se nel frattempo non intervenga la pronuncia della Corte Europea per i diritti dell'Uomo dove il ricorso presentato dal professor Saccucci e dall'avvocato Consoloni, ha già superato il secondo filtro. Attesa dunque la fissazione dell'udienza. Se venisse meno la dichiarazione di fallimento, verrebbe a mancare il presupposto per la contestazione della bancarotta.
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A.M.
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