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Scritto Venerdì 19 dicembre 2014 alle 16:28

Confindustria, nel '15 fusione con Sondrio. 'Impegno per rilanciare Lecco e il territorio'

Nonostante le difficoltà economiche che hanno colpito duramente molte piccole e medie imprese nel 2014, Confindustria Lecco ha mantenuto buoni livelli di fatturato e occupazione, e si appresta all’importante fusione con Sondrio che porterà, nel 2015, ad una unica associazione con oltre 250 imprese e 6,5 milioni di euro di fatturato. Grazie al progetto di integrazione, primo in Lombardia e uno dei primi del Nord Italia, l’associazione lecchese sarà tra le prima 20 in ordine di grandezza a livello nazionale. 

Giovanni Maggi

Il presidente di Confindustria Lecco Giovanni Maggi, il direttore Giulio Sirtori e il vice direttore Rodolfo Stropeni hanno tracciato un bilancio dell’anno che volge al termine guardando, nonostante tutto, in positivo al futuro. Non solo per la fusione oltre i confini provinciali, ma anche per il capoluogo.

“Speriamo che la nostra Provincia, una delle più belle in Lombardia dal punto di vista naturalistico, tragga benefici dalla grande occasione dell’Expo milanese” ha commentato Maggi. “Su Lecco stiamo lavorando da alcuni mesi ad una progettualità specifica, che possa rendere la città viva e appetibile. Rispettiamo le opinioni altrui, e abbiamo rapporti con le altre associazioni presenti in città. Non vogliamo la “guerriglia”, ma che si lavori al meglio per il bene del territorio. La nostra posizione vede come prioritario il ricambio generazionale, stiamo sviluppando nuovi progetti senza disconoscere quelli nuovi. Serve una risposta forte, negli ultimi tre anni il tasso di disoccupazione è triplicato e si sono persi 10.000 posti di lavoro. Non ragioniamo in termini di Provincia, visti gli ultimi eventi, ma di territorio. Perché non diventi marginale rispetto ad aree urbane in espansione come quella milanese, servono progetti ambiziosi”.

Giulio Sirtori e Rodolfo Stropeni

Come hanno ricordato i rappresentanti di Confindustria Lecco, la crisi del Paese è strutturale e  - visti gli ultimi fatti a Roma e altrove - anche etica e morale, e le politiche governative attuali non aiutano le piccole e medie imprese. Che, oppresse da una tassazione molto elevata, faticano a rimanere attive.
“In questo modo l’intero sistema si impoverisce, non è possibile creare occupazione né rilanciare l’economia” ha spiegato Giovanni Maggi, auspicando per il 2015 politiche governative che possano agevolare le imprese. “Per i prossimi mesi continuerà l’impegno di Confindustria Lecco nel rapporto costante con gli imprenditori del territorio, e nella promozione di progetti a supporto della piccola e media impresa. La fusione con Sondrio, territorio limitrofo ma diverso dal nostro – con una tradizione alimentare, a fronte della nostra metalmeccanica – costituirà una importante evoluzione per la nostra associazione”.

Questa l’analisi congiunturale riferita al mese di novembre:

I dati elaborati nell’ambito dell’Osservatorio rapido di Confindustria Lecco relativo al mese di novembre 2014 delineano, rispetto ad ottobre, una fase di decelerazione che interessa pressoché tutti gli indicatori esaminati. Il giudizio prevalente espresso dalle aziende del campione è la stabilità ma si riscontra comunque una maggior incidenza di indicazioni di diminuzione rispetto a quelle che segnalano aumento.
La domanda risulta in contrazione a livello domestico e, contrariamente a quanto rilevato nelle precedenti edizioni dell’Osservatorio, anche a livello di export per il quale i giudizi indicanti una dinamica in diminuzione superano quelli che esprimono una maggior intensità degli scambi in novembre. L’attività produttiva assume le stesse dinamiche viste per gli ordini e mostra un rallentamento. In tale quadro, l’unica variabile a restare costante è il tasso di utilizzo della capacità produttiva mediamente impiegata che resta sui livelli registrati in settembre (75%).
Anche l’andamento del fatturato mostra segnali di diminuzione, con quasi un’azienda su quattro che ha indicato una contrazione delle vendite. I giudizi espressi sul fronte previsionale per le prossime settimane non delineano particolari punti di svolta rispetto alla situazione di rallentamento riscontrata in novembre: nonostante oltre la metà del campione indichi livelli stabili, tre aziende su dieci hanno espresso aspettative in diminuzione.
Sul versante dell’occupazione il giudizio prevalente risulta essere la stabilità, indicata per quasi l’80% delle aziende; come esaminato in generale, le indicazioni di diminuzione sono il doppio di quelle di crescita. I principali elementi di criticità per le aziende delle due province continuano ad essere rappresentati dal limitato orizzonte di visibilità sugli ordini, che la metà dei casi non supera il mese, e le situazioni di insolvenza e dei ritardi dei pagamenti da parte dei clienti che interessano sei aziende su dieci. Non sono invece stati registrati particolari peggioramenti sul versante del costo di approvvigionamento delle materie prime e nei rapporti con gli Istituti di credito.

