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Scritto Martedì 04 febbraio 2020 alle 18:37

Il benvenuto al collega Angelo Baiguini. E una riflessione sul futuro del territorio

Innanzitutto diamo il benvenuto nella sempre più estesa famiglia del network merateonline, al collega Angelo Baiguini. Presentazioni crediamo non ne servano: Baiguini è approdato al Giornale di Merate nel 1980 e con grande rapidità si è affermato come straordinario cronista soprattutto nella "nera": rapido negli interventi, informatissimo, intuitivo, coraggioso, sempre vigile e pronto a scattare. Che fosse giorno oppure notte. Una lunghissima carriera con la direzione di tanti settimanali fino alla decisione, comunicata ufficialmente sul palco dell'Auditorium in occasione del riconoscimento al settimanale cittadino per i suoi 40 anni, di lasciare il gruppo. Come spiega bene nell'editoriale a sua firma, nonostante l'inevitabile competizione sulla notizia, i rapporti sono rimasti corretti e cordiali. Attento osservatore della realtà mutevole che caratterizza l'informazione Baiguini si è avvicinato sempre più all'online. Fino alla decisione di affrontare una nuova sfida, questa volta digitale, con innovative idee che certamente arricchiranno il nostro network. Che, per inciso, con la sua prima testata, merateonline, è arrivato al ventesimo anno di attività. Di fatto la prima esperienza a livello regionale di quotidiano locale, esclusivamente online, la cui proprietà era ed è dei soci fondatori: chi scrive con Alberico Fumagalli e Luisa Biella. Con probabili sviluppi futuri. Dunque, senza perderci in fronzoli, benvenuto Angelo. Da fare c'è davvero tanto. Dentro e . . . fuori i confini del network.

Detto ciò veniamo alla breve riflessione che desideriamo condividere con i lettori. Il nostro territorio, Merate in particolare, è stato per molti anni attrattivo per i cosiddetti "milanesi" che poi potevano pure risiedere a Sesto, Cinisello o Bresso. Buoni servizi, collegamenti col capoluogo (quando funzionavano meglio di oggi), discreto verde e altrettanta tranquillità. Poi però le cose sono cambiate. Il capoluogo, capita la lezione, si è attrezzato per associare alle opportune di una grande città anche ciò che i residenti chiedevano, ossia spazi verdi, luoghi di ritrovo, piantumazioni intensive antismog.

Al contrario Merate e il suo hinterland hanno imboccato la via dello sviluppi intensivo e estensivo, dimenticandosi del tutto del "brand" che li aveva resi attrattivi: ossia l'ambiente naturale, non potendo competere sul piano della cultura in senso lato (musei, aree concerto, cinema, eventi, moda e tanto altro).

Così oggi paradossalmente la città ha colmato quel "vuoto" di attrazione mentre il meratese ha perso l'unico asset che in tempi non lontani aveva rappresentato un delizioso richiamo per i "milanesi" asserragliati nei palazzoni.

Ci rendiamo conto che la sintesi, in questo caso, non ha migliorato la qualità del pezzo, ma è giusto per rendere l'idea.

E rispondere a una domanda sinora elusa dalle amministrazioni comunali a partire da quella di Merate: quale futuro per questo territorio?

Rischiamo di apparire pedanti ma anche domenica scorsa, chi voleva una risposta l'avrebbe trovata mettendo a confronto due immagini: la piazza centrale della città, deserta, e le sponde del lago abbandonato, gremite.

Si può decidere diversamente perché chi ha vinto governa secondo la propria soggettività. Ma il dato oggettivo sta lì, basta volerlo guardare. E tra parco del Curone, riserva lago Sartirana, fiume Adda con i bellissimi paesini di Imbersago e Brivio e parco Nord ce ne sono di attrazioni che in una visione moderna e sovracomunale si possono valorizzare e trasformare in rendite vitalizie.

Ma bisogna guardare oltre l'orizzonte temporale di un mandato. Pensare in grande e più in là. Saper progettare anche oltre via Verdi.

Claudio Brambilla
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