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Scritto Martedì 14 gennaio 2020 alle 12:16

Salvate i pini: lettera aperta agli Amministratori e ai cittadini di Malgrate

Giorgio Buizza
Grazie alle associazioni Legambiente e WWF è stato possibile organizzare un incontro “sotto i pini” domenica pomeriggio per vedere, toccare, valutare, considerare il problema della proposta di taglio dei pini e della loro sostituzione con nuove pianticelle.
Si è appreso che la progettazione del 6° lotto di lavori, che risale a una decina di anni fa, non ha neppure considerato la presenza dei pini cinquantenari, ma ha adottato una soluzione a prescindere dalle condizioni ambientali offerte dal sito oggetto della progettazione. Non fare riferimento al contesto e progettare come se quel tratto di lungolago fosse una “tabula rasa” sembra incredibile e non rende merito né al progettista né all’Amministrazione, ma la dichiarazione è pervenuta direttamente dagli amministratori e quindi se ne prende atto. Più realisticamente credo che ci si è resi conto degli alberi esistenti, ma lo si è considerato come un fastidioso ingombro, un episodio di inquinamento botanico da cancellare accampando la scusa della specie non autoctona, alla faccia delle preoccupazioni ambientali e della rivoluzione green.
Viste le premesse, pare necessario ricordare all’Amministrazione comunale che il filare di pini fa parte del patrimonio comunale (esiste in Comune un ufficio patrimonio? sta difendendo il patrimonio di tutti?) e che questo patrimonio ha un valore cospicuo e misurabile.
Trattandosi di alberi che hanno diametri di 55/70 cm, disposti in filare, in una certa posizione e con determinate caratteristiche estetiche e fitosanitarie, assumendo un diametro medio di 60 cm, detto patrimonio è stimabile in 120.000 – 140.000 €.  A scanso di equivoci e per chi ha difficoltà ad interpretare i dati già resi pubblici si precisa che non si tratta di costo di abbattimento e di smaltimento, ma semplicemente del valore degli alberi esistenti, ora destinati alla stufa. Merita, in proposito, fare riferimento ad una recente pubblicazione dal titolo “Oro Verde – quanto vale la natura in città” (di F. Neonato/F. Tomasinelli/B. Colaninno – Ediz.ni Il Verde Editoriale” testo scritto per spiegare, dati alla mano, che il verde urbano non è un costoso orpello per ricchi, ma una fonte di risorse ecosistemiche che, con i tempi inquinati e asfittici che corrono, è opportuno conteggiarle e valutarle nei bilanci delle opere pubbliche, nei benefici prodotti alla collettività, nella perdita di valore quando tali beni vengono sacrificati per ragioni superiori.
Se un cittadino subisse un danno totale (incendio dell’albero, urto e sradicamento dell’albero, o altro evento traumatico) di un pino di quelle caratteristiche posto nel suo giardino privato, l’autore del danno (o il suo assicuratore) sarebbe chiamato a rifondere il danno causato in misura pari al valore dell’albero stimato secondo i criteri e le regole dell’estimo. Nessuno si accontenterebbe di ritrovarsi in giardino un albero piccolo e dal futuro incerto al posto di un albero maturo e frondoso, con un effetto paesaggistico di grande evidenza. Il valore stimato secondo le regole dell’estimo, adottando criteri prudenziali, potrebbe variare tra i 10.000 e i 12.000 € per ciascuno dei 12 pini.
L’Amministrazione, ignorando la presenza di questo patrimonio e facendo finta che sia roba da buttare, sta dunque procurando un depauperamento al proprio patrimonio pari a 12 volte quella somma, ma la progettazione e il bilancio dell’operazione non ne hanno tenuto conto.
A tale importo vanno poi aggiunte le spese per il taglio, lo smaltimento, la rimozione della ceppaia, l’acquisto delle nuove piante, la messa a dimora, il tutoraggio e poi le spese di manutenzione per gli anni successivi o la garanzia di attecchimento, che i documenti di progetto avranno certamente previsto.
Come hanno constatato i partecipanti all’incontro di domenica pomeriggio, l’area in cui sono radicati i pini potrebbe diventare, come lo è diventata l’area sotto i cipressi del lotto precedente, una bella area verde, mediante un modesto ricarico e pareggiamento del terreno e successiva semina. La zona delle radici, coperta da 10 cm di terra e rinverdita, non dovrebbe più essere calpestata come non lo è l’area sottostante i cipressi radicati nelle immediate vicinanze perché ci sono spazi adeguati per il passaggio pedonale e, a lato, anche per la ciclabile.
Se il transito pedonale ripetuto asporta la parte superficiale di terreno erodendo il prato, anche sotto i cipressi riaffiorerebbero le radici. Quelle dei pini sono affiorate perché per 20 o 30 anni coloro che sono transitati in quel luogo sono stati costretti, dal parcheggio delle auto, a camminare al di sopra delle radici, asportando il terreno, facendo emergere le radici e provocando ad esse le lesioni e ai passanti gli inciampi.
Salvaguardando lo spazio dei pini e ripristinando una fascia di verde sotto le chiome, resterebbe comunque lo spazio per realizzare il passaggio pedonale e anche la pista ciclabile, su sedimi differenti e distanziati, come lo sono già nel tratto alberato con i cipressi.
Una consistente economia di oltre 100.000 € impone qualche ripensamento all’Amministrazione e al progettista.
È possibile trovare una soluzione di buon compromesso senza ricorrere agli Enti istituzionali di tutela amministrativi e patrimoniali?
Giorgio Buizza
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