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Scritto Martedì 05 novembre 2019 alle 12:44

Abbadia: una sfida troppo grande ha spento il sorriso di Alexandra ma per l'addio una sincera promessa 'non ti dimenticheremo'

Alexandra si è spenta in una domenica di pioggia ma il cielo quest'oggi si è fatto azzurrissimo nell'accogliere un nuovo "angelo, libero e sereno", così come la bambina, undici anni appena, è stata descritta dalla sua catechista, salita per ultima all'altare, al termine di una funzione essenziale nei contenuti, partecipatissima quanto a presenze. In tantissimi infatti nella mattinata odierna si sono stretti nella parrocchiale di San Lorenzo in Abbadia, incapace di accogliere tutti gli intervenuti, attorno a mamma Madga, papà Eddy e alla piccola Veronica, per tributare un ultimo, mesto, saluto ad un vulcano di energia, ad una piccina amante della bicicletta e dello sci, vinta da una malattia beffarda, ripresentatasi dopo essere stata sconfitta, per non lasciare scampo. Si era sottoposta al trapianto, Alexadra, la scorsa primavera: la leucemia l'ha messa però all'angolo, in una sfida "troppo grande per la tua età. Ti ho vista combattere, ho capito che soffrivi ma sul tuo viso era sempre abbozzato il sorriso" ha ricordato l'insegnante, quasi citando la fotografia esposta all'ingresso della chiesa, scelta dai genitori, con le labbra della loro primogenita inarcate in un viso tondo, sprizzante vitalità, affiancata da una un'urna per la raccolta fondi in favore della Fondazione Maria Letizia Verga, perché nessun altro sorriso si spenga così velocemente.

"Non ho avuto in questo mesi la fortuna di conoscere Alexandra" ha ammesso don Fabio Molteni, ad Abbadia da pochissimi tempo. "Tutti mi hanno parlato di lei come di una bambina piena di energia (...), una bambina che amava la vita con tanti progetti per il futuro. Poi la malattia, ripetuta, con una recidiva. Tutti i progetti sembrano in un attimo dissolversi nel nulla, le parole di noi uomini faticano a capire (...). L'unica possibilità di dare un senso alla morte è ricordare che la morte è stata vinta" ha proseguito il parroco, sottolineando come è stato proprio il Dio di Gesù Cristo a sconfiggere la morte, patendo lui stesso sulla Croce salvo poi resuscitare. Citata poi la figlia di Giairo, con l'episodio della sua risurrezione e quel "talità kum" ordinato da Gesù, proposto in italiano come un "fanciulla, io ti dico alzati". "In realtà la traduzione è "anima di Dio"" ha sostenuto don Fabio, immaginando dunque Alexandra tra le braccia del Padre che "la porta con sé nella serena pace del paradiso. E allora - ha concluso il celebrante - davvero addio Alexandra".

Alexandra con il papà e la sorellina

Gli ha fatto seguito don Giovanni Villa, affiancato all'altare da don Vittorio Bianchi, entrambi parroci emeriti di Abbadia. "Mi fa tremare il cuore un Dio che strappa i figli ai genitori per goderseli per sé. Dio non recide i fiori più belli, Dio accoglie" ha sostenuto, dopo aver invitato al silenzio, a "soffrire il vuoto delle parole", per poi esortare i genitori, la sorellina e i parenti tutti di Alexandra ad alzare gli occhi ed ascoltare: "Dio singhiozza dalla porta accanto. Non dobbiamo dire mai che è volontà di Dio. Perché dovrebbe volere la vita per un bambino e la morte per un altro? La volontà di Dio è scritta nelle parole di Gesù: "che io non perda nessuno ma lo resusciti nell'ultimo giorno (...). La sua è volontà di vita. Se le nostre giornate arrecano pesi e sofferenze, non arrendetevi, non è questa la volontà di Dio...".

Ed ha riacceso sul volto dei presenti il sorrido di Alexandra anche l'ultima immagine scelta da don Giovanni che ha contestato anche quell'eterno riposo ipotizzato per tutti al cospetto del Signore. "Ma ve lo immaginate un bambino nel riposo eterno? La vita prosegue, con tutto quello che contiene quali affetti, gusti, curiosità... Prosegue nel raggiungimento della sua pienezza. Quando muore un bambino suonano campane a martello mescolaste a campane a festa. E' bello pensare che a tirare le funi di queste campane gioiose siano i nostri stessi bambini, i più scalmanati".
A due amichette, prima dell'ultimo viaggio verso il cimitero, il compito di ricordare con semplicità i momenti spensierati, con una promessa: "Ale, non ti dimenticheremo mai".
A.M.
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