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Scritto Martedì 04 febbraio 2020 alle 17:13

Valgreghentino: villa sotto sequestro dopo la denuncia dell'acquirente. Due condanne

Il Palazzo di Giustizia di Lecco
Due condanne e un'assoluzione all'esito del procedimento penale che vedeva imputati tre professionisti con l'accusa - a vario titolo - di truffa in concorso, falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità e reati in materia edilizia (dpr 380/2001).
Si è infatti conclusa questa mattina con la sentenza pronunciata dal giudice monocratico del tribunale di Lecco, dr.Enrico Manzi, l'istruttoria dibattimentale scaturita dalle indagini del sostituto procuratore Paolo Del Grosso, che nel 2015 aveva disposto il sequestro di una villetta inserita in un complesso residenziale in Via Toscanini, non lontano dal parco giochi comunale di Valgreghentino.
Un fascicolo aperto dall'autorità giudiziaria a seguito della denuncia presentata da un privato, in procinto di acquistare dal costruttore l'abitazione in questione, ma poi fermatosi avendo rilevato una situazione a suo avviso sospetta.
Secondo l'impianto accusatorio sostenuto dalla Procura, nell'immobile era stato realizzato un sottotetto abitabile (dotato di impianti sanitari e di riscaldamento) nonostante al catasto non fosse stato registrato come tale mancando le altezze minime, con un conseguente ipotizzato danno per il Comune (costituitosi fra l'altro parte civile nel processo conclusosi quest'oggi) in termini di oneri versati da parte del costruttore. In sostanza il piano superiore dell'edificio non avrebbe potuto essere effettivamente abitato.
A giudizio erano quindi finiti Filippo B., operatore dell'agenzia immobiliare classe 1973 che si era occupato della vendita della villetta, il costruttore Paolo C., classe 1940 e l'architetto Alberto C., direttore dei lavori, classe 1972 - l'unico dei tre presente stamani in Aula - difesi rispettivamente dagli avvocati Marco Sangalli, Edoardo Fumagalli e Luisa Rusconi.
Durante l'istruttoria era stata ascoltata la vittima, un trentenne residente in zona costituitosi parte civile (insieme alla madre) tramite l'avvocato Ruggero Panzeri. Era stato proprio lui, insieme ai genitori, a riferire i dettagli di quella compravendita immobiliare ''saltata'' all'ultimo momento, nonostante l'offerta di acquisto per un valore di circa 190mila euro fosse stata inizialmente accettata dalle parti. Dopo l'avviso trovato su internet, il ragazzo aveva preso appuntamento in agenzia, effettuando un sopralluogo per poter vedere la villetta. Inizialmente convinta dell'acquisto, la presunta vittima aveva sottoscritto un preliminare di vendita e consegnato un assegno del valore di 5mila euro che non gli sarebbe più stato restituito.
Stamani, come dicevamo, la discussione e quale ultimo atto, la sentenza. Assolto l'architetto Alberto C. (al quale veniva contestata la falsità ideologica oltre ai reati in materia edilizia ma non la truffa) perchè il fatto non sussiste.
Condannati invece Paolo C. e Filippo B. - per la truffa - alla pena di quattro mesi e al pagamento di una multa di 400 euro, con un risarcimento del danno alla parte civile (madre e figlio, mentre è stato escluso il Comune di Valgreghentino) quantificata complessivamente in 6.500 euro, oltre al pagamento delle spese processuali. Al secondo il giudice Manzi ha concesso il beneficio della pena sospesa e della non menzione.
Pene più lievi delle richieste formulate dal vice procuratore onorario Mattia Mascaro: dai 6 mesi a un anno di condanna l'ipotesi avanzata dal PM in sede di requisitoria.
G.C.
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