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Scritto Venerdì 07 febbraio 2020 alle 21:40

Margno: inseguimento con pistola, al termine il processo al poliziotto

Sperava di avere oggi una sentenza, P.B., Ispettore di Polizia accusato di minaccia e violenza privata dalla Procura della Repubblica di Lecco.
Ad infrangere le sue speranze, però, è arrivata - a sorpresa - la richiesta del Vpo Pietro Bassi di riqualificare il fatto contestato da violenza privata ad abuso d'ufficio (art 323 cp).
Infatti, secondo la pubblica accusa meglio si collocherebbero gli avvenimenti del 12 giugno 2017 all'interno della nuova fattispecie prospettata: in una galleria della ss 36 è certo che l'auto di P.B, che stava rincasando al termine del proprio turno, avrebbe urtato contro il furgoncino del sig. T.G., che all'alt del poliziotto non avrebbe fatto cenno di fermarsi.
Dal sinistro sarebbe scaturito un vero e proprio inseguimento, terminato nella piazza di Margno, dove il mezzo da lavoro aveva arrestato la propria corsa per caricare a bordo una donna. Era stata quest'ultima, oltre ad altre persone lì presenti a raccontare gli ultimi istanti della corsa: “ha puntato una pistola contro il conducente del furgone. Ho sentito che diceva qualcosa come "Se non ti fermi ti ammazzo”” aveva riferito una giovane teste al giudice Arrighi lo scorso febbraio, in riferimento all’imputato.
Determinante nell'udienza di oggi era capire la dinamica del fantomatico incidente avvenuto in galleria, un momento registrato dalle videocamere di sorveglianza. Risulterebbe chiaro dalle immagini visionate in aula che l'Ispettore si sarebbe frapposto fra il fiorino del T.G. e un secondo automobilista (con cui era scattato un diverbio, secondo la versione di P.B) e che subito dopo lo stesso T.G. avrebbe tagliato la strada al poliziotto, rimasto urtato nella manovra.
Ancora, il difensore -avv. Fabrizio Consoloni- ha richiesto che il giudice acquisisse una registrazione di una telefonata fatta dal suo assistito subito dopo essere stato urtato dal T.G., mentre chiedeva rinforzi dalla centrale operativa.
Infine l'imputato ha voluto rendere dichiarazioni spontanee: “una precisazione, visto che in sede di esame il sig. T. ha detto che la mia pistola era di colore grigio: la mia pistola d'ordinanza è una beretta 92 SB nera”.
Ha poi continuato: “Ho agito così perchè pochi mesi prima era avvenuto un episodio simile ad un collega. Non era nulla di personale contro T.G., che nemmeno conoscevo”.
La prossima settimana il giudice si pronuncerà in merito alla riqualifica del reato e -forse- la divisa potrà finalmente lasciarsi alle spalla l'intera vicenda.
F.F.
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