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Scritto Mercoledì 12 febbraio 2020 alle 17:15

Lecco: in Tribunale la commemorazione di Vittorio Bachelet, a 40 anni dall'assassinio

40 anni fa veniva ammazzato Vittorio Bachelet. Nell'anniversario del freddo assassinio del Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, anche a Lecco si è tenuta una cerimonia di commemorazione presieduta dal Presidente del Tribunale Ersilio Secchi, affiancato dal Presidente della sezione penale Enrico Manzi.



Vittorio Bachelet

Con loro – seduti tra i banchi dell'aula delle udienze collegiali al primo piano del Palazzo di Giustizia di Corso Promessi Sposi – anche un gruppo di alunni dell'Istituto di Oggiono che porta proprio il nome del giurista “ucciso perché impersonava il senso più autentico della nostra democrazia, coniugando fermezza di principi con reale disponibilità al dialogo, nella ricerca del punto di incontro tra prospettive differenti, cercando di fare tutto orientare verso l’interesse generale” come detto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella presenziando all'analogo incontro tenutosi nella mattina odierna a Palazzo dei Marescialli.

Accompagnati dai loro insegnati e dalla dirigente Anna Panzeri, gli studenti – rappresentanti delle classi quinte di tutti gli indirizzi e di Istituto – hanno sinteticamente ripercorso come nel 1987, nel momento in cui venne riconosciuta l'autonomia della scuola, si arrivò a scegliere di intitolare proprio a Vittorio Bachelet il plesso oggionese, dimostrando poi di conoscere la figura del magistrato e professore. “Non ha compiuto gesti straordinari” è stato detto da uno di loro, citando anche le parole spese dal figlio Giovanni durante le esequie dell'illustre genitore, strappatogli prematuramente dalle Brigate Rosse: “incarnano lo spirito cristiano ma che quello che riteniamo essere il fondamento della magistratura, dare una risposta alla sete di giustizia e non di vendetta”.


L'esempio di Bachelet – che ogni nuovo iscritto ha modo di conoscere a inizio anno scolastico grazie all'ormai tradizionale incontro proprio con il figlio, promosso dall'Istituto etichettato come un “prezioso dono” dal dr. Manzi - “deve spingere noi giovani a impegno e responsabilità” è stato asserito da un'altra ragazza. “Dobbiamo raccoglierne l'eredità da cittadini impegnati nella scuola e nella società”.


“Quando Vittorio Bachelet venne ucciso ero un giovane magistrato che si affacciava alla professione. Potete immaginare con quanta emozione torni a quei momenti per me di vita vissuta” ha detto il Presidente Secchi che raccogliendo l'invito del CSM, grazie alla collaborazione della dottoressa Maria Appiani, ha organizzato la commemorazione lecchese coinvolgendo gli alunni nella convinzione che “solo uscendo dall'ambito degli addetti ai lavori si sarebbe potuto rendere omaggio in modo non retorico”.

Tracciando un quadro di quelli che vengono ricordati come “gli anni di piombo”, ha altresì rimarcato come “Bachelet è morto perchè nella logica folle di chi lo ha ucciso incarnava la magistratura, era il vicepresidente del CS, il braccio operativo del Presidente della Repubblica”.



Il Presidente Ersilio Secchi e il dr. Enrico Manzi

Un'autorità di riferimento, dunque, come era percepito dai suoi assassini ma anche un professore che, negli ambienti dell'università, girava senza scorta. Un cattolico militante, un seguace della Chiesa Conciliare, un collaboratore di Paolo VI. Un uomo di profonda fede, lontano da ogni integralismo. Un giurista di fine e forte cultura, per continuare a usare le espressioni scelte del dr. Secchi.

E ancora: un difensore, in tempi bui, dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura. Una persona coerente, convinto che il terrorismo si sarebbe vinto con la rettitudine morale di tutti. Se il terrorismo è stato sconfitto – ha chiosato il numero uno del Tribunale – è merito anche di Bachelet.
A.M.
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