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Scritto Sabato 14 dicembre 2019 alle 20:33

Lecco: la candidatura a sindaco del Centrosinistra è stata calata dall’alto da un piccolo gruppo di persone che si richiamano al partito

Enrico Magni
Come nelle fiabe di una volta a Lecco in via Cavour, accanto al Cinema Italia, c'era la fiaschetteria Valsecchi, luogo di ritrovo per chiacchierare e confrontarsi sulle cose locali; oggi sarebbe un'enoteca di un certo pregio, invece c'è l'Isolago che è un locus commerciale.
Di sera, nella vecchia fiaschetteria si incontravano sui diversi tavoli giovani e adulti che parlavano di tutto e di politica, c'era l'arco costituzionale: repubblicani, socialisti, democristiani, comunisti extraparlamentari; i democristiani importanti si incontravano al Convegno parrocchiale “Giuseppe Toniolo” di via Mascari, vicino alla Basilica. Sui tavoli girava il vino bianco, rosso chiaro, scuro in quarti, mezzi e litri; il colore del vino cambiava, si mischiava con la pluralità e il piacere delle persone.
La politica si faceva attorno al calice con il consigliere, lo studente, l'operaio dell'Arlenico, con il medico, il panettiere, l'assessore. I politici locali dall'onorevole al consigliere di quartiere frequentavano la fiaschetteria per ascoltare cosa bolliva nella pancia della città di Lecco.
Le discussioni iniziate in sezione continuavano accanto al quarto, finivano all'una allora di chiusura; le voci e i commenti difficilmente degeneravano. Era un posto di incontro e discussione. Il candidato sindaco o il consigliere, prima di essere proposto nelle varie sedi dei singoli partiti, allora strutturati e consolidati, erano valutati in fiaschetteria. Oggi la candidatura del sindaco è calata dall'alto da un piccolo gruppo di persone che si richiamano al partito.
E' successo anche questa volta. Candidato del Pd per le elezioni Amministrative a Lecco del 2020 è stato designato il dott. Mauro Gattinoni. La segreteria cittadina e provinciale del Pd, dopo il solito e trito ritornello del confronto con i cittadini e ipotetiche primarie, estrae dal cappello questa candidatura come se fosse il frutto di un lungo partecipato confronto con la cittadinanza e i simpatizzanti del Pd: va detto, a onor di cronaca che il candidato Mauro Gattinoni è da settembre che aspetta la nomina. La procedura adottata è vecchia e puzza lontano un miglio della peggiore logica di un tempo: il dott. Mauro Gattinoni non c'entra, non è l'oggetto in questione.
Solo una decina di giorni sono passati dalla presenza in piazza a Lecco delle Alborelle e del movimento ambientalista di Greta Thunberg Fridays for Future; solo quattro mesi sono passati dalla caduta del governo giallo-verde, la perdita della Regioni Umbria, eppure tutto questo non è bastato per far cambiare il modo di ragionare al Pd locale: nel centrosinistra plurale e allargato c'è un bisogno di partecipazione attiva per le scelte sociali, economiche e politiche della città.
I candidati dovrebbero confrontarsi con la cittadinanza, solo allora potrà esserci il candidato.
Se il Pd locale pensa di risolvere le questioni solo con/tra i soliti movimenti civici, politici e partiti come se fossero degli apparati strutturati stabili, è accecato, non vede la realtà. A questi soggetti politici - movimenti civici, partiti - compete il compito di proporre e di favorire il confronto dei diversi candidati senza precludere le porte a nessuno: i veti di esclusione sono improduttivi per definizione.
Questo modo produce soltanto frantumazione. Il centrosinistra, se cavalca il convincimento che basta trovare un santo in paradiso per conservare le chiavi della città di Lecco, rischia di cadere nelle fauci del drago, non di San Michele, ma di Salvini.
Se così dovessero andare le cose, alla Lega di Salvini e al frammentato e confuso centrodestra di Lecco, basterà stare dall'altra parte del fiume per salire sulla barca con le chiavi della città.
Ci sono dei non risolto profondi nel centrosinistra e nella sinistra di Lecco che richiedono di essere approfonditi: uno di questi è la mancanza di una concezione laica e plurale della partecipazione.
A Lecco, la svolta del Segretario Nazionale del Pd, Zingaretti, con tutti i suoi limiti e contorsionismi, è rimasta dall'altra parte del lago e prevale, come sempre, ancor prima del renzismo, un certo conservatorismo che ha origini molto profonde e in forme/modi diversi è presente in tutta la sinistra più o meno radicale.
Dr. Enrico Magni
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