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Scritto Lunedì 02 dicembre 2019 alle 15:33

Calolzio: al 'Rota' la dott.ssa Bernardini parla di donne nella scienza, tra passato e presente

Si è svolta nei giorni scorsi presso l’Istituto superiore “Lorenzo Rota” di Calolziocorte la conferenza intitolata “Donne in cima al futuro”, tenuta dalla dott.ssa Maria Grazia Bernardini, ricercatrice presso l’Osservatorio astronomico di Brera dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). L’evento è stato organizzato dai docenti di matematica e fisica degli indirizzi liceali della scuola calolziese e si è svolto davanti a un folto pubblico composto da alunni dell’istituto, insegnanti, genitori e cittadini.
“Vogliamo offrire una proposta orientativa sugli studi scientifici ai nostri studenti” ha spiegato Simona Greppi, professoressa di matematica e fisica nei licei dell’istituto calolziese, illustrando le motivazioni dell’organizzazione di questo incontro. “Inoltre, vogliamo cercare di appassionarli e renderli consapevoli degli approfondimenti che la fisica sta mettendo in atto. Stiamo anche puntando a rendere la scuola un polo culturale per il territorio”.


La dott.ssa Maria Grazia Bernardini

Bernardini ha guidato un gruppo di ricerca dell’Università francese di Montpellier che ha condotto uno studio sui lampi di raggi gamma, brevi e potenti emissioni di radiazioni elettromagnetiche da sorgenti cosmiche dovute alla fusione di stelle di neutroni. E se la velocità della luce non fosse costante? La dottoressa e i suoi colleghi hanno cercato di andare oltre la teoria fisica secondo la quale la velocità della luce nel vuoto, circa 300.000 chilometri al secondo, non cambierebbe a seconda dello stato di moto dell’osservatore. Un’altra teoria afferma che associato all’onda luminosa vi è un quanto di luce, un pacchetto discreto di energia chiamato fotone. Nell’indagine condotta dalla dottoressa torinese gli scienziati hanno verificato se la velocità dei fotoni possa variare in funzione della loro energia. Infatti, secondo alcune teorie quantistiche della gravità, il vuoto presenterebbe delle disomogeneità molto piccole, misurabili con la cosiddetta “lunghezza di Planck” (10-33 cm), causando differenze nelle velocità dei quanti di luce.


Maria Grazia Bernardini con i professori Alessia Longobardi, Andrea Cusmano e Simona Greppi

La dott.ssa Bernardini ha aperto l’incontro mostrando ai presenti una foto storica: un’immagine che ritraeva 29 studiosi, tra cui Albert Einstein, riuniti in occasione della Conferenza di Solvay del 1927. A colpire è soprattutto la presenza all'interno del gruppo di una sola donna, la polacca Marie Curie, una figura molto importante per la fisica e per la chimica: insieme al marito condusse infatti studi pionieristici sulla radioattività, sintetizzando nuovi elementi e vincendo il premio Nobel per la fisica. Marie Curie è la prima donna ad aver conseguito tale onorificenza (ad oggi sono tre i premi femminili in tale ambito), e la prima persona a vincere due Nobel in discipline diverse (il secondo in chimica).
Ma perché una sola personalità femminile era presente alla Conferenza di Solvay del ’27? Le università europee aprirono le porte alle donne solo a partire dalla metà del XIX secolo. “Le donne hanno sempre potuto partecipare alla vita scientifica, ma solo se istruite da un mentore, padre, marito o fratello” ha raccontato Bernardini, presentando poi alcune figure femminili che hanno avuto un ruolo importante e determinante in questa disciplina.



Famosa matematica, astronoma e filosofa è Ipazia d’Alessandria (IV–V sec. d.C.), educata dal padre Teone che, successivamente, ella sostituì nella guida della scuola di Alessandria. La ricercatrice torinese ha poi parlato di Caroline Herschel (XVIII-XIX sec.), astronoma tedesca vissuta in Inghilterra. Caroline scoprì sei comete, aiutò il fratello William a compilare i cataloghi contenenti la descrizione di innumerevoli nebulose e fu la prima donna a percepire uno stipendio come astronoma; ancora, la statunitense Maria Mitchell, che nel 1847 scoprì la “cometa di Miss Mitchell”, fu una professionista di fama internazionale, prima donna docente di astronomia e direttrice dell’osservatorio presso il Vassar College.



