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Scritto Martedì 30 luglio 2019 alle 15:40

Finisce l'epopea del vecchio traghetto di Olginate: non finirà nè al Lavello nè altrove. Il Parco paga, paga e poi lo 'rottama'

Il traghetto a Olginate, prima del 2008 in una foto tratta da internet
The end. Finisce l'epopea del traghetto di Olginate, già traghetto di Imbersago. Con razionalità - dopo averle tentate tutte - Mario Roberto Girelli, dal primo aprile 2019 direttore del Parco Adda Nord, ha intonato il de profundis per l'imbarcazione degli inizi del '900, ridotta - da anni ormai - a una malconcia quando costosa reliquia, snaturata della sua essenza e dunque del suo valore storico-affettivo. Il calvario del grosso natante, in servizio fino ad allora tra la sponda imbersaghese dell'Adda e quella bergamasca, inizia all'inizio degli anni '90: l'ispettorato alla motorizzazione evidenziò indebolimenti strutturali tali da minare la sua capacità di trasportare vetture e persone, spingendo così il sindaco Giovanni Villa a dotare, con il sostegno della Regione, il paese di un "mezzo" nuovo, cedendo il "vecchio" al Comune di Olginate, località dove, raccontano gli annali, un tempo era presente uno dei quattro traghetti in servizio lungo il braccio lecchese del fiume di manzoniana memoria. L'intento era nobile: non rottamare il "vascello" ma trasformarlo in un elemento di caratterizzazione del paese, pur a scopo meramente estetico, senza rimetterlo chiaramente in funzione. L'imbarcazione nel dicembre 2008, però, si inabissò. Si fece così avanti un privato pronto a acquistarla per recuperarla trasformandola - si diceva - in un bar galleggiante. Business is business, la storia è la storia, rispose però l'allora Presidente del Parco Adda Nord Agostino Agostinelli che per evitare di cedere ad un imprenditore il traghetto lo inserì nel patrimonio dell'Ente con sede a Trezzo. L'idea era quella di sistemarlo per trasformarlo in un "monumento alla lecchesità" da inserire nella rotonda di Pescate dove, invece, da qualche anno, troviamo la sagoma ferrea di Renzo e Lucia. Saltato il piano A si era poi fatto avanti l'allora sindaco di Canonica d'Adda, paese dove Leonardo soggiornò e realizzò i primi disegni di questi traghetti, dettosi favorevole a ospitare la struttura. Non se ne fece nulla. O meglio - e siamo arrivati ormai al 2015 - venne dato incarico, dal Parco, a una ditta di effettuare un "restyling di facciata", non funzionale a far tornare l'imbarcazione a galleggiare ma atto a ridargli dignità estetica. E il battello finì sotto sequestro. "L'azienda ha commesso un pasticcio tecnico - formale posizionando inspiegabilmente l'imbarcazione su un'area pubblica (a Lecco ndr) senza chiedere i necessari permessi o informare chi di dovere. Da qui il provvedimento, a carico chiaramente della ditta. Noi come committenti, non abbiamo alcuna responsabilità. Ora aspettiamo che si chiarisca la questione" aveva, a suo tempo, spiegato Agostinelli. Pur restituito al Parco, il traghetto è così finito al centro di una (onerosa) vertenza giudiziaria, venendo "parcheggiato" in un deposito in provincia di Bergamo per poi essere spostato "all'aria aperta" per ragioni economiche. Dal 2010 al 2016, infatti, soltanto per "dare un tetto" allo scafo l'Ente - come ci aveva confermato la direttrice Cristina Capetta nel 2017 - ha speso la bellezza di 22.000 euro. "Allo stato attuale - aveva aggiunto la funzionaria, pochi mesi prima del commissariamento - gli organi di gestione del Parco non hanno ancora definito l'utilizzo finale del bene e non sono previsti a bilancio risorse destinate al traghetto". Ed è questa la situazione che il dottor Girelli ha trovato, qualche mese fa, al suo insediamento, scoprendo di avere in pancia anche quel manufatto alla presentazione, da parte della società nautica di Ciresano di Zingonia che lo ospita, del conto per il deposito. "Lo abbiamo proposto a tutti i sindaci della Comunità Parco. Quelli di Capriate, Trezzo e Calolzio erano anche andati a vederlo" racconta il direttore, confermato quanto aveva anticipato qualche mese fa Marco Ghezzi che si era lasciato "ingolosire" dalla possibilità di portare il natante al Lavello. "Tutti, una volta visto lo stato di degrado che rende impossibile il recupero, si sono tirati indietro. Si era fatta avanti anche la società che gestisce l'area Expo: si pensava di esporlo per il 500esimo di morte di Leonardo. Non se ne è fatto nulla. Tra l'altro - e non essendo tecnico mi devo fidare - mi è stato detto che quel poco di intervento manutentivo che è stato fatto ha previsto l'uso di vetroresina che ha snaturato la barca quando invece si sarebbero dovute usare fasciature in legno". Nel frattempo però si è dovuto saldare il conto per la manutenzione - che poi ha ingenerato la questione sequestro e dunque una vertenza legate - mentre venivano altresì notificate anche le spese legali, con tutti gli impegni economici, compresi quelli per la custodia, azzerati però dalla precedente gestione. "Ho dovuto trovare i soldi per pagare quel poco di restauro che era stato fatto. Oggi tenere la barca in quelle condizioni ha un costo che non possiamo più permetterci. Visto che nessuno lo vuole recuperare, abbiamo accettato la proposta della società nautica che lo ha in deposito, che andrà poi a demolire il traghetto". In sostanza, come esplicitato nella determina 132 del 24 luglio 2019, il Parco cede, mediante permuta, all'impresa le gondole del natante leonardesco a fronte del pagamento di una somma di 350 euro oltre Iva che viene decurtata dalla cifra - ben più consistente - che l'Ente deve alla stessa srl: 8.723 euro iva inclusa per il periodo di deposito settembre 2015-luglio 2019.
"Ho voluto interrompere una questione che ha generato solo spese non più sostenibili" la chiosa, pragmatica, di Girelli. Così sia.
A.M.
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