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Scritto Martedì 14 aprile 2020 alle 17:14

Mandello: a Giorgio Redaelli, il 'Re del Civetta', una lettera di Mons. Giuseppe Andrich

"Sono orgoglioso di sentirmi bellunese a tutti gli effetti". A parlare è Giorgio Redaelli, classe 1935, meglio conosciuto con l'appellativo di "Re del Civetta", le cui origini riportano a Mandello del Lario e alla frazione di Molina, dove è nato nel 1935. A dettare questa sua ambita appartenenza alle zone dolomitiche, che lo hanno visto impegnato nelle conquiste nel periodo tra gli anni cinquanta e sessanta, è la lettera ricevuta - per mano del segretario particolare - dal vescovo emerito di Belluno e Feltre Mons. Giuseppe Andrich.


Giorgio Redaelli

"Egregio Signor Giorgio, per ringraziarla di vero cuore per la Vs. sensibilità dimostrata per il suo ottantesimo compleanno. La prego di accogliere i più cordiali saluti e auguri da parte del Vescovo Giuseppe, ai quali aggiungo volentieri anche i miei personali". Questo il tenore della missiva scritta da un uomo di Chiesa amante della montagna, presente in alcune occasioni alla consegna di riconoscimenti alla carriera alpinistica di Redaelli, ora residente in Valsassina. Ultimo in ordine di tempo il "Pelmo d'oro".


Il "Re del Civetta" in un'intervista con Reinhold Messner

A seguire il tam-tam dei social: "Mi sono commossa nel leggere quella lettera. Complimenti, sei grande, sei dei nostri, sei bellunese”. Ancora: "Lo sei da sempre caro Giorgio, nei nostri paesi e sulle nostre montagne il tuo nome è scolpito in modo indelebile".


Giorgio Redaelli con mons. Giuseppe Andrich

Sì perché da quelle parti la montagna è insita nel dna della gente fin dai giovanissimi, che animati dallo stesso spirito degli adulti arrivano a chiedere l'autografo a Giorgio Redaelli. "Arrampicatore di razza, ha saputo esprimersi ai massimi livelli tecnici della sua epoca tanto sulla roccia dolomitica, quanto sul terreno d'alta quota delle Alpi occidentali. Il suo capolavoro fu sicuramente l'incredibile prima invernale della via Solleder sulla parete Nord Ovest del Civetta, una salita che costituì un grande passo nell'alpinismo invernale, ascensione nella stagione più fredda dell'anno". Così la stampa ad immortalare le imprese del mand-bellunese, quando salire con il peso delle attrezzature dell'epoca unito ad un equipaggiamento altrettanto gravoso significava essere al centro di una vera impresa quasi da guinness dei primati, segnata dalla partenza da Mandello in sella al Galletto, la moto made in Guzzi, con destinazione Belluno. Con uno zaino - non poco pesante - a conservare le attrezzature da parete e i caldi calzettoni di lana confezionati da mamma Amalia, che quasi lo aveva incitato, fin da giovane, alla carriera alpinistica, nel tentativo di distoglierlo dal pallone: "Vai su, vai ad arrampicare almeno so dove sei e sto più tranquilla". Senza presagire che per il figlio sarebbe stata la svolta, il bivio della sua esistenza.



E si intitola proprio "I momenti di vita" il libro edito nel 2004 in cui sono raccontate le epiche imprese di Giorgio Redaelli, con la conquista della "corona regale" generata da un giornale che nel 1961 titolava "Il Re del Civetta vince ancora": è la storia di un alpinismo che oggi vanta pochi testimoni e protagonisti di un passato meritevole di attenzioni da parte delle nuove generazioni amanti di questa disciplina sportiva e mentale.
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