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Scritto Venerdì 27 settembre 2019 alle 19:12

Accusato di minaccia, l’ispettore di polizia dà la propria versione: ''mai puntato l’arma''

 

Il tribunale di Lecco
Questa mattina l'Ispettore della Polizia di Stato P. B. ha risposto di persona alle accuse mossegli dalla Procura di Lecco di minaccia e violenza privata.
Il capo di imputazione fa riferimento ad un inseguimento avvenuto nel 2016, al termine del quale l'inseguito si sarebbe ritrovato una pistola puntata in volto.
Secondo quanto raccontato oggi dall'imputato, nel pomeriggio del 12 giugno del 2016 procedeva verso casa sulla strada statale 36, al termine del proprio turno di lavoro. "All'altezza di Mandello ho davanti a me due autovetture. Stavano visibilmente litigando" ha spiegato "allora io, che faccio il poliziotto da trent'anni e anche quando sono fuori servizio non riesco a farmi gli affari miei, sorpasso la prima macchina con l'intento di distanziarli, in modo tale che cessassero questo comportamento".
Peccato che il veicolo superato - "una specie di fiorino" - a quel punto se la sarebbe presa con l'Ispettore e, superandolo sulla destra, gli avrebbe tagliato la strada: "vedo la manovra, freno, ma non riesco ad evitare il contatto fra la parte anteriore destra del mio veicolo e l'anteriore sinistra dell'altro". Di lì ha inizio l'inseguimento: l'Ispettore avrebbe cercato di fermare l'automobilista ("che non può non essersi accorto dell'urto") in ogni modo: lampeggiando, qualificandosi dal finestrino abbassato e addirittura mostrando il cappello della Polizia. "Mi ha riso in faccia, continuando nella sua marcia".
Nel frattempo il poliziotto ha riferito di aver contattato la Polizia Stradale di Bellano anche per far effettuare delle verifiche sulla targa del furgoncino. Allo svincolo di Bellano quindi il conducente del furgone è uscito dalla superstrada procedendo a quella che l'imputato ha descritto come una "velocità folle", percorrendo contromano le numerose curve presenti in quel tratto di strada.
Nel piazzale di Margno, quando dopo un paio di tentativi di seminare l'Ispettore finalmente il furgoncino avrebbe terminato la propria corsa, il sottufficiale sarebbe sceso dalla propria auto. "Mi sono sentito in dovere di scendere con l'arma di ordinanza, perché su quella autovettura poteva esserci chiunque" ha specificato il poliziotto e ha poi continuato, incalzato dal proprio difensore (l'avvocato Consoloni Fabrizio): "L'avevo stretta nella mano destra e non l'ho mai puntata né contro il conducente né contro la sua passeggera. La prima cosa che ho fatto, dato che intorno c'erano altre persone, è stato urlare "Polizia! Fermati!"". Si sarebbe sentito rispondere in modo beffardo: "sennò cosa fai? Mi spari?".
La vicenda si sarebbe conclusa con lo scambio di documenti fra i due ed una constatazione amichevole, ma dopo un'ora di tempo, il poliziotto, che per tutto il tragitto aveva cercato di allertare i Carabinieri e sollecitare un intervento, si sarebbe trovato da solo in attesa della pattuglia ormai chiamata sul posto.
"Oltre al danno la beffa" è sembrato che dicesse fra le righe l'imputato nel corso della sua deposizione, quando ha dichiarato che ripresa la marcia verso casa, dopo nemmeno cinque minuti sarebbe stato raggiunto dai Carabinieri. "Mi prendono, mi perquisiscono e mi trattengono in caserma per altre due ore".
Le precedenti deposizioni dei testimoni di oggi hanno permesso di arricchire di particolari la narrazione dell'ispettore.
Il Maresciallo della stazione dei Carabinieri di Casargo, ha confermato di aver fermato l'ispettore di Polizia, in seguito ad alcune segnalazioni in merito ad un uomo armato nel piazzale di Marnio: "Non aveva il tesserino di riconoscimento, ma abbiamo rinvenuto nella macchina una pistola che effettivamente è di quelle in uso alle forze dell'ordine".
Poi un uomo che si trovava parcheggiato poco lontano dalla piazza di Marnio ha ricordato di aver assistito al momento in cui l'Ispettore sarebbe sceso dalla propria auto per urlare "Non abbiate paura" ed altre parole che non sarebbe riuscito a sentire.
Secondo l'avvocato Consoloni sarebbe poi stata "poco genuina" la testimonianza resa dalla donna che si è trovata passeggera del furgoncino. Era stata caricata a bordo in fretta e furia proprio poco prima che i due conducenti si confrontassero: "Il signor T. che mi doveva riportare a casa dopo che ho fatto delle pulizie nell'abitazione, ha detto che una macchina lo stava inseguendo perchè prima si erano toccati in galleria".
La donna ha spiegato di non ricordare molti particolari e non ha saputo descrivere in che modo l'imputato reggesse l'arma in mano, motivo per cui la difesa ha ritenuto non attendibili le dichiarazioni rese quest'oggi.
Giunto ormai alle ultime battute, il processo in capo all'Ispettore di Polizia è stato aggiornato al prossimo 7 febbraio.
F.F.
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