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Scritto Martedì 24 marzo 2020 alle 17:54

Lecco, la storia di Debora Lococciolo, infermiera di 23 anni positiva al Covid-19: ''Teniamo duro, il virus non risparmia neanche i giovani''

L’emergenza Coronavirus non riguarda soltanto le fasce più deboli della popolazione. Nemmeno i giovani possono ritenersi immuni al Covid-19, come sa bene la lecchese Debora Lococciolo: dopo la laurea conseguita nel novembre 2019 all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, circa un mese fa la 23enne ha iniziato a lavorare come infermiera all'ospedale Fatebenefratelli di Erba fino a che, poche settimane fa, ha accusato i sintomi del virus risultando poi positiva al tampone. Rientrata a casa dopo un necessario ricovero, ci ha raccontato in un'intervista la sua brutta esperienza.


Debora Lococciolo

- Quando hai scoperto di essere positiva al Covid-19? Quali sintomi avevi?
Ho eseguito il tampone dopo il turno notturno del 9 marzo perché i sintomi, già persistenti, erano peggiorati: avevo la tosse da una settimana, ma essendo asmatica non avevo pensato ad un possibile contagio da Coronavirus. Mi sentivo anche più stanca del solito e ho misurato la febbre (37.5), poi la mattina seguente - dopo il test - sono tornata a casa, indossando mascherina e guanti per proteggere anche i miei famigliari. Il pomeriggio stesso ho accusato un’importante dispnea, ossia una respirazione difficoltosa, che non si è risolta nemmeno con il cortisone che sono abituata ad assumere in caso di necessità. Per questo motivo i miei genitori hanno contattato il 112, che ha inviato immediatamente un’ambulanza con la quale sono stata trasportata al Pronto soccorso dell’ospedale di Lecco: qui mi hanno posizionato una maschera con reservoir e i medici hanno eseguito degli esami specifici tra cui una radiografia al torace, che ha evidenziato una polmonite. Nel frattempo, è arrivato l’esito del tampone: positivo.

- Come si è svolto il periodo di ricovero in ospedale? E la successiva dimissione?
Durante il ricovero, ho mantenuto per tre giorni la maschera con il reservoir, per poi passare ai "soli" occhialini per altri quattro. Purtroppo, nonostante l’ossigenoterapia, ho avuto tre attacchi d’asma, provocati verosimilmente dal virus, per i quali si è dovuto ricorrere alla somministrazione di cortisone in vena e agli aerosol medicati. I problemi respiratori, però, non sono stati i soli, ad essi si sono aggiunti disturbi gastrointestinali, rash cutanei e dolori diffusi, sempre sintomi del Coronavirus. Il 18 marzo sono stata dimessa, data la stabilità clinica e la necessità di liberare posti letto. Mi è stato rifatto un tampone, risultato ancora positivo, per cui sono tornata a casa con l’indicazione di rispettare l'isolamento domiciliare per quattordici giorni, dopo i quali dovrò recarmi presso il reparto di malattie infettive dell’ospedale di Lecco per eseguire un nuovo test. Se quest’ultimo fosse negativo dovrò rifarne un secondo a distanza di 48 ore. Se uno dei due fosse positivo, mi sarà rinnovata la "quarantena" per altre due settimane.

- Hai avuto paura di aver contratto il virus?
Sicuramente ho avuto tanta paura. Sono abituata ad avere attacchi d’asma, ma non riuscire più a respirare con la consapevolezza di poter avere un virus che nel peggiore dei casi causa insufficienza respiratoria acuta mi ha fatto temere il peggio. Ma non solo, ho avuto anche i sensi di colpa per non essere riuscita a tutelare adeguatamente mia madre, che - pur non avendo la certezza di essere stata contagiata da me - si è vista a sua volta costretta al ricovero per Covid-19.

- Dato che sei un’infermiera, sarà difficile tornare al tuo lavoro? Cosa provi?
Ora voglio pensare a rimettermi in forma per prestare servizio. Sarà un percorso lungo, ma terrò duro. Certo, non nego che la paura di ricontrarre questo virus è tanta, non è una normale influenza e ti debilita a 360 gradi, ma amo il mio lavoro e aiutare il prossimo e queste motivazioni sono più forti della paura.

- Hai qualche consiglio da dare a coloro che vivono la tua stessa situazione e più in generale a tutti gli italiani? C’è speranza di uscirne?
A tutti coloro che stanno vivendo questa situazione vorrei augurare un grande “in bocca al lupo” e di tenere duro: è una battaglia lunga, ma ne usciremo vincitori. A tutti gli altri auguro di riscoprire, in questi giorni di quarantena forzata, il valore della famiglia e delle piccole cose che spesso diamo per scontate; ma soprattutto chiedo a tutti di rimanere a casa per fermare una volta per tutte questa pandemia, perché solo rimanendo uniti possiamo riuscirci. Inoltre, voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto ed aiutato in questo momento difficile, in cui anche solo una chiamata al telefono diventa di grande conforto.
Silvia Buzzi
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