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Scritto Martedì 24 marzo 2020 alle 08:49

Olginate: il racconto di Luigi Fumagalli, 97 anni. 'In guerra ci si nascondeva per schivare le bombe. Ora restiamo in casa'

Luigi Fumagalli
Fuggire dall’isolamento, per lui, significava andare incontro a morte certa. A 50 metri dalla cascina in cui aveva trovato rifugio, con la complicità di una zia, c’erano le Brigate Nere, pronte a fare fuoco. E questo per sei mesi, dopo anni trascorsi lontano da casa, nell’incertezza più totale, tra la paura di non poter più abbracciare i suoi cari e la speranza in un futuro di pace. Luigi Fumagalli è sicuramente uno dei tanti italiani che conosce il valore del sacrificio, del bene comune. E saranno cambiati i tempi, così come i nemici da combattere, ma oggi come allora – ci assicura Luigino – il sapore della libertà e la bellezza della vita “valgono bene un periodo di isolamento”.
“Sì, lo so che cos’è il Coronavirus”: ci saluta così al telefono l’olginatese, intenzionato fin da subito a farci capire che, a 97 anni compiuti lo scorso dicembre, è sempre ben informato su ciò che accade nel mondo e, ormai, anche nel suo amato paese. La voce è ferma e – ne siamo certi – gli occhi sono più vivi che mai nel rievocare, quasi come fossero successi ieri, gli eventi della Seconda Guerra Mondiale a cui fu chiamato in prima persona a partecipare, “in quel 21 gennaio 1942”, a soli 20 anni. Tempi non troppo lontani, quando per salvare l’Italia non bastava “restare in casa”, perché i sacrifici richiesti a tutti – uomini e donne, genitori e non, bambini, giovani e anziani – erano ben più grandi. E un “no” o un ordine disatteso avrebbero potuto costare caro. “Sono stato militare di frontiera sulle alture di Bardonecchia, in provincia di Torino” ricorda Fumagalli, aggiungendo come la sua professione di parrucchiere sia stata per lui “una vera salvezza”, offrendogli anche qualche licenza di tanto in tanto. “L’8 settembre 1943, ricevuta la notizia dell’armistizio da Radio Londra, con i miei compagni ci siamo presi una “ciócca” indimenticabile, finché non siamo stati stipati su un treno diretto in Germania. Alla stazione di Bussoleno, nonostante le minacce di fucilazione, ci siamo dispersi riuscendo a raggiungere Torino: individuato dalla Gestapo, mi sono salvato soltanto grazie a una coppia di coraggiosi coniugi che mi hanno fatto passare per il loro figlio malato, che stavano accompagnando in ospedale”. In fuga da un nemico più forte di lui, dopo diverse traversie Luigino riesce dunque a tornare a casa. La tranquillità, però, dura ben poco: con la Repubblica di Salò il giovane olginatese torna in servizio a Milano Greco, dove sconta anche un mese di galera per un rientro a casa “improvvisato”, per poi essere trasferito a Chiesa Nuova di Padova e a Piazzola sul Brenta. “Gli americani sganciavano bombe tutti i giorni a mezzogiorno: erano puntualissimi, a noi non restava che nasconderci nei campi di canapa” prosegue il 97enne. “Ancora una volta, tra mille pericoli, riuscii a tornare a Villa San Carlo, dove viveva la mia famiglia, ma non ero al sicuro: l’unica soluzione possibile era rifugiarmi a Dervio, nella cascina di una zia, altrettanto a rischio nel tenermi nascosto. A 50 metri c’erano le Brigate Nere, ma non avevo altra scelta: se fossi uscito da quella misera stanza non avrei avuto un futuro”. Un futuro, invece, Luigi Fumagalli lo ha avuto eccome: ha avuto una vita felice, al fianco della sua amata moglie Regina – scomparsa tre anni fa – e dei figli Alvaro, parrucchiere come lui, e Giuseppe, “storico” bibliotecario olginatese. E ora è qui, a testimoniare una nuova guerra, questa volta contro un nemico invisibile, combattuta non più da giovani soldati, ma da medici e infermieri. Una battaglia che si sta facendo sempre più tosta, nella quale, però, quelli come Luigino non mollerebbero mai. Soprattutto perché consapevoli che a ciascuno di noi non è più richiesto di esporsi al fuoco delle mitragliatrici, o di accucciarsi tra l’erba di un campo, con le mani sopra la testa, per poi rialzarsi e cercare di dimenticare l’assordante rumore delle bombe: basta restare in casa, al sicuro. Solo così, tutto andrà bene.
Benedetta Panzeri
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