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Scritto Domenica 22 dicembre 2019 alle 08:10

Olginate: ex lavoratori della Maggi Catene 'senza panettone', cassa bloccata dall'Inps


Sarà un Natale "senza panettone" per gli ex dipendenti della Maggi Catene, l'azienda olginatese dichiarata fallita lo scorso 6 giugno dopo oltre 90 anni di storia. A causa di una "rendicontazione generale" in corso a Roma, l'INPS ha infatti bloccato l'erogazione della cassa integrazione dovuta a una trentina di lavoratori che, salvo ulteriori cambiamenti, potranno ricevere i soldi che spettano loro per le mensilità di novembre e dicembre soltanto dopo la metà di gennaio. Una situazione definita assurda dai dipendenti, soprattutto perché emersa proprio in concomitanza con il periodo natalizio, sempre più "pesante" a livello di spese da affrontare e conti da pagare. E proprio ora che, dopo un'attesa di oltre cinque mesi, nelle scorse settimane avevano potuto tirare un sospiro di sollievo ricevendo i primi fondi della cassa integrazione dopo il fallimento, che li aveva costretti a casa senza un lavoro. Se molti di loro il panettone lo potranno comunque portare in tavola, per altri la situazione potrebbe quindi essersi fatta davvero più complicata, dopo che alla mancanza di un impiego si è aggiunta anche quella di un'entrata fissa, per quanto ridotta. "Effettivamente quella dell'INPS è una scelta assurda, ancor più per il periodo dell'anno in cui è stata presa" ha commentato il sindacalista Marco Oreggia (CISL), che insieme alla collega Elena Rossi (CGIL) è intervenuto per verificare personalmente la situazione interpellando in merito anche il Centro per l'Impiego della Provincia di Lecco, non riuscendo però a ottenere altre risposte se non la conferma del "blocco" dei soldi per la rendicontazione generale dettata dall'INPS direttamente da Roma. "Abbiamo fatto diversi tentativi per provare a trovare una soluzione ma non c'è stato nulla da fare. Per ora non resta che aspettare gennaio". La storia della Maggi Catene, come accennato, si era interrotta il 6 giugno scorso con il fallimento dichiarato dal Tribunale di Lecco a meno di tre mesi di distanza dal primo "picchetto" dei lavoratori, in sciopero per il mancato pagamento di diversi stipendi e per il declassamento ai chirografari dei crediti del Tfr (ridotti dunque al 27.8% del loro valore) nell'ambito del Piano concordatario presentato in Tribunale, poi revisionato ma comunque bocciato dalla maggioranza dei creditori: sei mesi dopo ecco un'ulteriore "sorpresa", un regalo di Natale decisamente poco gradito.  
B.P.
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