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Scritto Sabato 18 gennaio 2020 alle 19:18

Chiuso: cresce la tensione sul tema dell'ex cava. Tutti i dubbi dei residenti del rione

Questa mattina l'Amministrazione comunale e gli abitanti del rione di Chiuso sono tornati a confrontarsi -o meglio, a scontrarsi- in merito al destino urbanistico della ex cava Rovelli di via ai Molini. Un dibattito acceso avvenuto nell'ambito di una commissione "aperta" nell'area di proprietà dei titolari della Pozzi Virginio Strade.
Il nodo della discussione è ancora la richiesta dell'azienda di realizzare un deposito di materiali inerti nella propria sede, all'interno della ex cava di via ai Molini. Stanno scadendo infatti i termini per il Comune per rispondere alla richiesta di variante temporanea al Piano di governo del territorio (Pgt) presentata dalla società: un parere decisivo per l'autorizzazione dell'impianto, il cui iter è in capo alla Provincia.

La prima parte della commissione che questa mattina si è svolta "in esterna", ha visto interessati i consiglieri comunali che si sono recati all'interno della sede dell'azienda dove Alberto Pozzi, consigliere delegato dal Cda della Pozzi Strade, ha illustrato con il supporto dell'architetto Massimo Dell'Oro, la natura dell'intervento proposto. Come già fatto durante l'assemblea del 9 gennaio alla Casa sul Pozzo, l'impresario ha ribadito che fin dal '53 l'azienda di famiglia opera nell'area, che viene utilizzata come sede, deposito di materiale e posteggio dei mezzi. L'area che Pozzi vorrebbe destinare a deposito di materiale di scarto da lavorazioni, si trova a 13 metri di altezza rispetto al piazzale, dove il progetto prevede di pavimentare il terreno, eliminando la strada che porta in alto al sito di fatto allungando uno dei terrazzamenti della parete di cava e completando con dei muri di cemento armato.

Dopo il sopralluogo, la riunione si è spostata all'interno della scuola elementare, dove ai consiglieri si è aggiunto un gruppo numeroso di residenti. A prendere la parola è stata l'assessore all'Urbanistica Gaia Bolognini, che ha illustrato la proposta di delibera che verrà presentata in Consiglio comunale (data da definire), insistendo in particolare sulle "prescrizioni" che accompagnerebbero l'eventuale autorizzazione alla variante temporanea al Pgt. La prima riguarda il merito dell'attività svolta, che dovrà essere legata a quella esistente e non prefigurarsi come nuova "attività economica"; la seconda riguarda il traffico: questo non dovrà aumentare per via dello stoccaggio di rifiuti. È prevista poi una fascia di rispetto all'interno dell'ambito di trasformazione nei confronti dell'eventuale "edificato residenziale" che il Pgt continuerà a prevedere nel resto dell'area; il verde sacrificato per l'opera, inoltre, dovrà essere recuperato in un'altra zona all'interno dell'area. Infine l'azienda dovrà concordare con il Comune e completare le opere di sistemazione della parte di strada in via ai Molini.
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Rassicurazioni che non hanno convinto affatto i cittadini. A farsi portavoce delle perplessità degli abitanti di Chiuso, una residente la cui professione di architetto le conferisce una particolare competenza in merito, pur avendo avuto tempi stretti e carte parziali per farsi un'idea. Sei le questioni affrontate, a partire dall'impatto acustico. Tra la documentazione messa a disposizione finora, mancherebbe infatti la nuova relazione acustica richiesta dall'Agenzia regionale protezione ambientale (Arpa), sulla base della quale si sarebbe dovuto emettere un nuovo parere. La questione non è secondaria, perché a una lettura attenta sorgono alcune domande. Innanzitutto il motivo per cui una nuova fonte di rumore venga posta in alto, dove il rumore è amplificato, vicino alle abitazioni del nucleo vecchio e, a seguire, la ragione per la quale, in accordo con le prescrizioni, eventuali nuove aree residenziali dovrebbero distare 40 metri dalle aree produttive, ma le nuove aree produttive non disterebbero 40 metri dalle case esistenti.

L'altra questione è quella della viabilità e del traffico, di cui a lungo si è parlato. Nella relazione commissionata dalla Pozzi Strade si dichiara un traffico veicolare di 293 veicoli, ovvero cinque al minuto, un dato che non sembrerebbe però realistico. Per questo il comitato di Chiuso ha chiesto che venga disposto un approfondimento con un piano del traffico integrativo in contraddittorio tra le parti. Anche il flusso di traffico creato dalla stessa azienda, che nella relazione è quantificato in dieci mezzi all'ora, non corrisponde alla realtà secondo i residenti.
"Cinque camion all'ora non si vedevano neanche negli anni '70" ha commentato uno degli abitanti. Se così fosse, "limitando" il flusso a dieci mezzi pesanti l'ora si farebbe in realtà una "concessione" alla Pozzi. Anche l'assetto idrogeologico dell'area suscita qualche preoccupazione: l'intervento proposto infatti prevederà scavi, sbancamenti, muri di contenimento e vasche in cemento armato della larghezza di un metro, a ridosso della montagna e sopra il vecchio nucleo. I residenti chiedono informazioni sullo stato di salute del lato di costa a valle dell'area, del torrente Bregia, del sentiero e in generale cognizioni sull'assetto idrogeologico. Un'altra delle questioni sollevate riguarda l'inserimento dell'opera in un contesto ambientale e urbano: mancherebbero infatti riferimenti al futuro dell'area, dalla strada ai muri e ai prefabbricati esistenti, alle modifiche del fronte montano; come mancherebbero indicazioni precise rispetto alle opere di mitigazione.

Dubbi sono stati espressi anche nel merito della nuova attività che Pozzi Strade andrebbe a implementare: perché si scrive nella richiesta "recupero" di rifiuti e non solo stoccaggio temporaneo? Quali sono i rifiuti non pericolosi di cui si chiede il conferimento, il recupero e lo stoccaggio temporaneo? Si è valutato che l'impresa potrebbe triplicare il volume di materiale depositato, concorrendo per più appalti e offrendosi magari per sub-appalti di opere di scavo?
Accorato l'appello finale del comitato: "Dove sono la tutela dei cittadini, dell'ambiente, dei valori storici e la cura e della nostra storia, città e montagna? L'assenso alla richiesta di 'congelamento/variazione al Pgt', così come descritta, comporterebbe la realizzazione di opere in grado di 'condizionare', ancora una volta, in misura fortemente negativa gli intenti pianificatori e le possibilità di miglioramento e mitigazione dei danni ambientali perpetrati in passato, proprio su quel fronte montano tanto osannato, sembra davvero un addio ai monti".
Sono stati infine i residenti "storici" a ricordare tutti i motivi di attrito che si trascinano da anni tra gli abitanti del rione e la famiglia Pozzi. "Perché concedere un'autorizzazione per una nuova attività ad un azienda che dimostra una gestione così discutibile di ciò che ha già ha?", la domanda posta da una residente.
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M.V.
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