L’Università di Harvard è fra i primi atenei ad aver consentito l’accesso alle donne, assunte all’Observatory per elaborare i dati astronomici in quanto meno “costose” degli uomini. Tra di loro spicca la figura di Annie Jump Cannon, la quale ideò un sistema per classificare le stelle utilizzato ancora oggi e diventò poi direttrice dell’osservatorio. L’astrofisica Cecilia Payne, formatasi a Cambridge senza però conseguire il titolo (l’università anglosassone infatti non lo rilasciava alle donne) studiò ad Harvard e fu la prima persona ad ottenere il dottorato in astronomia nel 1925, con una tesi definita da Otto Struve la più brillante mai scritta in quella disciplina. In essa dimostrò come le stelle siano composte principalmente da idrogeno ed elio. Invece, Jocelyn Bell scoprì nel 1967 la prima pulsar radio sotto la direzione di Antony Hewish, ma fu lui a ritirare il premio Nobel nel 1974 (la pulsar è una stella di neutroni compatta racchiusa in un raggio di 10 Km e dotata di un grande campo magnetico). Vera Rubin fornì nel 1975, insieme al collega Kent Ford, una prima prova dell’esistenza della materia oscura, consistente in un’anomalia nella curva di rotazione delle galassie.



Tra importanti astronome italiane troviamo invece Margherita Hack, docente all’Università di Trieste e direttrice dell’Osservatorio; Patrizia Caraveo, dirigente di ricerca alla guida dell'Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano (IASF), la quale ha messo a punto una strategia multilunghezze d'onda per l'identificazione delle sorgenti gamma galattiche; Marta Burgay, che ha rivelato con altri colleghi l’esistenza della prima pulsar doppia.



La dott.ssa Bernardini ha infine mostrato una foto scattata novant’anni dopo la Conferenza di Solvay del 1927, realizzata per denunciare la situazione delle donne nel mondo scientifico. L’immagine ritrae 29 professionisti, di cui solo uno uomo. Ma qual è la vera situazione della donna nella scienza oggi? La ricercatrice ha presentato ai presenti un grafico per mostrare come le donne in questa disciplina siano il 18,7%, contro l’81, % di uomini.
“Questi numeri non devono necessariamente farci credere che la situazione sia drammatica, che le donne siano discriminate. Abbiamo visto che nel passato lo sono state, ma dobbiamo tener presente che hanno iniziato ad accedere all’istruzione superiore da poco più di cento anni, cosa che influenza le statistiche” ha precisato la ricercatrice. “Infatti, se analizziamo i dati più nel dettaglio e per fasce di età, ci rendiamo conto che tra i giovani la percentuale femminile è aumentata, avvicinandosi al 40-50%”.



E la situazione italiana? In questo momento l’Italia è il Paese, tra gli stati membri dello IAU, con il maggior numero di donne scienziato (27%). L’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) conta 12 dirigenti di ricerca donne (21%), percentuale che sale al 37% contando i ricercatori. Inoltre, 5 istituti dell’INAF hanno come direttore una figura femminile.
Nella seconda parte della conferenza, Bernardini ha illustrato il settore in cui conduce le sue ricerche. La dottoressa si occupa della “Time-domain Astronomy”, che studia oggetti astronomici che variano nel tempo. Questa disciplina ha come oggetto i transienti, eventi la cui durata è “breve” (da secondi a mesi) se confrontata con il tempo dell’evoluzione stellare o galattica (miliardi di anni). Tra questi vi sono quelli esplosivi, che risultano da eventi cataclismici come i lampi gamma.
“Abbiamo la possibilità di vivere nell’età dell’astronomia multimessaggero” ha raccontato la ricercatrice torinese. “Fin dall’antichità l’uomo ha guardato il cielo e l’ha descritto utilizzando i suoi occhi e le informazioni provenienti dai fotoni. Da alcuni anni abbiamo la possibilità, grazie a tre interferometri, di avvalerci dei dati delle onde gravitazionali”.



Tali fenomeni sono perturbazioni dello spazio-tempo che si propagano a causa di eventi cataclismici, per esempio lo scontro tra due stelle di neutroni. Lavorando insieme, nel 2017 gli interferometri hanno rilevato per la prima volta un segnale di onda gravitazionale, e in seguito un segnale della sua controparte elettromagnetica. Questa scoperta ha richiesto l'impegno congiunto di migliaia di fisici ed astronomi in tutto il mondo. Grande merito va a chi ha coordinato la ricerca permettendo alle due comunità di operare insieme: l’italiana Marica Branchesi, eletta dal Time tra le 100 persone più influenti al mondo nel 2018.



“Indipendentemente da tutte le difficoltà, le donne hanno sempre svolto un ruolo importante nella scienza e nell’astronomia”, ha concluso la dott.ssa Bernardini. “Siamo ancora lontani da una completa parità, ma ci sono segnali incoraggianti. Molto importante è la figura dell’insegnante all’interno delle scuole, che deve trasmettere a tutti gli studenti la voglia di fare, deve incoraggiarli a seguire le loro passioni, senza farsi limitare da stereotipi e pregiudizi”.
A.T.
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