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Scritto Martedì 05 novembre 2019 alle 08:14

Lecco: 'Signor Diavolo' e Pupi Avati riempiono il Cenacolo

Accolto con grande calore presso la sala del Cenacolo Francescano, ieri il maestro del cinema italiano Pupi Avati ha fatto tappa a Lecco per raccontare i retroscena del suo ultimo film, "Il signor diavolo", proiettato durante la serata. L'incontro, dal titolo "Esiste il diavolo?", ha visto poi dialogare il regista e scrittore bolognese con il prevosto nonché presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, Don Davide Milani sulla figura "del protagonista" e sul tema del male in generale.

Don Davide Milani e Pupi Avati

A introdurre la visione del film, è stato il sacerdote ricordando come la pellicola è nato in realtà da un urlo verso i preti, qui rappresentati come figure meschine e spregiudicate. "Sono nato con l'idea che esistesse un diavolo, che esistesse un dio e che esistesse un inferno" ha raccontato Avati, prima di soffermarsi sulla figura dei parroci: "I preti degli anni 50 salivano sui pulpiti dove assumevano la massima autorevolezza, e da lassù in cima ti guardavano giù e ti dettagliavano molto meglio di Dante Alighieri come era l'inferno, forse perchè ci erano stati... Quei parroci avevano uno sguardo del tutto speciale, avevano la capacità di guardarti negli occhi ovunque tu ti mettessi. Camminavano tra la terra e il cielo, ed erano visti come figure sacrali. Quando qualcuno stava male si chiamava prima il prete e poi il medico. Il prete partecipava a questo momento di passaggio molto misterioso e intrigante per noi bambini che era la morte".

Senza entrare nei dettagli della trama del film, il messaggio che passa dal racconto è che il male della superstizione perdura, a discapito della verità dei fatti che viene sepolta insieme a chi vuole svelarla, perchè così vogliono la Chiesa e la politica. Questo tipo di male viene qui raccontato attraverso una storia di orrore, ma che trova spazio in diverse forme nella realtà che tutti noi oggi viviamo. "Non è un film spaventoso, si basa molto su atmosfere e pochi effetti speciali. È un film sul buio dell'anima, della mente, dell'infanzia e della nostra vita. Un film sul male". Secondo don Davide, a differenza delle saghe filmiche colme di mostri in astinenza di sangue senza preoccupazione di senso, il film di Avati "ha il pregio di tornare a porre seriamente la questione del demonio a chi crede e chi pensa di aver affrontato il mistero del male solo perchè ha pagato per spaventarsi davanti a qualche zombie sul grande schermo. Si tratta di una riflessione meditatissima che sgorga da una fede vissuta, miscelata con gli archetipi universali: l'origine della vita, il mistero del male, la paura per la differenza, il gran potere del sacro e di chi lo media, il peso dei pregiudizi e della superstizione".
P.M.
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