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Scritto Venerdì 29 novembre 2019 alle 08:54

C'era una volta a Lecco/5: Aurelio Altomare e l’eredità delle macchine da cucire in Piazza Garibaldi

Le signore di Lecco probabilmente ancora si ricorderanno di quando un giovane Aurelio Altomare, soli sedici anni e una piccola bicicletta alla mano, faceva tappa nelle loro case consegnando eleganti e lucenti macchine da cucire rimesse a nuovo nel piccolo negozio in Piazza Garibaldi aperto immediatamente dopo la guerra.

Aurelio Altomare

Oggi - mentre ne parla con 89 anni sulle spalle ed un bagaglio ben più grande di esperienze, aneddoti e storie di vita - Aurelio cita ancora con la stessa affezionata precisione il ruolo del montante e della testata, la bobina centrale da 55.000 lire, la cinghia o la trasmissione che spesso si rompevano, o ancora le innovative macchine da cucire a luce incorporata: tutti elementi sconosciuti ai più, ma che per lui e papà Marco rappresentavano la quotidianità del loro piccolo negozio intriso di una tradizione ormai estinta. A far da sfondo alla loro attività - accompagnata dallo slogan "sarete soddisfatti in ogni vostro desiderio, per qualità, garanzia, assistenza" - erano quindi non solo le abitazioni di sarte, mamme e giovani appassionate di cucito, ma anche diverse industrie del lecchese.

La macchina da cucire a marchio Altomare

"Non ci si metteva tanto a riparare le macchine da cucire casalinghe, mentre per quelle industriali in genere ci si metteva un po' di più" racconta oggi Altomare, sebbene non possieda più la stessa parlantina da commerciante nata tanto nelle sue lunghe interazioni con i clienti, tutti devoti non solo al suo lavoro tra un numero civico e l'altro, quanto nel cuore del negozio, invaso da clienti di ogni età alla ricerca di spolette o altri oggetti da cucito. Le giornate spese fin dalla mattina in trasferta - riparando macchine da cucire sia per moltissime industrie "di casa", come quelle di Calolzio e Foppenico, che fuori provincia, spingendosi addirittura verso Como - ancora adesso rappresentano il più bel ricordo di quegli anni, prima in Piazza Garibaldi, dove la sorella Giulia lo affiancava intrattenendo i clienti, e successivamente nel nuovo negozio inaugurato nel 1978 in via Ponte Azzone Visconti accompagnato dalla moglie Enrica.

Il signor Aurelio oggi

"Con gli anni l'attività si è spostata sul lato industriale perché le donne col tempo hanno smesso di cucirsi i vestiti da sole" continua Aurelio, orgoglioso della sua abilità da autodidatta che l'ha portato a diventare un professionista del mestiere, imparando la delicata e minuziosa arte di riparazione di questi signorili strumenti d'epoca.
"Sin da giovane mio padre ha iniziato a vendere prima porta a porta e successivamente in negozio" è il ricordo del figlio Christian, che dopo aver lavorato un annetto al fianco di Aurelio ha deciso di proseguire i propri studi in ambito informatico. "Nel suo lavoro ha incontrato tante persone, avendo non solo sempre una battuta per tutti ma anche l'occhio attento per vendere a rate sulla parola alle persone in difficoltà senza prendere fregature".

La pubblicità della sua attività

Una competenza che - oltre che sulla professionalità - si fondava su un profondo rapporto umano, apprezzato e ricordato anche dopo tutti questi anni non solo da coloro che conservano sulla mensola delle proprie case l'eredità concreta del suo lavoro, ancora targata "Altomare", ma anche da parte di chi ha avuto almeno una volta un assaggio della sua personalità bonaria. "Ricordo che, nel 1948, durante la mostra agricola industriale dei prodotti locali V Quinquennale di Lecco, mio padre a soli 18 anni ha presentato la macchina da cucire con il marchio Altomare e durante l'esposizione ha dato sfoggio delle sue arti sartoriali facendo una dimostrazione del prodotto" ha proseguito Christian. "La cosa divertente è che, trent'anni dopo, in uno spot pubblicitario della televisione locale papà replicò la demo ma proprio come un principiante ruppe l'ago. Il tutto si fermò per trenta secondi circa, fin quando non fece una battuta per sdrammatizzare e il pubblico si mise a ridere. Il giorno dopo abbiamo scoperto che ovviamente a Lecco lo avevano visto tutti".

Continua/6
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