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Scritto Lunedì 25 novembre 2019 alle 17:33

Anche una vittima di abusi al Bertacchi per dire basta alla violenza sulle donne

Autostima, autonomia e assertività. Queste le tre parole chiave per non cadere e per uscire dalla violenza "consegnate" ai ragazzi dell'Istituto Giovanni Bertacchi di Lecco dalla psichiatra e psicotraumatologa Maria Adele Pozzi nel corso di un incontro organizzato dalla referente, la professoressa Maria Rosa Bisogno, insegnante di Scienze umane, in occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
Lunedì 25 novembre l'aula magna dell'Istituto ha ospitato in due turni, dalle 8 alle 10 e dalle 10.30 alle 12.30, otto classi, dalla seconda alla quinta, dei diversi indirizzi, che hanno avuto modo di riflettere sui nuovi e vecchi stereotipi legati alla figura della donna e, in particolare, sul tema della violenza di genere.

Ad introdurre l'incontro una rappresentante di "Telefono donna" che ha fornito una serie di dati sul numero sempre crescente di femminicidi in Italia ("dal 37% del 2018 siamo passato al 49% tra gennaio e agosto 2019"), informando inoltre sulle azioni che questa associazione mette in atto a tutela delle donne contro ogni forma di violenza: "Ci occupiamo di ascolto telefonico e accoglienza in sede e presso lo sportello, consulenza psicologica e legale, counseling - ha fatto sapere la dottoressa Zanetti - Organizziamo gruppi di auto-mutuo-aiuto e pensiamo all'orientamento e all'accompagnamento all'inserimento lavorativo e all'autonomia abitativa. Importanti poi gli incontri pubblici, culturali e presso gli istituti scolastici".

L'intervento di educazione al rispetto condotto dalla dottoressa Pozzi ha inoltre visto protagonista una giovane donna coraggiosa, Agnese, originaria delle Marche, che ha testimoniato con emozione e grande maturità della violenza subita dal padre della migliore amica - assolto - e di come sia riuscita a superarla, imparando a smettere di sentirsi colpevole e di vergognarsi, denunciando il terribile sopruso.
"Sono una sopravvissuta e ora voglio condividere la mia storia, affinché possa essere d'aiuto ad altre donne - ha spiegato - È stato un percorso difficile, e tuttora lo è, ma ho acquisito maggiore consapevolezza e ho smesso di sentirmi "sporca", come se la colpa fosse in qualche modo mia. Non abbiate timore di parlarne, non sentitevi sbagliate, fuori posto".

È stato quindi presentato il progetto dell'App V.I.T.A. sviluppata da Francesca Faldati dell'Associazione Familiarmente Noi di Erba, per sostenere le donne in caso di violenza: uno strumento sicuro, gratuito e anonimo, perché la tecnologia pensata è preziosa per tutti, sia per chi vive in situazioni di violenza e non sa a chi rivolgersi e come agire e sia per chi vuole prevenire o possedere uno strumento in caso di aggressione. A seguire, ha preso la parola Paola Corbo, organizzatrice dell'evento "Ama la musica, ama le donne" di Erba, evento che punta a sensibilizzare contro la violenza sulle donne attraverso spettacoli ed esibizioni canore.
Nel corso dell'intensa mattinata sono state inoltre lette le parole dell'autrice Paola Vinciguerra, scomparsa da pochi giorni, tratte dal libro "Femminicidio. Capire, educare, cambiare".

A seguire le voci di Romina Camerin e Marco Freddy Ricci hanno interpreteranno i testi di due grandi cantautrici come Mia Martini e Fiorella Mannoia, con al centro proprio la figura femminile in tutta la sua essenza. A concludere l'incontro, giocando sapientemente con le parole, il poeta Simone Savogin ha recitato una sua opera: "Contro la presunzione di poter "possedere l'altro", una delle più stupide credenze che un essere umano abbia mai avuto".
M.C.
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