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Scritto Sabato 21 settembre 2019 alle 17:17

ASST di Lecco: l'open day della Radioterapia raccontato a più voci, dall'ex paziente agli studenti passando dalle volontarie

Non ce ne voglia il dr. Soatti ma il suo, come del resto tanti altri, è uno di quei reparti in cui nessuno vorrebbe mai metter piede. "Radioterapia" è una delle parole associate al "brutto male" capaci di far venire la pelle d'oca e di far annidare per la mente pensieri dalle tinte fosche, pur trattandosi di una "cura" sempre più calzante sulle necessità del singolo paziente e dunque sempre più performante, grazie anche allo sviluppo tecnologico.

Quest'oggi, come già ieri in occasione del taglio del nastro "istituzionale", però, il bunker al piano -2 dell'ospedale Manzoni di Lecco, è andato in sold-out, con tanto di fila per entrare, a turni, per conoscere da vicino la struttura e "salutare" il nuovo Acceleratore Lineare, acquistato - dopo anni d'attesa - da Regione Lombardia (con il contributo anche di Cancro Primo Aiuto Onlus) in sostituzione del "vecchio", datato 2000.

L'open day, complice anche la curiosità legata al novità, è stato - come sempre - un successo, in termini di partecipazione e entusiasmo: sono tornati quelli che il primario chiama, con simpatia, "gli abbonati" ovvero gli ex pazienti, alcuni dei quali hanno addirittura "testato" il primo Acceleratore quando lo stesso era fresco di inaugurazione; sono arrivati i volontari dei sodalizi che gravitano attorno all'ASST; si sono fatti avanti semplici cittadini e "ospiti d'onore"; sono confluiti in massa al Manzoni gli studenti delle scuole del territorio, dai più "piccini" della Stoppani ai "grandi" delle superiori con i ragazzi del Bachelet di Oggiono seguiti poi dai colleghi dei Licei Grassi e Agnesi nonché dagli alunni di Fiocchi e Badoni.
Lasciamo al "bigino" fornito direttamente dall'equipe - con i professionisti del reparto oggi nelle vesti di Ciceroni per guidare i visitatori di stanza in stanza - il compito di "svelare" le caratteristiche che fanno del nuovo macchinario "brucia tumori" una "fuoriserie" (per il testo CLICCA QUI), per raccontare invece, meno tecnicamente, la Radioterapia direttamente con le parole dei partecipanti alla giornata a porte aperte, medici e tecnici inclusi.
Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

L'EX PAZIENTE
Alessandra è un volto noto nel mondo del volontariato lecchese. Il suo nome è legato a CasAmica, luogo d'accoglienza a due passi dall'ospedale dedicato a famigliari e pazienti che vengono da fuori e necessitano dunque di una soluzione abitativa durante il percorso di cura, trovando non solo un letto ma anche compagnia e "attenzioni". E' passata dal bunker della Radioterapia 17 anni fa. "Sono tornata qui oggi perché abbiamo ricevuto l'invito come CasAmica. Non nascondo di essere molto emozionata" racconta con gli occhi che tradiscono tale stato d'animo. "Allora avevo 49 anni, due figli adolescenti ancora a casa oltre ad un marito. La parola tumore fa paura. Sai solo alla fine come va a finire, non prima: non era così scontato che guarissi. La mia compagna di stanza, più giovane di me e anche lei con un tumore al seno, è morta. Io sento di aver avuto un'altra possibilità. Non la devo sprecare" sostiene accennando un sorriso, per poi ripetere l'espressione del medico che l'ha seguita durante la malattia: "Aver avuto un tumore non ti vaccina". "Può sempre tornare. Per questo è importante continuare a fare i controlli, una volta l'anno anche se c'è sempre un po' di ansia quando la data si avvicina. La qualità della mia vita è comunque buona e sono grata di poter essere qui a raccontare la mia esperienza di paziente. C'è chi, arrivato ad una certa età, smette di festeggiare il compleanno. Io continuo a farlo e sono felice di poterlo fare. Spero di compiere gli anni ancora tante volte".

