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Scritto Lunedì 20 aprile 2020 alle 13:02

Morti in RSA e responsabilità

“Sono in servizio di notte quando arriva la chiamata per un ‘sospetto caso di Covid 19’. Iniziamo a vestirci, tra colleghi ci aiutiamo a ‘sigillare’ tutte le parti del nostro corpo che la tuta non riesce a coprire, cerchiamo di chiudere qualsiasi possibilità di passaggio di aria ed entriamo nel nostro mondo ovattato. Arriviamo sul posto, la paziente è una donna di oltre 70 anni, affetta da tempo da Alzheimer, ci spiega il marito: è lui che se ne è preso cura fino ad ora. Sempre lui ha chiamato il 112: ‘Mia moglie sta male, ha i sintomi di quel ‘coso lì’, come lo chiama lui, ‘il Coronavirus’. E’ agitato, in preda al panico: in parte credo sia colpa del nostro aspetto, la tuta copre tutto, si vedono solo gli occhi di uno sconosciuto; in parte per il peso della scelta che dovrà fare, se fare ricoverare o meno la moglie. C’è un consulto con il figlio, poi con il medico di centrale Areu.
Il signore acconsente al ricovero, la realtà è che non può più prendersi cura della moglie malata. Quando gli ricordiamo che non può venire in ospedale con noi crolla”.
“Mentre usciamo dalla camera ci guarda, è disorientato, confuso, probabilmente non ha ancora realizzato ciò che sta succedendo. Poco dopo scoppia in lacrime e si getta sulla moglie, accarezzandola. E’ in ginocchio, e io sono lì accanto. In quel momento il signore mi afferra per una gamba e mi dice che quello era il loro 53° anniversario di matrimonio. A quel punto, crollo anche io. Cerco di trattenere tutto mentre guardo quell’uomo, ma in pochi attimi il mio sorriso di compassione, celato dietro le protezioni, si trasforma in un pianto nascosto “Quella maschera ci difende dal virus ma non dalle lacrime” |
Scendiamo le scale, ho gli occhiali appannati dalle lacrime. Carichiamo la barella in ambulanza, alzo gli occhi e dal finestrino vedo il signore: realizzo che, in quel momento, sono colui che sta separando, forse definitivamente, due persone che hanno vissuto insieme per 53 anni. Mi sento l’artefice di un lavoro quasi sporco, per quanto necessario”.

In questa lettera di un soccorritore pubblicata su un giornale locale c’è tutto il dramma di quanto è successo con il coronavirus. In pochi giorni una vita intera vissuta insieme che si interrompe per sempre senza dare nemmeno il tempo di pensare o capire, al marito e ai figli e nemmeno ai medici. Passati i giorni più tremendi, dove tutto il mondo non solo il nord Italia ha dovuto far fronte all’emergenza dove tutti si sono spesi con enormi sacrifici, fisici ed economici ecco che spuntano i sapientoni e i detrattori che col senno di poi accusano chi si è dato da fare per superare la crisi. In questi giorni è scesa in campo la Magistratura per controllare l’operato all’interno delle RSA a seguito di denunce dei dipendenti e parenti delle persone anziane ricoverate e morte a seguito del coronavirus. La Magistratura che al primo infetto al Tribunale di Milano ha chiuso tutto e si sono rintanati nelle loro case, oggi indagano per omicidio e procurata infezione?? Ma mi faccia il piacere direbbe il grande Totò. Sono ancora in corso dopo 10 anni 7 processi per l’affare Ruby - Berlusconi . Invece di piangere i loro cari defunti e gli oltre diecimila morti, denunciano chi, che cosa? Se davvero volevano bene ai loro cari perché non li hanno tenuti in casa con loro? Chi e che cosa dovrebbe denunciare il signore descritto nella lettera? Lui che amorevolmente ha curato a casa l’amata consorte ? Chi ha portato il virus nella sua casa e nelle case ti tanti anziani non solo della Lombardia ma di tutto il mondo? Chi dobbiamo accusare di strage? Ci sono stati degli errori? Inutile negarlo, una piramide di errori che coinvolge tutti dai politici della Cina ai nostri. Quello che non abbiamo ancora compreso è l’invincibilità del virus, sconosciuto agli studiosi e ancora oggi senza cura ne vaccino ma nemmeno identità di vedute. L’unico modo per combatterlo conosciuto da secoli è l’isolamento. Eppure ci sono persone che non rispettano le ordinanze di stare in casa, altre che vanno tutti i giorni al supermercato mettendo a rischio la salute di tutti noi. Queste persone in alcuni Stati non vengono sanzionati, ma bastonate.
R.C.
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