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Scritto Venerdì 15 novembre 2019 alle 17:19

Il coraggio dell'impopolarità

Ci sono momenti nella storia che scandiscono passaggi epocali e quelli che stiamo vivendo lo possono
essere.
Ognuno di noi può naturalmente avere un'opinione sulle motivazioni e sulle cause che producono eventi spesso negativi, se non addirittura da “mal di stomaco”, che ci piovano addosso da tutte le parti.
Ma una cosa nessuno può negare : l'aumento delle disuguaglianze e delle precarietà.
Come appare chiaro che , a fronte di questa diffusa consapevolezza, faccia eco un' altrettanto diffusa rassegnazione a situazioni che possono sembrare ineluttabili ai più.
Il moltiplicarsi di eventi atmosferici disastrosi, la perdita sempre più marcata di posti di lavoro, la debolezza degli Stati rispetto alla prepotenza del Mercato e della finanza predatoria, l'aumento del risentimento sociale immotivatamente indirizzato verso il “nemico di turno” (“guerra tra poveri”) , gli squilibri sempre più accentuati tra ricchi e poveri sia tra gli Stati che al loro interno, l'individualismo competitivo eretto a dominante modello di convivenza .... : tutto sembrerebbe concorrere per far ritenere
irriformabile questo nostro modello di società.
Ma, per chi non vuole fare lo struzzo o ha interessi particolari da difendere, sta proprio qui la questione: E' ora di prendere atto che questo sistema non regge più !
Ma per poter avviare un reale cambiamento dei suoi paradigmi occorre far emergere fino in fondo le sue contraddizioni strutturali, attraverso una demistificante grande operazione comunicativa. Il problema è che spesso i principali media divulgativi sono i primi ad essere schiavi e veicolatori di quello che molti definiscono il “pensiero unico” dominante.
Faccio 3 esempi, necessariamente semplificati, che possono rendere chiaro in che cosa potrebbe consistere la trasmissione di un percorso di consapevolezza critica nei confronti di questo inumano sistema, costatando che uno dei suoi pochi reali “contestatori” è l'evangelico papa attuale, quel Francesco non a caso inviso ai cosiddetti “poteri forti” ed alle loro circoscritte élite.
1) La questione fiscale che da strumento di solidale equità redistributiva è stata tramutata , nell'immaginario collettivo, in elemento di “persecuzione” del cittadino. La riprova è che tutte le forze politiche fanno a gara per scrollarsi di dosso il termine di “tassatori” ripetendo ogni giorno il refrain ad effetto “ Noi non vogliamo mettere le mani nelle tasche dei cittadini”.
Ma occorrerebbe invece spiegare all'opinione pubblica che la vera “truffa culturale” sta nell'aver surrettiziamente veicolato l'idea che le sorti dei piccoli produttori di reddito ( sia del lavoro dipendente che di quello autonomo, entrambi guarda caso resi sempre più precari ...) siano coincidenti con quelli dei grandi. Mentre una reale progressiva tassazione che attinga soprattutto ai più ricchi consentirebbe di alleggerirne il peso sui ceti più bassi (l'82% è stata l'aliquota massima negli ultra liberisti Usa tra gli anni trenta e ottanta, secondo Thomas Piketty nel suo “Capitale e disuguaglianza” - pag. 50, con tanto di diagrammi dimostrativi)). Come anche una seria lotta all'evasione fiscale, nel nome di una effettiva giustizia sociale, non potrebbe non partire dai cosiddetti grandi evasori.
2) La presenza dello Stato in economia è stata fatta passare come un residuo retaggio di una becera e autolesiva pratica di un anacronistico retaggio ideologico. Giustamente una eccessiva ingerenza gestionale dello Stato in attività secondarie del cosiddetto Mercato si squalifica da sola ma dovrebbe essere altrettanto evidente, a chi è onesto intellettualmente, che in settori primari per la convivenza civile (come quelli dei Beni e Servizi Primari per la Collettività) il suo ruolo gestionale, non solo quindi d'indirizzo e controllo, sia “strutturalmente ” necessario proprio in ragione del perseguimento di quegli obiettivi scolpiti nella nostra preziosissima Costituzione. Pena il ridurre la gestione di questi fondamentali servizi alle preponderanti logiche del profitto.
