Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 86.748.660
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
Scritto Sabato 28 settembre 2019 alle 19:16

Il Politecnico è un esamificio un luogo di qualità ma staccato incontaminato, è un satellite estraneo al mondo circostante

Enrico Magni
Ieri, anche a Lecco, si è manifestato in piazza per Fridays for future. Bene, è ora che le piazze, le strade, le vie ritornino luoghi di partecipazione e di discussione. E, per uno strano gioco del destino, via Ghislanzoni, alle sedici, per un tratto che va da La Piccola all'incrocio di via Como, è stata chiusa, per permettere di manifestare con delle performance a favore del disagio psichico. L'iniziativa è partita proprio dal fatiscente e indecoroso Centro Psicosociale che da anni occupa quell’abitato pericolante: non bastano quattro pennellate di pittura per mitigare l'indegno luogo dove si prestano cure riguardanti la salute mentale.
Il Centro psicosociale è parte del Servizio Sanitario Nazionale della Regione Lombardia. Non è un centro privato. E' un servizio pubblico. Sì, vanno bene le manifestazioni di sensibilizzazione, ma se non portano a dei risultati sostanziali, servono soltanto a tranquillizzare le coscienze degli Amministratori, dei politici e rischiano di trasformarsi in feste paesane. E' ora di cambiare.
L'ammalato richiede luoghi di cura dignitosi, la malattia mentale ha gli stessi diritti e doveri di qualsiasi altra malattia: come c'è rispetto per l'ammalato tumorale così ci deve essere lo stesso rispetto per quello psichico. Basta con le retoriche.
Ma, stando sempre nello stesso luogo, ci si accorge, osservando la vita del Politecnico quanto questo spazio urbano piacevole e confinante con il Centro Psicosociale (la struttura del Cps è del Politecnico) sia staccato e lontano dagli altri pezzi della città.
Il Politecnico è uno spazio sociale, culturale alieno dalla città. A parte i riti, e alcuni eventi culturali, quello che lascia perplesso è il distacco della struttura. Banalmente, alla manifestazione di ieri in piazza c'erano soltanto gli studenti delle medie superiori e qualche classe delle elementari, non c'era uno studente universitario: erano asserragliati dentro il loro spazio, evidenziando, per quanto riguarda Lecco, già lo scarto generazionale tra studenti universitari, nati a fine novecento, con quelli del nuovo millennio.
Con tutta l'importanza indiscutibile del Politecnico, che forse è l'unica realtà innovativa a Lecco, la ricaduta sociale e culturale sul territorio fatica a vedersi. Non c'è mai stata un'iniziativa organizzata dagli studenti, nemmeno per chiedere degli alloggi accessibili: vanno e vengono da via Ghislanzoni e da via Previati come degli autonomi. Il Politecnico è un esamificio; un luogo di qualità ma staccato, incontaminato, è un satellite estraneo al mondo circostante.
Il Politecnico invece è un luogo importante per la città, è una struttura che potrebbe incidere maggiormente diventando uno spazio di formazione culturale ricorrente e permanente sviluppando, in collaborazione con le altre realtà istituzionali seminari, corsi, dibattiti serali, pomeridiani di tipo scientifico e umanistico rivolti alla popolazione: insomma un'università aperta alla città e non chiusa su se stessa.
Sono passati tredici anni dall'apertura della sede (2006) e qualche riflessione è ora di farla. Bene la ricaduta occupazionale e innovativa per le aziende, ma è ora di fare un passo in avanti e pensare a un polo più aperto e propositivo per la città.
C'è un bisogno diffuso di sapere che richiede di essere canalizzato; le attività delle varie associazioni, dell'Ente Locale faticano a generare dei processi. L'Università aperta può diventare uno stimolo per generare e sviluppare un sapere diffuso riguardante le scienze fisiche, biologiche e umane: altre università stanno cercando di operare in questa direzione.
Il sapere deve uscire dalle aule, dalle mura, deve confrontarsi con i processi sociali e i cambiamenti. E' indispensabile aprire le finestre, le porte per evitare che i bisogni sociali come il cambiamento climatico, la robotica, l'interconnessione con i vari pianeti diventino sostanze formative per tutti.
C'è la necessità di creare dei processi sociali e culturali sinergici tra generazioni e strati sociali.
Dr. Enrico Magni
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco