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Scritto Lunedì 30 settembre 2019 alle 08:41

Abbadia: la comunità accoglie don Fabio Molteni, 'entusiasti di poter percorre un tratto insieme'

Ha fatto il suo ingresso nella serata di domenica - stretto nel caloroso abbraccio di quella che d'ora in poi diventerà la sua comunità di fedeli - don Fabio Molteni, neo-parroco di San Lorenzo in Abbadia e Sant'Antonio in località Crebbio, vacanti a seguito del trasferimento di don Vittorio Bianchi.

Don Fabio

 "Oggi tutti noi siamo in festa ed entusiasti di poter percorrere un tratto del nostro cammino insieme, pur non dimenticando gli insegnamenti di don Vittorio" ha chiosato il primo cittadino Roberto Azzoni, per poi unirsi alla sfilata tra le vie addobbate di bianco e rosso che - capitanata dal Corpo Musicale Mandellese - ha raggiunto la piazza della chiesa parrocchiale. "La comunità che la accoglie è formata da 3.200 persone sparse in più frazioni tra lago e montagna, con sensibilità ed esperienze estremamente diverse: siamo una comunità viva e un paese in salute, ma - come da pochi mesi ha potuto toccare con mano - con alcune fragilità spesso celate" ha proseguito il sindaco, offrendo la propria disponibilità per accogliere idee e progetti, lavorare insieme in nome del bene comune e far crescere la comunità. "Mi piacerebbe paragonare simbolicamente i nostri due ruoli ad un campanile: esso presenta l'orologio per competenza del Comune e le campane per la Parrocchia, che coesistono nello stesso luogo, con due funzioni diverse che però funzionano in sincronia e in supporto reciproco".
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Ad attendere l'arrivo di don Fabio e del corteo di lariani è stato altresì il Vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni, che - prima di varcare insieme al sacerdote "festeggiato" le porte della navata centrale - ha simbolicamente consegnato a quest'ultimo la chiave della chiesa, sotto lo sguardo dei "colleghi" religiosi accorsi per l'occasione.  
Dopo il saluto inziale da parte della Comunità Pastorale di Sant'Antonio e San Lorenzo e da parte dei bambini della scuola dell'infanzia che hanno voluto far giungere il loro personale messaggio a don Fabio - quel parroco "che verrà a far festa con loro" tanto quanto ad "insegnare qualche canto" - la parola è passata di diritto a monsignor Cantoni.

"Oggi non vengo da vuoi a mani vuote, ma piuttosto mi sento come un padre che accompagna il proprio figlio" ha chiosato il vescovo, raccontando alla platea di fedeli il lungo cammino di vita ecclesiastica compiuto di don Fabio Molteni in tantissimi ambiti della vasta diocesi: dalla Valtellina fino a Como, toccando poi Val d'Intelvi e, dal 2008, il borgo di Tavernola. "Il parroco è un inviato che, nel nome del Signore e della Chiesa, viene mandato a servirvi, per continuare quel cammino di fede e comunione già percorso con il vostro don Vittorio: un giovane di ottant'anni, ancora pieno di entusiasmo e di un grande desiderio di servire il suo popolo. Ed è vero che la giovinezza dello spirito è un grande dono che sviluppa sempre energie inedite e carica di nuovo ardore pastorale".

Un cammino, quello appena intrapreso dopo quindici giorni di trasloco, che don Fabio - nella sua primissima omelia - ha deciso di raccontare servendosi di tre semplici oggetti: un bastone, una palla e la ruota di una bicicletta. Il primo simbolo di un cammino condiviso e della volontà di "indicare la strada giusta da prendere, anche quando siamo distratti da tantissime cose"; il secondo - la palla rossa sulla quale svettava la scritta "squadra" - come metafora di docilità nei confronti della parola di Gesù; e, da ultima, la ruota della bicicletta come veicolo di un messaggio ancora più sotterraneo: l'invito a "non lasciare che le comunità cristiane si impoveriscano" ed a far sì che avvicinandosi verso il fulcro - ovvero Gesù - esse diventino sempre più vicine e collaborative, proprio come i raggi della ruota.

Guida, docilità e collaborazione: tre semplici parole, nate dagli scatoloni ormai imballati della precedente esperienza di un commosso don Fabio che, uno ad uno, al termine della celebrazione, ha salutato i suoi vecchi parrocchiani giunti per porgergli l'ultimo saluto. Ma, allo stesso tempo, tre parole che da oggi diventeranno l'obiettivo del suo nuovo gregge lariano, invitato con un sorriso a non mancare alla messa domenicale della prossima settimana.
F.A.
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