GLI ORDINI
A novembre si registra un rallentamento degli ordini che, oltre ad interessare il mercato domestico, riguarda anche l’export. Sul versante nazionale il 50,9% dei giudizi esprime stabilità ma quasi quattro aziende su dieci (il 38,6%) indicano un raffreddamento degli scambi, a fronte di una percentuale più contenuta (il’10,5%) di giudizi di domanda in aumento. Per le esportazioni i dati rivelano una minor intensità degli scambi per il 38,3% dei casi, mentre il 42,6% indica mantenimento dei livelli e il 19,1% una miglior vivacità nelle relazioni con i mercati esteri. Un quadro che, nel complesso, descrive un peggioramento rispetto a quanto rilevato nell’ambito dell’Osservatorio congiunturale rapido sul mese di settembre.

LA PRODUZIONE
L’indicatore associato alla produzione segue quanto già visto per la domanda e rivela una decelerazione. Il 60% del campione indica stabilità dell’attività produttiva ma oltre un terzo delle aziende comunica una riduzione (34,5%) mentre l’aumento è segnalato dal 5,5%. Il tasso di utilizzo medio si attesta a quota 75%, sostanzialmente in linea con quanto rilevato nella precedente edizione dell’Osservatorio.

IL FATTURATO
Sul fronte delle vendite le imprese confermano i giudizi già espressi per la domanda e l’attività produttiva: si riscontra infatti maggior incidenza di indicazioni orientate alla diminuzione rispetto a quelle di aumento. A fianco del 42,1% di realtà che hanno comunicato un fatturato stabile, infatti, il 38,6% ha indicato livelli in contrazione e il 19,3% operazioni in crescita.

LE PREVISIONI
La decelerazione registrata dagli indicatori associati a ordini, produzione e fatturato nel mese di novembre rispetto al precedente pare possa durare anche per le prossime settimane. Le previsioni formulate dalle imprese, nonostante siano caratterizzate da una prevalenza di giudizi di stabilità, come indicato da circa sei aziende su dieci (57,9%), continuano a rivelare uno squilibrio tra ipotesi di diminuzione e ipotesi di crescita. Nello specifico, mentre le indicazioni positive sono formulate dal 12,3% del campione, quelle improntate al ribasso risultano espresse dal 29,8%. L’analisi dell’orizzonte temporale di visibilità sugli ordini continua a rappresentare uno dei principali elementi di criticità. In quasi l’80% dei casi gli ordini in portafoglio coprono un periodo che non supera il trimestre e, di questi, il 50% assicura una visibilità di poche settimane e comunque inferiore ad un mese.

LE MATERIE PRIME
Sul versante del costo di approvvigionamento delle materie prime non si registrano particolari evoluzioni in novembre. Per oltre i tre quarti del campione (78,2%), infatti, è stata rilevata stabilità dei costi di acquisto. Le indicazioni favorevoli riguardanti costi di approvvigionamento in diminuzione si sono attestate al 12,7% mentre quelle di crescita sono risultate pari al 9,1%. In entrambi i casi, l’entità della variazione è stata contenuta e inferiore al 5% (sia in aumento che in diminuzione) rispetto ai listini praticati in ottobre.

LA SOLVIBILITA’
Le difficoltà legate alla solvibilità continuano a rappresentare, in novembre, una marcata criticità. Quasi sette imprese su dieci (67,9%) hanno comunicato di rilevare, tra i propri clienti, casi di insolvenza o di rilevanti ritardi nei pagamenti. Tra esse, il 14% ha indicato inoltre che la situazione in novembre è peggiorata rispetto al mese precedente, con l’estensione dei ritardi e con l’aumento del numero di clienti insolventi.

I RAPPORTI CON GLI ISTITUTI DI CREDITO
Le imprese comunicano di aver viste praticate, in novembre, condizioni generalmente stabili da parte degli Istituti di credito, così come indicato dall’81,1% del campione mentre per il 5,7% delle aziende sono state rilevate difficoltà. In caso di peggioramento delle condizioni, esse hanno riguardato l’incremento delle spese e delle commissioni (indicato dal 13%) e, in misura minore, dall’innalzamento dei tassi applicati (indicato dal 5,6%).

L’OCCUPAZIONE
A livello lecchese il giudizio prevalente risulta essere quello indicante la stabilità (73,7%). Tuttavia, sussiste uno squilibrio tra indicazioni di livelli occupazionali in contrazione (17,5%) e indicazioni di crescita (8,8%). Poiché ad incidere sulla stabilità concorrono anche gli ammortizzatori sociali, è importante considerare anche le loro dinamiche, così da formare un quadro più rappresentativo. Secondo gli ultimi dati disponibili, e considerando il numero di occupati rapportati a zero ore, il ricorso agli ammortizzatori sociali risulta più basso rispetto ai livelli del 2013 ma in aumento rispetto ai mesi precedenti. Le aspettative occupazionali per i prossimi mesi confermano quanto emerso in novembre.
R.R.
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