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Scritto Venerdì 10 gennaio 2020 alle 08:01

Lecco: le condizioni desolanti dei vecchi vicoli del porto sul Lago

Nella primavera 2002 un quotidiano dedicò ampio spazio ad articoli sul tema “Ecco come recuperare i vecchi vicoli di Lecco”. Si scrisse sui più suggestivi angoli del centro storico cittadino che “richiedono ormai un’attenzione ed un piano di valorizzazione”. Si sottolineò che si tratta di uno “spaccato di storia della città quando nei carruggi c’erano i magazzini ed un viavai di facchini e di mercanzie da caricare sui barconi che approdavano al porto”. Si richiamarono scritti del compianto giornalista Aristide Gilardi, al quale la città aveva dedicato una via in quartiere Belledo. Gilardi si era soffermato sull’antica “Cuntrada della Gesa”, l’attuale Via Mascari, e sui sottostanti Vicoli del Torchio e Granai. Auspicava che gli stessi dovessero essere rivisti, in quanto benissimo rappresentati in due noti quadri del pittore Guido Gennai, insegnante di disegno per tanti anni alla Scuola Media “Tommaso Grossi” di Via Ghislanzoni.

Gilardi sottolineava l’importanza di questi documenti pittorici, in quanto richiamano “tutto un corteo di memorie di Lecco antichissima, quando la via lacustre era l’unico mezzo di comunicazione, con barche, gondole e comballi, fra i paesi lariani e la città. Epoca alla quale al vespero dei giorni precedenti il mercato, che si teneva il Mercoledì ed il Sabato di ogni settimana, arrivavano da tutti i paesi rivieraschi del ramo di Lecco, di quello di Colico, nonché, in particolare, (fino a Lenno) di quello di Como i grossi barconi per caricare le merci da trasportare e segnatamente il granoturco”. Era lo stesso Aristide Gilardi a sottolineare che il Vicolo Granai racchiude nella denominazione la sua storia e le sue vicende: congiungeva, come ora, la via della chiesa alla piazza sul lago ed assomigliava ad uno dei più tipici carruggi delle città liguri, anche di Genova, sia perché in salita, sia perché si trasforma in ripida gradinata.
    Gilardi ricordava i facchini, definiti veri e propri “camalli”, che salivano e scendevano il vicolo come formiche, portando sulle spalle pesanti sacchi e compiendo il percorso sino alle barche un numero infinito di volte durante la giornata di lavoro, che iniziava all’alba e terminava al tramonto. Ariberto Villani, nella sua Guida di Lecco uscita in occasione della Quinquennale, ricordava i famosi mercati del Sabato che nella piazza e nelle adiacenze richiamavano una folla strabocchevole per i consueti traffici”. Ed aggiungeva: “la città vecchia del porto si allungava nei vicoli verso Via Mascari”.

    Quanto è possibile oggi osservare sui vecchi vicoli non corrisponde, in verità, alle descrizioni simpatiche ed affettuose di personaggi legati alla valorizzazione di Lecco, come Gilardi, Gennai e Villani. Le foto che pubblichiamo, dopo segnalazione pervenuta da parte di un lettore, sono più che mai eloquenti di una situazione di abbandono e di degrado lungo un tratto centrale del vecchio nucleo cittadino. Addirittura, la targa di Vicolo del Torchio appare dimezzata. Non sarebbe opportuno un intervento di sistemazione quanto meno ordinaria in un panorama desolante, quando si continua a parlare di richiami turistici per il centro di Lecco, il suo Lungolago e le vicinanze, dove vi sono sicuramente anche i vecchi vicoli del porto di un tempo?
Aloisio Bonfanti
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