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Scritto Mercoledì 11 dicembre 2019 alle 12:56

Piazza Fontana: il carabiniere in congedo a Lecco Flavoni racconta

''Non dimenticherò mai la notte di vigilanza nel salone della Banca Popolare dell’Agricoltura di piazza Fontana, in Milano, dopo il tremendo attentato nel pomeriggio del 12 dicembre 1969. Ero un carabiniere diciottenne, appena giunto a Milano, nel 3° battaglione mobile Lombardia, nella caserma di via Lamarmora, dopo 11 mesi di scuola allievi, ad Iglesias”.
E’ il ricordo-dichiarazione che accompagna le prime parole di Giuseppe Flavoni, classe 1951, nativo della provincia di Latina, ora in congedo a Lecco, dopo 30 anni nella Benemerita. Giuseppe Flavoni si era arruolato nei Carabinieri poco prima del 18° compleanno ed era stato chiamato alla scuola allievi di Iglesias per 11 mesi di addestramento: i primi sei come allievo carabiniere, gli altri tre come carabiniere allievo, dopo il giuramento. Era stato poi destinato al battaglione Lombardia di Milano, giungendo nella metropoli già nei giorni tragicamente e terribilmente roventi che avevano accompagnato la morte dell’agente della Polizia Antonio Annarumma, 22 anni.

La scomparsa di Annarumma il 19 novembre 1969, precede di pochissime settimane l’evento ben più doloroso, con 17 vittime presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana. Recenti pubblicazioni hanno ricostruito, con testimonianze inedite, i violentissimi scontri di piazza di quel periodo ed il rischio di probabili ammutinamenti in caserme dei reparti Celeri della Polizia, dopo la violenta scomparsa di Annarumma durante un corteo di manifestanti in via Larga. “Il pomeriggio del 12 dicembre ero nel picchetto armato di pronto intervento, formato da 12 uomini, presso il battaglione mobile Lombardia, di Milano – ricorda Flavoni – Giunse l’allarme per uno scoppio potente avvenuto nelle vicinanze del Duomo e venne ordinata l’immediata uscita del picchetto del quale facevo parte, che era agli ordini di un brigadiere che venne, però, sostituito per il comando operativo da un capitano giunto precipitosamente sul posto.
Arrivammo a piazza Fontana già intasata da automezzi di soccorso e fummo subito fatti entrare nel salone della banca che presentava uno scenario tremendo, agghiacciante, non solo di mobili, arredi lacerati, di vetrate distrutte, ma anche con lembi di stoffa, scarpe e, purtroppo, anche minuscoli resti umani scaraventati in ogni angolo del salone. La maggior parte dei cadaveri era già stata recuperata e trasferita, come anche i feriti più gravi. Erano all’opera squadre della Croce Rossa e dei vigili del fuoco, oltre che funzionari della Polizia ed ufficiali dei Carabinieri. Era una visione spaventosa. L’ufficiale comandante dispose i carabinieri in vari punti della sala, con l’ordine preciso di vigilare che nulla fosse toccato o portato via di quanto rimasto, salvo, ovviamente, per quello che riguardava gli inquirenti sul posto, in particolare presso la grossa buca al centro della sala, dove era presumibile fosse stato collocato il terribile ordigno di morte. Si sentiva, intanto, dalle finestre alte del salone ormai inesistenti, sventrate dopo lo scoppio, il tumultuare della folla sempre più numerosa presente in piazza Fontana, che gridava “Assassini, terroristi, codardi, vigliacchi” ed altro ancora”. I Carabinieri del picchetto rimasero tutta la notte nella sala della banca, dove le tracce del terrificante attentato continuavano ad essere ben visibili, mentre non cessava all’esterno la mobilitazione popolare. Il plotone rimase sino all’alba quando venne sostituito da un gruppo di colleghi, dopo una notte veramente terribile.

Il carabiniere Flavoni, dopo due anni al battaglione di Milano, venne destinato alla stazione di Bellano, di piazza Tommaso Grossi. Era ancora quella, come ricorda Flavoni, che il narratore Andrea Vitali ha così ben descritto in un romanzo ambientato nella prima metà del Novecento , nelle pagine di successo, fra tante altre, dal titolo “Certe fortune – I casi del maresciallo Ernesto Maccadò”. Il telefono, ad esempio, era ancora piazzato al primo piano, sul muro alla porta dell’ufficio dell’appuntato, come si può leggere a pagina 62.
Nella Bellano tranquilla sulle acque del lago di Como, come potrebbe scrivere “Piccolo mondo Vitali”, titolo di una pagina del quotidiano la Stampa, del giugno scorso, dedicata allo scrittore ex medico condotto, Flavoni è rimasto cinque anni, con il comandante maresciallo Mandelli, prima di essere trasferito nella caserma di corso Martiri, a Lecco. Ha poi frequentato la scuola Sottufficiali di Santa Maria Novella, in Firenze. E’ tornato a Lecco con i gradi di vice brigadiere e nella città manzoniana è rimasto dopo il matrimonio con una lecchese e dopo aver concluso il servizio come maresciallo aiutante a Milano.
A.B.
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