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Scritto Lunedì 09 settembre 2019 alle 18:56

Lecchese: crisi del metalmeccanico, colpite 45 aziende e ricadute per 2.194 lavoratori

E' la seconda provincia lombarda dove la crisi del metalmeccanico ha inciso di più, dopo quella di Milano, seconda anche per numero di ore di cassa integrazione ordinaria richieste dalle aziende e terza per aziende chiude per fallimento.

Il metalmeccanico è in difficoltà in tutta la Lombardia e il Lecchese, secondo solo al Milanese, è il territorio dove il settore soffre di più. A dirlo sono i dati riportati dalla FIM CISL lombarda nel suo nuovo rapporto che raccoglie quanto osservato nel primo semestre dell'anno. Nulla di buono, a quanto sembra.

A Lecco sono state 45 le aziende in difficoltà mentre in provincie simili come quella di Como ''solo'' 12. Monza, indicata con il nome di Brianza nelle tabelle diffuse dal sindacato, ne ha registrate 62 ma vista l'estensione del territorio e la presenza di aziende meccaniche pesa meno, in percentuale, sulla crisi che Lecco. L'apporto del territorio lecchese alla difficoltà generale delle industrie lombarde del settore è pari infatti al 13,30%, dietro solo a Milano che occupa la fetta più grande (41,91%). Emblematico il numero di lavoratori coinvolti dalle richieste di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o la mobilità.

Per 2029 persone occupate nel Lecchese è stata attivata quella ordinaria nei primi sei mesi dell'anno (a Como sono stati 502), mentre la mobilità è spettata ad altre 107. Lecco è dunque il territorio, escluso Milano, dove la cassa integrazione si è fatta più sentire in tutta la Lombardia.

CLICCA QUI per scaricare il rapporto della FIM CISL Lombardia

Di seguito il comunicato di FIM CISL Lombardia:
METALMECCANICA LOMBARDA, 16.502 I LAVORATORI COINVOLTI DA CRISI NEL 1° SEMESTRE 2019: +71%

SI IMPENNANO CASSA INTEGRAZIONE  E LICENZIAMENTI: + 189,9% I LAVORATORI IN MOBILITA'

I RISULTATI DEL 47° RAPPORTO DELLA FIM CISL LOMBARDIA


Milano, 9.9.2019. Si impennano cassa integrazione e licenziamenti nell'industria metalmeccanica lombarda. Nel 1° semestre 2019 sono stati ben 16.502 i lavoratori coinvolti da situazioni di crisi: +71% rispetto a fine 2018. Non solo. I licenziamenti sono aumentati del 189%: 1.226 lavoratori contro i 423 del 2° semestre 2018. E' quanto emerge dal 47° Rapporto sulle situazioni di crisi dell'Osservatorio della Fim Lombardia, relativo al 1° semestre 2019, presentato questa mattina nella sede regionale Cisl di via Vida a Milano.

“I dati dimostrano quanto avevamo previsto sul finire dello scorso anno - afferma Andrea Donegà, segretario generale Fim Cisl Lombardia -. Diverse imprese non sono riuscite a consolidare i precedenti segnali di ripresa, assestandosi su livelli di attività inferiori che non consentono quella crescita occupazionale di cui, invece, avremmo bisogno per riassorbire le troppe persone rimaste senza lavoro in questi ultimi anni”. “La nuova impennata del ricorso a cassa integrazione ordinaria, straordinaria e mobilità, dopo il rallentamento dello scorso semestre, è un segnale preoccupante per la prospettiva industriale e occupazionale, anche considerando che in diverse situazioni si sta arrivando al termine della disponibilità degli ammortizzatori sociali conservativi - aggiunge -. Il rallentamento della Germania rischia di comprimere il nostro export fatto, per buona parte, dai prodotti delle imprese metalmeccaniche della Lombardia specializzate in semilavorati, macchine utensili e componentistica per l’automotive che, tra l’altro, è un settore che ha registrato frenate preoccupanti”.

Tra gennaio e gennaio 2019 le aziende metalmeccaniche interessate da processi di crisi sono state 375 (259 nel semestre precedente), 16.502 i lavoratori (9.647 nel periodo precedente).

E' aumentato il numero delle imprese coinvolte dalla cassa integrazione ordinaria: 316 aziende rispetto alle 221 del semestre precedente, così come il numero di lavoratori coinvolti (12.656 contro i 7.698 del semestre precedente). Aumenta anche il numero delle aziende con ricorso alla cassa integrazione straordinaria, che viene utilizzata da 25 aziende (22 nel semestre precedente) e cresce significativamente il numero dei lavoratori coinvolti che sale a quota 2.620 (1.526 nel semestre precedente). Pesante anche il ricorso alla mobilità che sale a quota 34 aziende (+88,9%, erano 18 nel semestre precedente) con un impatto fortemente negativo sul numero dei licenziamenti che si attesta a 1.226 (+189,8% erano stati 423 nel semestre precedente).

Questi derivano in buona misura da crisi aziendali con riduzione del personale (21 aziende, l’60% delle unità aziendali, con 704 licenziamenti) e per una significativa quota da cessazioni di attività o fallimenti (13 aziende, il 37,14% del totale, con 519 licenziamenti, pari al 42,33% del totale). Poco significativo il ricorso alla mobilità di accompagnamento alla pensione (3% delle aziende e 0,24% dei lavoratori). Negli ultimi 4 semestri il numero di lavoratori licenziati si colloca quindi a quota 2.888, un andamento che evidenzia un fenomeno in crescita molto pesante e negativo.

A livello territoriale, le aree maggiormente coinvolte nel semestre sono quelli di Milano (41,91% era 32,8% nel 2° semestre 2018), Lecco (13,30% era 8,57%), Brianza (12,90% era 18,16%) e Brescia (10,11% era 5,59%). Seguono Varese, Lodi, Bergamo e Como con il 4% circa e poi gli altri territori con sospensioni minori.

Queste aree vedono la sussistenza di insediamenti industriali importanti, sia nei comparti tradizionali che in quelli innovativi del settore metalmeccanico, con una presenza cospicua sia di grandi imprese di livello nazionale e internazionale, mentre le imprese medie-piccole sono storicamente radicate in tutti i territori.

Nuovi fattori di preoccupazione, per la Fim Cisl Lombardia, sono il rallentamento dell'economia tedesca, la frenata del settore automotive e la congiuntura internazionale.

“Le trasformazioni che stanno investendo il mondo delle imprese metalmeccaniche, e più in generale il sistema della manifattura – sottolinea Donegà - impongono scelte che devono essere in grado di rispondere alla necessità di crescita dei settori strategici attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati, il sostegno all’occupazione, ai salari e alla domanda interna”.

GLI INTERVENTI DECISIVI PER LA CRESCITA E LA TUTELA DELL'OCCUPAZIONE:

- rafforzamento delle relazioni sindacali e responsabilità sociale delle imprese;
- impegno concreto della Regione e del Governo per le politiche industriali;
- rilancio della contrattazione aziendale per incidere su produttività, migliorando competitività delle imprese e salari dei lavoratori;
- piani industriali di sviluppo e investimenti da parte delle imprese:
- digitalizzazione delle imprese;
- piani sociali per l'occupazione, contratti di solidarietà e politiche attive
- potenziamento della formazione dei lavoratori e valorizzazione delle competenze
A.S.
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