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Scritto Mercoledì 01 aprile 2020 alle 13:06

Lecco, Tramparulo (CGIL): il maggior focolaio in provincia è l'ASST, sale la rabbia

Riceviamo e pubblichiamo l'ennesima "denuncia" dei sindacati lecchesi in merito alla situazione della locale ASST.
Lo spazio è ovviamente a disposizione per precisazioni o chiarimenti


Catello Tramparulo
"Se l'ospedale è il maggior focolaio di coronavirus della nostra provincia, bisogna capire cosa si fa".
Catello Tramparulo, segretario generale Fp Cgil Lecco, continua a tambur battente a rilanciare l'allarme sull'Azienda socio sanitaria territoriale dove si registrano 350 lavoratrici e lavoratori contagiati dal Covid-19. "È un numero anomalo quello del personale contagiato. Anche metà della Rsu è contagiata. Gli operatori sono letteralmente imbufaliti, negli ultimi giorni la frustrazione ha fatto crescere la rabbia. Con la Camera del Lavoro al nostro fianco, abbiamo già avuto incontri con la Asst e il prefetto, abbiamo scritto ai sindaci. Domani si dovrebbe tenere un nuovo confronto in cui chiederemo un tavolo di monitoraggio sulla Asst con tutti i soggetti coinvolti".

Quindi anche a Lecco c'è stata una falla nelle misure a tutela della sicurezza del personale sanitario?
"Nella prima fase dell'emergenza, le procedure sui dispositivi di protezione sono state qualcosa di scandaloso. Ora se i numeri del contagio non si fermano avremo un collasso della struttura ospedaliera, non potrà più essere garantita l'assistenza alle persone. Gli operatori si ammalano, peraltro non solo a causa del Covid".

Rispetto ai tamponi?
"Nell'ambito di un percorso di prevenzione, vanno fatti almeno a quelle lavoratrici e lavoratori che sono a contatto diretto con pazienti Covid, altrimenti l'infezione andrà avanti all'infinito. Molti operatori - continua - hanno paura di rientrare a casa e di contagiare i propri cari. Per questo abbiamo esortato la Asst a sottoporli ai tamponi".

La sanità privata sta collaborando?
 "In misura marginale. La Nostra Famiglia ha messo a disposizione 36 posti letto per pazienti non Covid".

Tramparulo poi racconta che, attraverso una Fondazione, sono stati raccolti fondi per più di 2 milioni di euro*.
"Non si sa come spenderli, non potendoli mettere per i Dpi che non arrivano. Noi diciamo che potrebbero essere spesi per i lavoratori".

Come? "Ad esempio per fornire un alloggio a quegli operatori che non se la sentono di tornare a casa. E in ogni modo, la priorità è riuscire a far lavorare in sicurezza tutto il personale della sanità. Per loro e perché senza di loro saremmo nel baratro".

* Dopo aver sentito la Fondazione comunitaria lecchese ci permettiamo una sola specifica al comunicato, nel rispetto degli oltre 7.000 donatori che hanno sostenuto la campagna Aiutiamoci: i soldi raccolti, ad oggi, sono oltre 3 milioni (non 2) e sono già stati disposti 4 ordinativi di spesa (il quinto arriverà a breve). Le forniture avvengono in base alle specifiche richieste avanzate dell'ASST, validate dal Comitato d'indirizzo.
Non corrisponde assolutamente al vero, dunque, l'affermazione "non si sa come spenderli".

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