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Scritto Venerdì 13 marzo 2020 alle 18:53

Coronavirus: assenteismo, cassa integrazione e chiusure in continuo aumento nelle aziende metalmeccaniche lecchesi

Gli effetti del coronavirus si riverberano sull'industria ed in particolare sul settore metalmeccanico. Cassa integrazione, ferie obbligate, chiusure parziali o totali dei siti produttivi sono l'antidoto che sempre più imprenditori lecchesi stanno utilizzando per fronteggiare l'emergenza in corso, ormai non più solamente sanitaria. L'elenco delle aziende della provincia che hanno dovuto e voluto prendere misure per contrastare il calo del lavoro e garantire sicurezza i propri dipendenti si fa sempre più lungo, giorno dopo giorno. Secondo quanto riferito da Maurizio Oreggia, segretario generale della Fiom Cgil di Lecco, tra le ditte con sede nel capoluogo la Riello ha attivato per i suoi dipendenti la cassa integrazione ordinaria mentre la Cemb rimarrà chiusa fino al 20 marzo, così come la Carcano di Mandello, dove la direzione ha disposto una sanificazione generale degli ambienti di lavoro. La Rodacciai di Bosisio, per fare altri esempi, sta proseguendo l'attività con un solo turno e la Kong di Monte Marenzo dal 16 al 20 marzo ha attivato un piano ferie per i suoi dipendenti.
''La Ferro Bulloni di Rogeno, la Lazzari di Lecco, la Fratelli Mauri di Garlate e la Fonderie Adda di Olginate: sono tutti esempi di realtà in cui con i delegati sindacali si sono fatte valutazioni per rispondere ad una situazione che diventa sempre più grave'' ha proseguito il segretario Oreggia. ''E' evidente che ormai nessun imprenditore può più garantire che sui luoghi di lavoro ci sia un livello massimo di sicurezza. In molti reparti non si può evitare, ad esempio, di lavorare fianco a fianco. Ad oggi stiamo pagando lo scotto di un'assenza di decisioni sistematiche. Si temono chiaramente ripercussioni economiche, ma non si considera il contesto in cui avverrebbero, e cioè in un'Europa che non sta certo galoppando ma anzi rallenta. E se è vero che da noi il coronavirus è arrivato prima e in altri Paesi si sta sviluppando ora, significa che potremo essere noi i primi a ripartire''. La decisione di non fermare l'industria, per ora, a detta dei sindacati ha provocato comunque una reazione contraria, dove la preoccupazione dei lavoratori la fa da padrona.
''La situazione nelle fabbriche metalmeccaniche è molto complicata'' è il commento di Andrea Donegà, segretario generale della Fim Cisl Lombarda. ''I dati in nostro possesso ci dicono che stanno aumentando cassa integrazione, fermate o riduzioni produttive. I nostri delegati di fabbrica stanno facendo un gran lavoro nel gestire le paure delle persone e, dopo averle raccolte, trasformarle in risposte solidali utili a trovare le migliori soluzioni a tutela della salute e del lavoro''. Dai dati della Fim Cisl Lombardia, poi, il tasso di assenteismo in queste giornate ha raggiunto percentuali altissime, con punte del 50%. ''Anche per questo motivo le aziende hanno iniziato a fare richiesta di ammortizzatori sociali'' spiega Donegà. ''Ad oggi, in tutta la Lombardia metalmeccanica, abbiamo contato quasi 400 richieste di cassa integrazione che interessano circa 15.000 lavoratrici e lavoratori. Sicuramente il numero è destinato a crescere se consideriamo che solo in questa settimana, rispetto alle prime due settimane di emergenza, le domande sono aumentate del 300%''.
Le aziende, prosegue la Fim Cisl, stanno arrivando da sole dove il Governo non ha voluto arrivare ovvero al fermo o al rallentamento significativo delle produzioni.
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A.S.
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