E, per stare all'attualità, una intelligente nazionalizzazione dell'ex Ilva, che tenga assieme contemporaneamente i posti di lavoro e la salute dei cittadini rientrerebbe pienamente nei suoi compiti.... del resto non mancano casi analoghi, nei fatti di nazionalizzazione, anche in un'Europa sinora asimmetrica nell'applicare il peraltro discutibile principio della messa al bando dei cosiddetti “aiuti di Stato” .
3)La “truffa” del Debito degli Stati (come la definisce Marco Bersani nel suo eloquente e documentato libro del 2017 “Dacci oggi il nostro Debito quotidiano”) che tiene sotto schiaffo continuo le sorti di interi Popoli, soggiogati da regole che premiano meccanismi distorsivi ( le speculazioni del mercato finanziario) e spesso oscuri ai più - come il MES ( Meccanismo Europeo di Stabilità), come anche di parametri arbitrari e spesso applicati asimmetricamente (deficit di bilancio, rapporto debito/Pil, Fiscal Compact...).
Per dimostrarne l' “anomalia” basterebbe citare quanto succede all'economia del nostro martoriato Paese ( ma anche quanto fatto subire recentemente alla Grecia, per non dire altri Stati a livello planetario) secondo l'Istituto Bruno Leoni, non certo sospettabile di estremismo “no global”, a partire dal suo slogan costitutivo “idee per il libero mercato”.
Sul suo sito compare immediatamente il “Contatore del debito pubblico”, un monito continuativo – che si aggiorna ogni 3 secondi - di cifre in continua progressione che dimostrerebbe “ la mostruosità del nostro debito pubblico”. Il tutto con chiari intenti solo apparentemente responsabilizzanti i Cittadini Italiani (ma da molti ritenuti invece sostanzialmente “intimidatori”).
Peccato che ad un'immediata lettura dello schema che appare digitando successivamente il link “Scoprite con noi il debito pubblico italiano” balza subito all'occhio che per invertire la tendenza, iniziando quindi a ridurre il debito, occorrerebbe avere, a parità di condizioni (tabella riportata : dati 2016) una crescita annuale del 4%. Ognuno potrà ben capire come tale dato risulta fuori da ogni realistica logica previsionale di puro buon senso.
La stessa anacronistica logica che ogni persona normale dovrebbe costatare leggendo l' inequivocabile dicitura schematica che segue : “ Da anni il bilancio dello stato presenta un attivo (avanzo primario : lo stato incassa più di quanto spende). Tuttavia questo avanzo diventa un disavanzo (indebitamento netto) quando si sottraggono gli interessi sul debito che lo stato deve pagare. In pratica il pagamento degli interessi si “mangia” gli attivi di bilancio e crea un deficit, che va coperto con altro debito.”
Quale famiglia normale accetterebbe un sistema simile dalla propria banca con queste condizioni capestro, che rendono in pratica impossibile la restituzione del prestito ? Ogni persona di normale buon senso, come ben si comprenderà, dovrebbe perlomeno interrogarsi a fondo su queste presunte “logiche” !
Nelle menti che non hanno ancora rinunciato a farlo, questi 3 semplici esempi, se si ha il coraggio di essere impopolari, possono ancora far sorgere perlomeno dubbi su quanto quotidianamente ci viene propinato da gran parte del coro mediatico.
Interrogativi simili o collegati che peraltro ho già posto in precedenti miei interventi pubblici e che non hanno registrato alcuna semplice ne convincente risposta da parte di nessuno. Peccato, ad esempio, che non abbia saputo della presenza del prof. Cottarelli ad una recente iniziativa pubblica dell'API di Lecco,. Sarebbe stata un'occasione privilegiata per cercare di contribuire a mettere in discussione le sue, come di molti altri “esperti”, analisi monodirezionali. E se più persone comuni come me, documentandosi e non delegando a presunti “guru economisti”, si creeranno perlomeno dei seri e motivati dubbi sul "pensiero neoliberista dominante”, più si potrà contribuire a gettare le basi di un nuovo modello di sviluppo che metta realmente al centro l' Uomo!
Germano Bosisio
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