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Scritto Sabato 30 novembre 2019 alle 14:53

Lecco: già testimone di piazza Tienanmen, Lee Cheuk-yan racconta degli scontri a Hong Kong

Lee Cheuk-yan, testimone dei terribili fatti di piazza Tienanmen del 1989, ha tenuto questa mattina, presso la Camera di Commercio di Lecco, un incontro dedicato all’ondata di proteste che dal 9 giugno sta sommergendo Hong Kong: il 4 ottobre è stato dichiarato lo stato di emergenza.

Lee Cheuk-yan

L’ex colonia britannica, regione amministrativa speciale del Sudest della Cina, da sette mesi è in fiamme: le manifestazioni, iniziate come critica pacifica a una legge controversa sull’estradizione, coinvolgono milioni di cittadini, soprattutto giovani, i quali hanno chiesto con forza al governo di ritirare definitivamente il disegno di legge. Inoltre, esigono le dimissioni del capo dell’esecutivo di Hong Kong, il quale ha definito i dimostranti “nemici del popolo”; il rilascio dei manifestanti arrestati (ad oggi più di 5.000); maggiore libertà democratica, con l'introduzione del suffragio universale; e un’inchiesta indipendente sulla brutalità usata della polizia contro i protestanti.

Ma perché i cittadini del “Porto profumato”, significato cantonese del nome della regione, hanno maturato così tanta rabbia?
Il governo cinese ha un comportamento sempre più ingerente verso la libertà di Hong Kong ottenuta nel 1997, quando la regione è passata sotto la giurisdizione cinese dopo 150 anni di dominio britannico. In tale occasione fu formulato il principio “Un paese, due sistemi”, il quale ribadisce da un lato l’unità nazionale della Cina, dall’altro riconosce la diversità di Hong Kong, contraddistinta da un proprio ordinamento giuridico, politico e legislativo, e da un diverso sistema economico.
Infatti, la norma che ha scatenato le proteste è un’ulteriore prova dell’intromissione del governo di Xi Jinping nella vita città: la legge avrebbe consentito alla Cina di processare le persone accusate di aver commesso determinati crimini. Ma chi è un criminale per il governo comunista? Lee Cheuk-yan, politico e attivista sociale hongkonghese, ha raccontato ai ragazzi del Liceo Classico G. Leopardi, presenti all’incontro, di come qualche anno fa furono arrestate cinque persone con l’accusa di aver pubblicato un libro sulle storie amorose del presidente cinese. “Nella mente del governo rosso se vendi un libro sulle segrete vicende sentimentali di Xi Jinping sei un criminale” ha continuato. L’emendamento avrebbe quindi esposto Hong Kong al sistema giudiziario cinese, portandolo a perdere parte della sua indipendenza, e rischiando inoltre di legittimare i rapimenti nella città a sfondo politico. È proprio la paura ad aver spinto migliaia di persone a riunirsi il 12 giugno nelle strade che circondano il governo e il consiglio legislativo, dove doveva riprendere la discussione della legge, infine bloccata dalla manifestazione.

L’emendamento è stato revocato il 24 ottobre dopo tre mesi di proteste, troppo tardi ha dichiarato Lee Cheuk-yan. Durante le manifestazioni la polizia ha reagito con una brutalità prima sconosciuta al popolo di Hong Kong: un’escalation di violenza ha portato a centinaia di feriti, e a due persone morte in circostanze non del tutto chiarite. I cittadini della regione sono arrabbiati perché non hanno i mezzi per difendersi dalle armi usate dalle forze dell’ordine per respingerli. Inoltre, i membri della polizia, che coprono i loro volti, non portano più sulla divisa il numero di identificazione: ciò permette loro di perpetuare atti violenti senza temere ripercussioni. “Perché le persone non vengono ascoltate quando manifestano pacificamente, mentre quando protestano con violenza si?” ha domandato Yan. “Dobbiamo portare avanti una lotta come quella di Martin Luther King, o come quella di Malcolm X?”.
Le persone da sette mesi combattono ininterrottamente in nome della libertà e della democrazia. Per Hong Kong questa lotta riguarda non solo il presente e il futuro, ma anche il passato. Gli scontri violenti e l’arrivo dell’esercito nella città ha acceso la paura nei cittadini. Hong Kong ricorda ciò che accadde il 4 giugno 1989 e ha paura che si possa ripetere, ha affermato Yan. Migliaia di studenti, intellettuali e operai protestarono per chiedere più libertà politiche e di stampa, e riforme economiche che mettessero fine alla corruzione.

La regione è l’unica parte della Cina in cui il drammatico massacro di piazza Tienanmen resta vivo nelle menti delle persone, e un museo è stato allestito per non dimenticare. Il 4 giugno 2019 a Hong Kong 100 mila persone hanno partecipato alla veglia di commemorazione della strage. Nel resto del Paese è impossibile accedere alle informazioni sul 4 giugno ’89: ogni riferimento a tali avvenimenti è censurato. Lee Cheuk-yan era presente quel fatidico giorno: “La popolazione di Hong Kong scese in piazza per sostenere i manifestanti di piazza Tienanmen, e in una sola notte riuscì a raccogliere per loro 3 milioni di dollari americani. Io fui incaricato di portare una parte di essi a Pechino. La piazza era coperta di tende ed era stata eretta una statua raffigurante la Dea della Democrazia e della Libertà. Venne mandato l’esercito e i presenti mi intimarono di abbandonare la manifestazione. Tornato in hotel dalla finestra vidi cadaveri e copri feriti trascinati verso l’ospedale. La Cina non ha mai riconosciuto tale carneficina: ha dichiarato al mondo che nessuno in quella piazza fu ucciso.” Yan fu arrestato e interrogato per tre giorni, dopodiché gli fu permesso di far ritorno in patria, anche grazie ai concittadini scesi in piazza per denunciare la sua detenzione. Non si conosce con esattezza il numero di morti, stimati tra i 2.500 e i 10.000.

Cosa possono fare i governi europei per supportare la causa di Hong Kong? “Non chiedo niente all’Unione europea. È una sua scelta il voler continuare a mantenere rapporti commerciali con la Cina, ignorando la violazione della democrazia e dei diritti umani. Adesso siamo noi in prima fila a combattere; ma che cosa succederà quando cadremo? Allora sarà l’Europa a dover fronteggiare la Cina come noi stiamo facendo ora. Ecco perché l’Italia non può permettersi di girare la testa” ha affermato Yan.

A conclusione dell’incontro i ragazzi partecipanti hanno alzato il braccio e aperto le cinque dita, gesto simboleggiante le cinque importanti richieste che alimentano le devastanti proteste di Hong Kong.
A.T.
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