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Scritto Mercoledì 01 aprile 2020 alle 12:32

In viaggio a tempo indeterminato/121: la convivenza 24 ore su 24

“Basta, mi hai stancato. Ti lamenti sempre!”. “Si compra sempre il succo che vuoi te, a me ne piaceva un altro. E’ una settimana che te lo dico!”. “Vabbè, facciamo un caffè freddo?”. “Ok!” Le nostre giornate passano così ormai da due anni e più. Da quando siamo in viaggio, stiamo insieme 24 ore su 24 ed è un continuo litigare e fare pace per poi discutere di nuovo.
Visto che in moltissimi, data la quarantena, si troveranno a dover stare con il proprio partner senza sosta e sotto lo stesso tetto, abbiamo pensato di raccogliere alcuni dei consigli per sopravvivere. Sono quelli che abbiamo testato in questi 800 e più giorni in viaggio. Alcuni potrebbero tornare comodi a tutti, altri diciamo che sono molto “soggettivi”, altri ancora fanno solo ridere e sono completamente inutili!

VIDEO


Sì, lo sappiamo, è un po’ diverso. Noi fino a qualche giorno fa eravamo in viaggio, all’aria aperta, circondati da centinaia di persone, animali, insetti, tuk tuk, motorini, autobus e chi più ne ha più ne metta. Insomma, visti da fuori, potevamo sembrare in vivace compagnia.
La realtà è che quando eravamo immersi in tutto quel caos, lo stress aumentava molto e con chi potevamo sfogarci?
Con gli amici davanti a una birra? Decisamente no.
Con una teglia di lasagne della mamma? Men che meno.
Ecco quindi spuntare musi lunghi, sguardi nervosi, parole fuori luogo.
C’è da dire, però, che siamo migliorati molto rispetto ai primi tempi. Ora ad esempio le litigate durano pochi minuti. Come facciamo? Semplice... No, non è vero, è difficilissimo, ma ecco cosa abbiamo imparato.



LE TRE SCIMMIETTE
Avete presente le 3 scimmiette “non vedo - non sento - non parlo”?!? Ecco, sono diventate il nostro modello ideale da seguire per far sopravvivere il nostro rapporto di coppia.
Diciamo che io, Angela, sono più ferrata sulla parte del “non sento - non parlo”. Ormai ho imparato a respirare profondamente, far finta di non sentire e trattenermi dal dire cose di cui poi potrei pentirmi. Tipo quando Paolo si mette a cantare alle 7 del mattino e i miei neuroni ancora devono capire chi sono e come mi chiamo. Oppure quando la notte russa pesantemente e neanche le gomitate bastano a fermare quel trattore e farmi prendere sonno. E anche quando fa una delle sue battute, una di quelle che in un colpo solo mi fanno cadere le braccia, ma anche le gambe, la lingua e le orecchie (il che torna molto utile quando cerchi di sforzarti di non sentire e non parlare).
Paolo, invece, con le tre scimmiette sembra aver fatto amicizia. Mi sa che una sera li ho anche visti bersi una Coca Cola tutti insieme.

IL PESCE ROSSO
Si dice che i pesci rossi abbiano una memoria molto breve.
Ma non sono gli unici, perché per fortuna anche Paolo sembra avere la stessa dote. Sì, lo so, in alcuni casi può essere un bel problema il fatto che lui si dimentichi molto rapidamente le cose che gli dici.
In altri, però, può essere un gran vantaggio, soprattutto quando discutiamo da mezz'ora. Lui, in genere, si è già dimenticato il motivo della discussione e così finisce tutto più in fretta del previsto con un “Vabbè ma non mi ricordo neanche perché abbiamo iniziato!”.
Si vede che in una delle sue vite precedenti Paolo era un bel pesce rosso.



DUE CUORI E UNA CAPANNA
Diciamo che chi si è inventato questo detto evidentemente non prevedeva di passarci la quarantena tra quelle quattro pareti di bamboo (sì, nel mio immaginario la capanna è fatta di bamboo e ha il tetto di foglie di palma).
Una delle cose più difficili quando si è costretti a stare con una persona 24 ore su 24 in un luogo piccolo è riuscire a trovare i propri spazi.
Non mi riferisco allo spazio fisico, perché spesso quello è impossibile averlo. Penso più allo spazio mentale, quello in cui evadere, staccarsi e sentirsi per un attimo in un posto diverso.
Noi questo spazio abbiamo imparato molto bene a costruircelo e così, anche se siamo nella stessa minuscola stanzetta, ognuno è talmente intento a fare le sue cose che quasi si sente la mancanza dell’altro. Io, ad esempio, quando mi metto a leggere o inizio a scrivere qualcosa, mi isolo talmente tanto da non sapere se Paolo è ancora nella stanza. Lui, invece, evade con la musica, i video, le serie tv. In quei momenti, quella stessa capanna sembra diventare una villa su quattro piani.

FARE COME I MESSICANI
E’ da dicembre che siamo in Messico e ormai l’abbiamo capito, i messicani scherzano su qualunque cosa. E noi, piano piano, stiamo imparando a fare come loro. La chiave di tutto è sdrammatizzare, magari cercando di fare una battuta per far ridere l’altro. Si alleggerisce la situazione e la convivenza è decisamente più semplice. E se non funziona, un goccetto di tequila è sempre un ottimo alleato.



LA CENTRIFUGA DELLA LAVATRICE
C’è una cosa importante che abbiamo capito in questi due anni e che è alla base del nostro resistere come coppia nonostante la convivenza 24 ore su 24.
La situazione “estrema” del viaggio, che è un po’ quella che tutti stiamo vivendo in quarantena, ci fa sentire sballottati e persi come se fossimo dentro una lavatrice durante la fase della centrifuga.
Tutto è più sconvolgente, le emozioni sono vissute a mille, si perdono le certezze e a volte non si riesce a capire come uscirne. E’ normale che in una situazione così, le reazioni siano più intense, le lacrime scendano più facilmente, le urla siano più alte, le risate più fragorose. Si vive tutto in modo eccezionalmente carico di emozioni.
Ricordarsi questo premette di ridimensionare ogni cosa e ogni discussione, e aiuta a capire che alla fine era solo una cavolata.
E poi ricordiamoci che ogni programma della lavatrice prima o poi finisce, magari se ne esce un po’ stropicciati, ma poi ci pensa il sole a far tornare tutto in ordine.
Certo, a meno che non abbiate deciso di fare una lavatrice, ops viaggio, a tempo indeterminato come il nostro... in quel caso, conviene fare amicizia con le tre scimmiette di prima!

Un abbraccio
Angela e Paolo
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