LE VOLONTARIE
Di solito frequentano la sala d'attesa. Quest'oggi si sono mischiate alla "ciurma" di visitatori, concedendosi un giretto perlustrativo dell'intero reparto. Da qualche mese, anche in Radioterapia, su richiesta del primario, hanno preso servizio le signore dell'AVO - Associazione Volontari Ospedalieri. "Facciamo compagnia prima dell'inizio delle sedute" raccontano coralmente, trasmettendo tutta la passione che anima il loro mettersi a disposizione. "Cerchiamo di sviare pazienti e accompagnatori dai cattivi pensieri. E alla fine finiamo per farci delle grasse risate: hanno proprio voglia di sdrammatizzare" sostengono, precisando, ovviamente, come la reazione alla presenza di uno sconosciuto pronto a fare compagnia sia individuale e dunque non sempre e non con tutti si riesca a instaurare una relazione. Snocciolano però anche una serie di aneddoti a testimonianza di come il loro esserci per qualcuno è importante. "Spesso sembra di essere in un talk show. Se si trova l'argomento su cui iniziare a parlare, poi tutto viene da sé. E va a finire che ci si perde anche il nome di chi viene chiamato per il trattamento" confessano, ricordando come, anche l'ultimo paziente delle 20.30 viene aspettato. "Potrei andare al suo ingresso ma mi pare brutto che uscendo non trovi nessuno" racconta la volontaria del turno serale. "Riceviamo però di più di quello che diamo" aggiunge subito dopo.
"Esserci passati serve a capire meglio il tutto" sostiene una "collega" che ha vissuto la struttura anche da paziente, anni fa. "Quando finiscono la cura e prima di andare ti abbracciano, comprendi che si sono rotte davvero tutte le barriere" prosegue un'altra ancora, raccogliendo la condivisione delle presenti.

IL PERSONALE
"Qui a Lecco i pazienti sono quasi sempre su di morale e anche se noi - come i medici - turniamo riusciamo a interagire molto con loro: con il tempo nasce un bel rapporto, con tanti. C'è poi chi di suo è più spavaldo. Chi più timido: or della fine del trattamento riusciamo a scioglierli tutti". La conferma di come, nelle stanze senza finestre del piano -2, nascano legami sinceri arriva anche dallo staff. "Alcuni addirittura piangono quando finiscono la terapia. Anche perchè si sentono forse un po' abbandonati. Fin quando sono con noi si sentono abbastanza protetti, anche per eventuali effetti collaterali. Poi quando finisce la terapia la sensazione è quella di essere un po' più soli". "Anche se in realtà - aggiunge una collega - possono accedere ancora senza problemi al reparto perchè c'è una disponibilità estrema anche dei nostri medici. I pazienti che arrivano perchè hanno un problema, anche senza appuntamento, vengono comunque visti".
"La stragrande maggioranza delle persone che passano di qua, alla fine, si esprime positivamente" la chiosa di una dottoressa. Ed in effetti la bacheca della sala d'aspetto è zeppa di messaggi di ringraziamento.



GLI STUDENTI

Ma da esterni, con gli occhi distaccati di chi, grazie al cielo sta bene e cerca di capire cosa "fare da grande", che impressione fa la struttura di Radioterapia? "Sembra un ambiente quasi futuristico. Qui capisci che la tecnologia è davvero avanti" la risposta di Simone, alunno del Liceo Grassi di Lecco, partecipante all'open day per scelta e non per imposizione. Come i suoi colleghi ha infatti preso parte a una selezione tra studenti per essere ammesso ad un corso specifico, con contenuti spendibili poi anche all'orale della maturità ma soprattutto - puntualizza lui - utile per conoscere il mondo della sanità in vista del percorso di studi da intraprendere dopo il diploma. L'interesse di Simone si rispecchia anche nell'attenzione prestata, per fare un esempio, dagli studenti del Fiocchi ben preparati, a quanto pare, per seguire le spiegazioni dei tecnici del reparto, dimostrando nonostante la complessità degli argomenti di capirle. Stesso discorso per i ragazzi dell'Agnesi di Merate coinvolti nel progetto nazionale "Curvatura Biomedica" e dunque "già del mestiere".

IL PARLAMENTARE
Di poche parole, infine, l'onorevole Paolo Grimoldi che all'inaugurazione ufficiale di ieri, momento in cui sono intervenuti diversi parlamentari e esponenti politici di tutti i livelli, ha preferito una visita in forma privata quest'oggi, incontrando sul posto anche il compagno di schieramento Giulio De Capitani. Ringraziando il Presidente Attilio Fontana per l'acquisto da parte di Regione del nuovo Acceleratore e il dr. Carlo Soatti per il lavoro svolto quotidianamente al Manzoni, il segretario della Lega ha dichiarato: "sono orgoglioso dell'eccellenza sanitaria lecchese e lombarda. Andiamo avanti così".
Un auspicio davvero condiviso.
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A.M.
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