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Scritto Venerdì 15 novembre 2019 alle 09:01

Pescate: con la bandiera di S. Marco fuori dal bar, Francesca racconta la sua Venezia

A Pescate sventola la bandiera di San Marco: da anni in realtà, ma in questi giorni sembra volare ancora più in alto, quasi a volersi “allungare” verso la Serenissima e avvolgerla in un abbraccio in questo momento di grande difficoltà. Il vessillo rosso e giallo – con il leone che poggia una zampa anteriore sul libro, in segno di pace, a differenza della versione in cui regge una spada – spicca all’ingresso del Bar Oasi in via Roma, di fronte al Parco Torrette, e racconta una storia di orgoglio, di amore per una città unica al mondo, troppo spesso danneggiata da quell’acqua che non dovrebbe essere altro che una grande risorsa.

Simona Fumagalli e Francesca Cornara fuori dal Bar Oasi

Tutto il locale, del resto, parla di Venezia, almeno agli avventori più attenti: dietro il bancone, insieme alla titolare Simona Fumagalli, c’è infatti la pescatese Francesca Cornara, le cui radici affondano proprio in quella Repubblica che nel 1600 ha avuto come doge – il 101° per la precisione – il suo quasi omonimo (e probabile antenato) Francesco Cornaro, figlio di Giovanni I. “La mia famiglia è profondamente legata a Venezia, anche se nemmeno i miei genitori sono nati lì” ci ha raccontato Francesca, negli occhi l’orgoglio per un forte di senso di appartenenza a quella terra “magica”, misto a un altrettanto evidente rammarico per il disastro causato dal maltempo dei giorni scorsi, con l’acqua che, incontrollata, ha raggiunto un’altezza quasi record di 187 centimetri. “Fa male vederla così, ma soprattutto sapere di non poter fare nulla per aiutarla: io vado a Venezia almeno tre volte l’anno, appena posso, ma in un momento come questo so che la presenza mia e di altre persone “esterne” rischierebbe soltanto di causare ulteriori danni. Diversi amici mi hanno raccontato di una situazione mai vista prima: le paratie di case e negozi non hanno potuto evitare inondazioni e allagamenti, forse nemmeno il Mose avrebbe potuto fare la differenza questa volta. Mi si stringe il cuore, ma sono sicura che saprà risollevarsi ancora”.

La stampa d’epoca di Venezia sulla parete del bar

Accanto al bancone del Bar Oasi, Venezia compare anche sulla parete in una splendida stampa d’epoca, mostrata con orgoglio da Francesca a Simona; ancora maggiore, però, è il loro entusiasmo nel parlare della loro specialità, quello spritz “che più veneto non si può” perché preparato con il Select 1920 anziché con l’Aperol, utilizzato per il drink soltanto in tempi più recenti: “La ricetta originaria parlava proprio del Select 1920, il bitter prodotto un secolo fa sull’isola di Murano da un’azienda vetraia per dare più valore alle proprie bottiglie colorate: sono in pochi a saperlo da queste parti, ma credo sia bello mantenere questa tradizione”.
B.P.
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