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Scritto Giovedì 02 aprile 2020 alle 16:28

Abbadia: da monsignor Fasani un messaggio di vicinanza agli Alpini

Vicino alle Penne Nere a livello nazionale in qualità di direttore della loro rivista mensile e legato al territorio lariano, monsignor Bruno Fasani condivide un suo pensiero per questi momenti di grandi paure e preoccupazioni, rivolgendosi in particolare agli amici Alpini di Abbadia, dove lo scorso agosto ha celebrato una messa in occasione della festa del Patrono San Lorenzo e del saluto al parroco don Vittorio Bianchi, chiamato ad altro incarico.


Monsignor Bruno Fasani

"Cari amici Alpini, vi raggiungo nelle celle della vostra reclusione, sperando che siano celle piene di calore umano. Quello delle vostre famiglie, dei tanti amici che sentiamo ogni giorno al telefono, e possibilmente dotate di qualche spazio all'aperto per immergervi nella bellezza della vostra terra" esordisce monsignor Fasani, classe 1947. "Penso al lago, popolato di storia e di cultura letteraria. Alle Grigne, al Resegone e alle tante alte montagne che fanno da corona al vostro abitare. Ma vi penso anche alle prese con la paura di questi giorni. Paura di finirci dentro, ma prima ancora paura che a soccombere sia qualcuno dei nostri cari. E' l'angoscia che cresce per quello che ogni giorno ci consegnano le immagini televisive e che ha il sapore di un martirio. E senza fare graduatorie penso in particolare, agli amici di Bergamo, Brescia, Piacenza...".
Nato a Lessinia a Rocca di Grezzana, monsignor Fasani consegue la maturità e assolve gli obblighi militari proprio nel corpo degli Alpini. Prete dal 1974 e giornalista professionista dal 1992, collabora con testate locali nella sua Verona: sacerdote da oltre 45 anni, riveste l'incarico di Prefetto della Biblioteca Capitolare nella sua città, classificata come la più antica al mondo. E' inoltre noto come personaggio televisivo sulle reti Rai, essendo opinionista a Uno Mattina, La vita in diretta, Porta a Porta e altri spazi dove mette in campo il suo parlare che, pur nel rispetto delle opinioni altrui, non lascia aperture a false diplomazie.
Così prosegue il suo messaggio, rivolto - come accennato - proprio agli Alpini del nostro territorio, ancora una volta in prima linea per la solidarietà: "Ogni giorno quando celebro guardo in alto e ripeto le parole del Salmo 44: Svegliati, Signore perché dormi? Celebro e a volte mi sembra d'essere tornato ai tempi dei primi cristiani. Chiusi nell'immensità di una chiesa soltanto in due, come se fossimo perseguitati da un nemico crudele. Un invasore barbaro, che di nome fa Coronavirus. Sono quelli i momenti in cui vi porto davanti a Lui. Quasi stessimo a scrivere una nuova preghiera dell'Alpino. Cambiano nome i crepacci e le valanghe, ma il pericolo è sempre uguale. Ed è in quei momenti che gli presento gli Alpini. Per due ragioni. La prima per ricordargli quelli che sono andati avanti in questi giorni, il pianto delle loro famiglie, l'impossibilità di dare loro sepoltura come avrebbero meritato. Tutto ciò è disumano. Il nascere, il morire si connotano come umani proprio per la presenza del calore e dell'affetto di chi sta intorno. Questo nemico brutale ci sta umiliando privandoci anche di questa esclusiva. La seconda ragione è un grazie che rivolgo al Cielo per l'orgoglio che gli Alpini ci regalano, ancora una volta, in queste dolorose circostanze. Si è parlato molto di eroi della Sanità, in questi giorni. Ma l'eroismo si riferisce alla disponibilità e alla responsabilità senza misura, lasciatemi includere in questa medaglia anche i nostri Alpini. Tanti, silenziosi, generosi senza misura. Ancora una volta all'altezza, senza retorica della loro fama e della stima della gente. Grazie amici Alpini. Un saluto alle vostre famiglie. Una preghiera e un abbraccio, intrecciato di malinconia ma anche di tanta speranza, vostro Don Bruno".
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