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Scritto Domenica 08 marzo 2020 alle 12:27

Usuelli, presidente della Provincia: non ci sono posti letto in terapia intensiva in tutta la Lombardia. Restate in casa, non uscite dai comuni se non per lavoro o situazioni di necessità

Dopo il caso Conad con l'inaugurazione del punto vendita di Merate alla presenza delle autorità cittadine, il presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli si è consultato con il Prefetto di Lecco dr. Michele Formiglio e, raccolte le indicazioni dalla massima autorità in provincia, ha inviato a tutti i colleghi sindaci il seguente messaggio: “Vi prego di volerVi attenere, noi per primi, il più scrupolosamente possibile, alle direttive sin qui emanate al fine di contenere la diffusione del virus, al fine di essere di buon esempio e guida a tutti i nostri Cittadini”.
E' poi un appello accorato quello che Usuelli rivolge a tutta la popolazione: “Non uscite dai vostri territori, non spostatevi. Restate in casa e riducete gli spostamenti”.


Claudio Usuelli

Sindaci e prefetti stanno affrontando un'emergenza di cui non si ha memoria e che sta mettendo in ginocchio l'intera Lombardia, dal punto di vista economico, sociale ma soprattutto sanitario.
Perchè il problema è soprattutto questo: l'aumento esponenziale dei casi e i ricoveri in ospedale hanno saturato interi ospedali, riconvertiti a polmone per accogliere gli infettati, riducendo le degenze ordinarie, azzerando gli interventi chirurgici che non siano urgenti e portando il personale a fare orari e turnazioni oltre ogni umana resistenza.
“Non c'è un posto letto libero in terapia intensiva in tutta la Lombardia, qui si muore” ha proseguito Usuelli che è anche sindaco di Nibionno dove, dal suo ufficio, sta vedendo in tempo reale lunghi incolonnamenti sulla Super per raggiungere la Valsassina “osservo tutte queste persone che si stanno spostando in macchina. No, no. Non bisogna muoversi se non per esigenze lavorative e emergenze. Non ci si deve mettere in strada e si deve restare nei propri territori, bisogna limitare gli spostamenti. La popolazione deve capire la situazione è a dir poco drammatica. Non c'è più un posto letto in terapia intensiva. Gli ospedali scoppiano. Si va in ospedale per guarire ma se non ci sono posti si muore”.
Il decreto varato nella notte infatti ha inserito tutta la Lombardia nella zona rossa, che prima era limitata solo ad alcuni comuni del lodigiano, e la prescrizione prevista all'articolo 1 comma A è netta:
“Evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo (Lombardia e province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell'Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara. Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia) nonchè all'interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. E' consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.
“Queste prescrizioni vanno interpretate nel modo più restrittivo possibile: non ci si deve spostare se non strettamente necessario. Si deve restare nei propri comuni di residenza. Per andare al lavoro si può. Se uno abita a Merate non dovrebbe uscire da Merate se non per andare al lavoro o esigenze indifferibili. La spesa la deve fare nel suo comune e non spostarsi in giro. Non abbiamo più posti letto nelle terapie intensive e senza queste la gente muore. Si sta prendendo con troppa leggerezza l'indicazione di non spostarsi. Mi chiedo: ma se fossimo in America dove la sanità la si paghi, ci sarebbe tutta questa spavalderia?”.
La risposta probabilmente è scontata.
Luisa Biella
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